Detto tra noi

La Lucchese a bordo di un volo senza ritorno: ultima chiamata per il passeggero Arnaldo Moriconi

venerdì, 11 gennaio 2019, 07:52

di fabrizio vincenti

Il livello di confusione raggiunto dalla Lucchese in questi giorni è incredibile. La squadra, con un inevitabile senso di provvisorietà addosso, lenito dal calore dei tifosi, ha ripreso a allenarsi. Praticamente nessuno se ne è accorto. Le attenzioni di tutti, degli stessi giocatori, sono in primis rivolte al futuro societario. Che appare a dir poco drammatico. La triade romana si è dissolta almeno agli occhi di chi vive a Lucca, salvo bussare, per interposta persona, al Porta Elisa. E' tutto da chiarire, infatti, il ruolo di Enrico Tommasi, una figura piazzata, secondo ormai voce unanime, da uno dei pochi che a quel tavolo della sala stampa, il 28 dicembre scorso, non era, pur recitando una parte in commedia, ovvero Marco Barghigiani, la cui squalifica per le note vicende del calcio scommesse è vicina a essere terminata. Acclarate le sue responsabilità, se l'è cavata con una pena, in anni di lontananza dal calcio, inferiore a quella comminata ai tifosi rossoneri che a Livorno furono lapidati dai benpensanti per alcuni fischi e cori nostalgici, giusto per dire. 

Barghigiani, è noto a tutti, ha lavorato con Tommasi e anche con Ceniccola. Difficile che due più due non faccia quattro. Per quanto Tommasi, imbarazzante nei suoi tentativi di giustificare il suo arrivo per mano di Arnaldo Moriconi,  uno che nemmeno conosce il tecnico della Nazionale azzurra, continui a dichiararsi estraneo. Come no. L'anello al naso, a Lucca, ormai non lo porta più nessuno. Salvo qualche cantore indefesso dell'imprenditore dalla ieratica barba, che ha continuato a dire e/o  a scrivere che tutto quanto era stato fatto anche in estate scorsa era per il bene della Lucchese. Che Moriconi era la persona giusta. Che era quasi un incompreso. Che senza di lui...

Senza di lui, quello che è certo, è che questo casino non ci sarebbe stato. Forse saremmo ripartiti dai dilettanti, forse no. Di sicuro la successione di eventi – dalla buffonata sulla fideiussione al caso Menichini, dallo stallo sul ritorno di Obbedio alla presentazione mai avvenuta, dall'arrivo di un personaggio del calibro di Ivan Reggiani ai mille appuntamenti e promesse bucate –  non ci sarebbe stata. Soprattutto non ci sarebbe stata la cessione della Lucchese tramite una vendita che sembra il passaggio allo sfasciacarrozze di un'auto. E non ci sarebbe stata nemmeno una agghiacciante conferenza stampa, che ha provato a umiliare un intero popolo di tifosi. La situazione, però, continua a non essere chiara. Come abbiamo avuto modo di dire, risulta incomprensibile come Moriconi continui a dare ordine, a che titolo lo faccia è un apparente mistero. Incomprensibile anche che la sua amministratrice di fiducia, Anca Moldovan, una sorta di suo prolungamento, continui a bazzicare in società, forse per terminare qualche lavoro. Apparentemente è altrettato misterioso che lui e il suo braccio destro contattino nuovi (e vecchi) potenziali acquirenti. Come se voi vendeste l'auto a Tizio e il giorno dopo chiamaste Caio per proporgli l'affare. Roba senza una apparente spiegazione logica. A meno che...

A meno che Moriconi non stia effettivamente valutando l’ipotesi di riprendere indietro la Lucchese per evitare lo sfascio totale, magari dietro assicurazione che qualcuno gliela rileverà senza esborso di altro denaro dai suoi capienti forzieri. Un po' come nell'estate scorsa – e qualche similitudine in effetti c’è  – quando mise in piedi la commedia che portò all'iscrizione a una manciata di minuti dal termine ultimo. Quale che sia la motivazione, e noi non abbiamo dubbi che siano motivazioni di carattere reputazionale e non solo, quella che importa è che eviti lo schianto. E poi se ne vada. Senza ulteriore indugio. E' una sorta di ultima chiamata per il passeggero Arnaldo Moriconi, perché a bordo della Lucchese non è stato altro che questo. Un passeggero facoltoso e arrogante che ha preteso di dirigere fuori dalle rotte, a volte fuori dall’orbita terrestre, una società che ha 114 anni di storia. Che sbarchi nel primo aeroporto disponibile e torni a occuparsi di altri affari. Ma prima metta in sicurezza la Lucchese. Nell'interesse di tutti. Anzi, prima di tutto del suo. Perché se non lo ha capito, glielo diciamo noi: l’aereo è troppo vicino al suolo per tirare fuori il paracadute. 


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