Detto tra noi

Cercasi gente che ha fame

domenica, 17 giugno 2018, 16:36

di fabrizio vincenti

Si sapeva, ma fa comunque un certo effetto sapere che il prossimo campionato non vedrà tra i rossoneri tanti dei protagonisti degli ultimi anni e neppure due personalità che hanno lasciato il segno, ovvero Giovanni Lopez e Antonio Obbedio. I due, lo si è visto anche dalla quantità di messaggi che i tifosi hanno riversato su Facebook, restano nel cuore di tanti sportivi. Segno evidente che in una piazza tutt'altro che di bocca buona come Lucca hanno costruito qualcosa, oltretutto in situazioni a dir poco critiche. A loro, ma anche ai tanti giocatori che cambieranno casacca, va il ringraziamento e l'augurio di trovare una piazza adeguata. Si volta però pagina, era inevitabile, era probabilmente giusto. E non per questo che, come ha detto con grande saggezza e signorilità Lopez, voglia necessariamente significare addio. Chi ha ben fatto a Lucca, siamo convinti, troverà sempre spazio. E del resto lo stesso Lopez, era un cavallo di ritorno, il cui merito va riconosciuto ai soci lucchesi che lo vollero al momento dell'esonero di Galderisi. 

Ora, avanti con Leonardo Menichini, che ha suscitato una buona impressione con le sue prime parole. Poche chiacchiere, tanta voglia di trovare una piazza dove centrare obiettivi importanti dopo le alterne vicende degli utimi anni. Lui, come Fabrizio Lucchesi, ma un po' tutti i nuovi nomi rossoneri, hanno e,  sottolineiamo, devono avere fame. Fame di riscatto. Di affermarsi. Di riaffermare il proprio indiscusso valore. Di lottare. Di far sognare una piazza. Di vincere. Poi, come sempre, sarà il campo a decidere. E l'esito dei play off lo hanno ancora una volta dimostrato: delle quattro semifinaliste, una sola non era arrivata al secondo posto, il Cosenza che poi ha trionfato con un pezzo di Lucchese dentro, da Dermaku a Bruccini, uomo play off sinora sempre sconfitto e ora trionfatore nonché autore del gol iniziale della finale, senza dimenticare la (travagliata) militanza rossonera di mister Braglia. 

Si può costruire una corazzata, o presunta tale, si pensi al Catania, al Trapani, all'Alessandria o anche quella data vita a pochi chilometri da qui. Poi il campo mette ordine. Crea gerarchie che non sono quelle nella testa dell'opinione pubblica o di qualche venditore di fumo. Vince sempre chi più crede, piaccia o no. Vince chi è tosto e non molla e, naturalmente, ha i numeri. E il Cosenza e anche il Siena sconfitto, ma finalista con una squadra sulla carta inferiore a tante, lo hanno ancora una volta ribadito. Serve gente che ha fame, più ancora dei nomi fini a se stessi. Serve gente in grado di far la differenza anche e prima di tutto a livello caratteriale. Poi il campo emetterà il suo verdetto. Ma, intanto, il prerequisito è questo. Come sempre. 


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