Detto tra noi

Promettere uno e fare tre

giovedì, 7 giugno 2018, 18:47

di fabrizio vincenti

Pensavamo di averle viste tutte. E invece no. Non c'è mai fine ai colpi di scena, almeno in casa rossonera, dove le cose semplici non sono mai piaciute. Ma, alla fine, nonostante i colpi di coda finali, il passaggio di proprietà della Lucchese è andato in porto. Tra veleni, posizioni sconcertanti anche da parte di media locali che hanno giocato al massacro, senza ritegno. Lasciando ancora una volta un cumulo di macerie, perché, ecco l'ennesimo danno creato, il passaggio di proprietà è finito per diventare un'occasione per dividere e per generare sconforto, voglia di mollare tutto. Qualcuno si maschererà dietro il diritto di cronaca, a noi è parsa solo una squallida campagna stampa condita in molti casi da affermazioni smentite dai fatti. A partire da quelli che sono usciti e usciranno sull'operazione e sui conti reali della Lucchese. Ci fermiamo qui.

Anzi, aggiungiamo, pensando anche a qualche socio lucchese che si è comunque dannato l'anima in questi anni, all'occasione persa per dare vita a una compagine societaria davvero lucchese. Radicata sul territorio con una proprietà diffusa. E' stato un sogno in cui molti hanno creduto ma che si è sciolto come neve al sole lo scorso anno quando, nell'incapacità di attirare nuove forze, tutto il peso è finito sulle spalle di Moriconi. La Lucchese ai lucchesi è finita a luglio scorso, quando, non a caso, sono iniziate le voci di imprenditori o personaggi di ogni risma provenienti da fuori. Tutto questo lo diciamo senza dimenticare che se i soci uscenti hanno totalmente fallito nella missione di coinvolgere nuovi e più pesanti soggetti cittadini (e non solo), hanno comunque messo in salvo nel febbraio 2017 la Lucchese e tirato avanti la barca. A Cesare quello che è di Cesare in un Paese dove tutti sono pronti a dimenticare, anche magari tra i più devoti sostenitori di un tempo.

"Roba del passato, lascia stare", canta Sergio Caputo. Ora, continuando con le sue affascinanti melodie, c'è bisogno di dare "un po' di più". Grassini, lo ripetiamo per la decima volta, per i duri di comprendonio, non tanto per coloro in malafede per i quali non intendiamo perdere tempo, non abbiamo idea di come riuscirà a plasmare la Lucchese, a rimettere in sesto il conto con i creditori, a far tornare a sognare i tifosi. Ma come sempre abbiamo fatto, qui, a Gazzetta Lucchese, non si spara a priori e una certezza assoluta l'avevamo: l'epoca di Moriconi era ai titoli di coda. A Grassini e Lucchesi non faremo sconti, come è accaduto con gli altri in passato, ma attenderemo con curiosità che si mettano all'opera. Con un solo consiglio: promettano uno e facciano tre. Conquisteranno la città. Che ha solo una voglia pazza di tornare a innamorarsi della Pantera che tutti, in fondo, portano nel cuore. E ora fateci respirare e parlare di calcio. C'è un ambiente sfinito da questi mesi da telenovela sudamericana di bassa qualità. 


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