Detto tra noi

La struggente lettera del bassotto: "Torna a casa, Carlo. E se vuoi porta pure lo zio Arnaldo"

venerdì, 2 novembre 2018, 18:04

di fabrizio vincenti

"Cara Gazzetta Lucchese, più volte sei entrata in discussione con il mio padrone, ma mi rivolgo a te, perché hai un gruppo di giornalisti che segue con costanza le sorti della squadra rossonera. E in fin dei conti, chiedendo più volte le dimissioni da amministratore unico del mio padrone, avete sponsorizzato le mie richieste. Ormai quasi un anno fa, mi promise che avrebbe passato con me più tempo di quello che mi dedica, per quanto non mi faccia mancare nulla, che avrebbe passato con me pomeriggi sonnecchiosi sul divano, che avrebbe una volta per tutte lasciato un incarico che lo sta stancando, e mi chiedo se lo stanca così tanto perché rimane. Siamo a novembre, iniziano le giornate di pioggia e io mi sento solo: perché non sta con me e perché continua a parlare di una banda bassotti che non conosco? Mi vuole mica mollare per altri? Vi prego, aiutatemi. Tramite voi, lancio un appello: torna a casa, Carlo. E se vuoi porta anche lo zio Arnaldo. Firmato: il bassotto di Carlo Bini". Difficile non commuoversi di fronte alla struggente lettera che il fedele e simpatico cane bassotto di proprietà dell'amministratore unico della Lucchese ci ha inviato. Difficile anche rispondergli. Alcune delle sue domande son anche le nostre. 

In questi giorni abbiamo letto comunicati stampa, dichiarazioni rilasciate alla stampa e in sedi istituzionali. Qualcosa, abbiate pazienza non ci torna. E non ci riferiamo soltanto al fatto che nel leggere il dispositivo della sentenza si evidenzia come alcune magagne che hanno portato alla penalizzazione fossero date da mesi se non da anni, per quanto la scadenza ultima per porvi rimedio fosse il 30 giugno scorso o poco oltre. Grassini, che è indifendibile, prima di tutto perché ha tradito la fiducia dei tifosi, deve rispondere per quei venti-venticinque giorni di gestione, prima, ci pare di ricordare, c'erano altri soggetti. Che poi, ci pare di ricordare, sono tornati. Per alcuni con l'aureola di salvatori, per altri solo per evitare uno tsunami che avrebbe travolto da lì a poco anche loro. Non ci interessa affrontare la questione. 

Ci preme piuttosto sapere se il Carlo Bini dimissionario a vita, come ci ricorda il suo fedele bassotto, sia il solito Carlo Bini che ha firmato la cessione della Lucchese a due avvocati pisani che poi, guarda caso, erano i latori di una proposta di Pietro Belardelli per il quale, recentemente, hanno anche gestito la risposta a un nostro articolo. Bini ricordiamo, all'epoca, disse che non sapeva di questo legame.  Vero o no? Ci interessa relativamente, ci chiediamo però come fa, uno che firma una cessione seduta stante a due soggetti di cui non si sa nemmeno la consistenza economica, a rimproverare qualcosa ai tifosi che i conti di Grassini non hanno certamente visto. 

E ci facciamo anche un'altra domanda: la società, con una nota ufficiale e dunque riconducibile alla proprietà, ha ribadito di attribuire i comportamenti che hanno portato alla penalizzazione "esclusivamente alla inqualificabile condotta posta in essere dalla precedente dirigenza, inizialmente osannata da diversi esponenti dell'ambiente calcistico lucchese, che ha provocato anche ulteriori ed ingenti danni che saranno perseguiti nelle sedi penali competenti". Bene.  Giusto. E come mai Arnaldo Moriconi, che ha venduto non una ma due volte la Lucchese a Grassini, mentre la società scrive questa nota, continua a intrattenere rapporti e valutare la cessione a una cordata, tra le tante, che vede in posizione di preminenza Stefano Ulisse, che sarebbe diventato vice presidente rossonero proprio con Grassini, e che vedrebbe lui, con Fabrizio Lucchesi, pronto a rilevare la società? Qualcuno ce lo può spiegare? Non capiamo. E siamo solidali con il bassotto.  Oltre che con la squadra, a cui tutti, ora più che mai, dovremo essere al fianco.


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