Detto tra noi

I miserabili e i gattopardi

martedì, 14 novembre 2017, 18:18

di fabrizio vincenti

La splendida vittoria dei rossoneri contro l'Alessandria, ovvero contro una formazione che ha mezzi economici e qualità tecnica indiscutibilmente superiori a quella di una Lucchese ancora in caccia di compratori, sempre che, come da più parti si ventila, questi compratori non sia ormai arrivati, finisce per essere messa in secondo piano dall'eliminazione della Nazionale azzurra dai Mondiali. 

Tutto il movimento calcistico italiano, errato non tenerne di conto, passa anche dalle sorti della squadra azzurra. Che dopo 60 anni non centra la qualificazione alla massima competizione calcistica. Un dato che da sé spiega la gravità di quanto successo. E, cosa ancora più grave, si tratta di un epilogo largamente previsto e prevedibile. Un epilogo che suona come una bocciatura per i vertici del calcio nostrano, totalmente incapaci di rinnovarsi, di tutelare i vivai italiani, di ragionare in termini di anni e non di mesi quando non di giorni. Una Caporetto totale. Imbarazzante. Umiliante. E, come detto, annunciata. 

La rottura tra il tecnico, il cui massimo risultato della vita è un settimo posto in serie A e che "vantava" una decina di gare in campo internazionale in decenni di carriera, e la squadra era di tutta evidenza. Tanto forte da essere udibile anche da un sordo. In una squadra di club l'epilogo sarebbe stato, da tempo, l'allontanamento del tecnico. Piaccia o non piaccia, nel calcio funziona così e per tutti paga l'allenatore. I vertici del calcio italiano, che si erano vantati della scelta di un tecnico che alla soglia dei 70 anni aveva vinto una beata mazza e due campionato di serie B, hanno pensato bene di far finta di nulla, contando sulla stellone italico. Che stavolta è sceso in sciopero. 

E il peggio, temiamo, debba ancora arrivare, perché in altri paesi, questa debacle avrebbe già fatto dimettere allenatore e presidente. Da noi, no. Partono i distinguo. I dibattiti. Le riunioni. Ma la dignità non si sa proprio che cosa sia. E non bastano le Iene a far dimettere chi, evidentemente, vuole passare dalla cassa e battere i pugni per le mensilità mancanti. Senza pudore è dire poco. Così come per chi dirige la barca, meglio la baracca. E mentre altri vecchi tromboni dello sport italiano, per meri problemi di bottega, come se loro avessero fatto bene, basti pensare ai fallimenti dello sport italiano in altre discipline, fanno le vergini, ci si interroga se possa essere la volta buona per un cambio radicale.

Perdonateci, ma non ci crediamo, perché in Italia i due romanzi che continuano, nella politica come nello sport, ha tenere banco sono due. I Miserabili di Hugo e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Fate passare la buriana e state tranquilli che il codazzo di papponi sarà lì. Di vivai di italiani e di modifiche radicali al sistema calcio si parlerà giusto nei dibattiti. La giostra, magari con un nuovo tecnico gradito alla maggioranza degli italiani, continuerà a girare e a rimetterci sarà il povero allenatore della Ternana, messo in croce per aver detto solo la verità. Ci fate pena, gente senza dignità. Per voi ci vorrebbe il Daspo. Altro che per chi scavalca una transenna di un settore o accende un fumogeno. 

 


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