Detto tra noi

Una proposta per il futuro

domenica, 8 gennaio 2017, 19:11

di fabrizio vincenti

"L'Epifania tutte le feste porta via", si sente dire in questo periodo, ogni anno. Ma la Befana non ha assolutamente portato via le incertezze sul futuro della Lucchese. Anzi, il passare dei giorni non fa che far crescere l'ansia un po' in tutti. A tratti un'ansia che sconfina nella rassegnazione. In tanti si abbandonano a mezza bocca a frasi che ricalcano i "calvari" già passati e mai assorbiti. La situazione ci pare diversa dal passato, almeno nelle premesse. La Lucchese non ha debiti se non di gestione, niente buchi o spese per salti di categoria reiterate nel tempo, e la crisi si è palesata con largo anticipo e non a fine campionato. Ci paiono due vantaggi.

Detto questo, non siamo in condizioni di dispensare ottimismo a piene mani, e non tanto per indole, quanto perché di novità positive e concrete, per quel che ci è noto, non ce ne sono. Discorsi tanti, fatti, per ora, pochi. A partire da quelli che ha promesso ripetutamente il presidente Bacci, quel "comunque vada, costruiremo qualcosa, come dipende da cosa verrà fuori", pronunciato nell'ultima conferenza stampa di fine anno  che vuole dire tutto e nulla, non  ci rassicura. Anzi. La nostra sensazione, lo abbiamo detto, lo ripetiamo, è che Bacci abbia chiuso con Lucca e la Lucchese. 

Coam, comunque vada, non potrà ricapitalizzare, e siamo scettici che lo faccia anche il presidente per il suo 33 per cento di competenza. E che fare allora? Intanto scoprire il suo bluff come quello dei sindaci, se di buff si tratta. Le settimane sono passate, all'orizzonte non si sta profilando null'altro che il tentativo generoso dei soci lucchesi di provare a rilevare anche la quota di Bacci, in compagnia di chi e di che cosa non è chiaro. Nessun aggiornamento anche sul fronte dei sindaci.

I contatti con gli imprenditori del territorio sembrano aver sortito qualcosa, ma non abbastanza. E del resto non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta di andare a incontrare questi soggetti con delle fatture scadute in mano e con l'incubo dei prossimi pagamenti. Delle due l'una: o si fa appello alla mozione del cuore e dell'affetto per la Pantera, che tocca le coronarie di ben pochi imprenditori locali, oppure il no, o una modesta mancia, è lo scenario più plausibile. Chi glielo dovrebbe far fare? 

Per una volta proviamo a metterci dalla parte di questa tutto meno che illuminata imprenditoria locale e facciamo fatica a pensare che la necessità di pagare i costi gestionali di una società strutturalmente in perdita li appassioni. Servirebbe altro. Servirebbe un progetto. E ne buttiamo uno sul tavolo: perché, accanto alla raccolta per la sopravvivenza, che potrebbe valere solo per terminare questa stagione, non viene sviluppato un progetto che si basi su investimenti concreti sul settore giovanile? Veri. Non a chiacchiere. Con tanto di contratto.  

Chiariamo subito: di giovani si sono riempiti la bocca tutte le ultime gestioni, a partire dal modello Empoli di bacciana memoria, ma la realtà è evidente: è stato speso solo quanto era obbligatorio spendere con l'allestimento delle formazioni, alcune delle quali obbligatorie in base alla categoria. La realtà parla di un settore giovanile che ha problemi nel pagare i suoi collaboratori  a fine anno e che fatica a avere una muta nuova di maglie. Noi diciamo altro: diciamo di andare dalle imprenditoria locale con una proposta che metta nero su bianco che quanto verrà corrisposto finirà nel settore giovanile, senza possibilità di spostamenti di somme verso altri capitoli di bilancio, con l'ambizione di arrivare nel giro di qualche anno a avere un vero e proprio laboratorio calcistico giovanile di avanguardia. 

Dunque soldi da investire nelle strutture (Capannori sarebbe ideale, sindaco e presidente della Provincia Menesini, se c'è batta un colpo e non di marketing come spesso le capita), soldi per creare eccellenza sportiva, foresterie per ragazzi di prospettiva che non sono della zona, un'adeguata rete di osservatori. E la prima squadra? Tirare la cinghia per qualche tempo, salvando la categoria, con la prospettiva, un domani, di poter immettere, passo dopo passo, nostri giovani. Se possibile in maggioranza del territorio. Avete presente il modello Atletico Bilbao? Ecco, quello. Una spinta vigorosa al radicamento della Lucchese nel suo territorio. Altrimenti, se non uscirà un colpo a sorpresa, fornito di adeguato portafogli, le prospettive non ci paiono confortanti. 


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