Detto tra noi

Non basta far rotolare un pallone

lunedì, 6 agosto 2018, 20:37

di fabrizio vincenti

Vedere la grinta con la quale il gruppo a dir poco improvvisato di mister Favarin ha affrontato la prima gara della stagione ha colpito un po' tutti. E reso giustizia non solo a un allenatore che siamo certi venderà ancora più cara la pelle di quanto è abituato a fare chi non ha mia avuto regali sulla sua strada. Ha ridato, per un attimo, il sorriso ai tifosi rossoneri, protagonisti loro malgrado di un'estate infernale. A cui hanno risposto con la maturità che qualcuno prende per gonzaggine e con immutato affetto per la Pantera. In 150 a Arezzo ai primi di agosto e con quanto abbiamo solo parzialmente alle spalle, è indice di un attaccamento radicato quanto infinito. Che va oltre le tante, troppe disavventure, O forse radicato e infinito anche per quelle.

Ma il pallone che è tornato a rotolare non può far dimenticare i limiti di una compagine societaria troppo spesso imbarazzante e che c'è solo da augurarsi gestisca al meglio questa fase di interregno per poi togliere il disturbo. La colpa, si sa, muore fanciulla, ma pensare di scaricare tutte le magagne sul sogno trasformatosi in incubo dei pochi giorni di gestione Grassini significa mischiare le carte. I debiti, la mancata programmazione, il settore giovanile al palo, persino gli stipendi arretrati afferiscono alla precedente gestione. Che se ha avuto il merito (in molti pensano fosse inevitabile per escludere guai peggiori) di garantire la ricapitalizzazione ha finito per infilare una serie di topiche imbarazzanti anche negli ultimi giorni. 

A partire dalla scelta dell'allenatore, arrivata prima dei quadri dirigenziali. Al di là della bontà del nominativo, la scelta innaturale ha provocato una prima grave crisi al momento della nomina del direttore generale, con l'effetto tragicomico che la squadra è stata iniziata a assemblare senza alcun senso. Di Ivano Reggiani abbiamo già parlato, ci piacerebbe sapere cosa attende la As Lucchese Libertas 1905 a comunicare se si è dimesso, se è sempre in organico, se non ha mai firmato nonostante la presentazione in pompa magna. O se come sussuranno in parecchi, se sia ancora all'opera, magari con altre funzioni dopo non garantito l'arrivo di fior di giocatori, e sia stato solo tolto dai fari per evitare nuovi strappi con Favarin, che nella circostanza ha dimostrato il carattere che ricordavamo. Se non si sono consumati altri scempi è anche merito suo, che si è arrogato il diritto di decidere, in una situazione di emergenza, oltre il suo ruolo di allenatore. A dire il vero, il merito è anche di Carlo Bini, che tante volte abbiamo  messo al centro delle nostre critiche insieme all'inseperabile bassotto e alla lettera di dimissioni che è ormai un reperto storico battuto all'asta da Sotheby. Bini ha messo una toppa non da poco, dimostrando nella circostanza pazienza e capacità di cogliere l'attimo per evitare il peggio. Crediamo che Bini abbiamo giocato un ruolo anche nella scelta di Obbedio che è atteso da un compito a dir poco complicato. Senza lilleri, si sa, non si lallera. Un altro mistero è peraltro la sua mancata, per ora, ufficializzazione: motivi procedurali? Tempi tecnici? Basterebbe dirlo... Ma si sa, per Moriconi, per una sorta di contrappasso dantesco, le leggi basilari della comunicazione rimangono sconosciute. 

Come sconosciuto è ancora parte dell'organico, dal team manager, al responsabile del settore giovanile agli allenatori, e siamo sicuri che ci stiamo dimenticando qualcosa. Non dimentichiamo invece il trattamento riservato al dottor Tambellini e Alvaro Vannucchi. L'abc del calcio, dei sentimenti e del buon senso buttati in un cesso. La macchina pare vada avanti a una velocità tutta sua, scollegata dalla realtà e molto spesso come in una tela di Penelope riannodando quello che sembrava ormai tessuto. Un cliché che dice molto su come si sta procedendo. Stesso discorso si potrebbe dire per quanto riguarda le trattative, più o meno reali, per il cambio della società. Tutto è nel mistero. E  nella mente imperscrutabie dell'imprenditore dalla ieratica barba, che sostiene non averne sbagliata una nella sua carriera. Gli crediamo sulla parola, a patto che il calcio non lo consideri una delel sue attività. Altrimenti serve una calcolatrice con molti zeri. Per contare gli errori, naturalmente. 


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