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Gli esami non finiscono mai
09/03/2010 08:19
Gli esami non finiscono mai. Mai come ora il titolo di questa
commedia di Eduardo De Filippo si modella al corpo e all'anima di
questa Lucchese, che, d'improvviso, si trova cucita addosso un abito che
nemmeno pensava di avere nel guardaroba. Un abito che si chiama paura.
Paura di doversi rimettere in discussione, paura di perdere certezze, paura di
sgretolarsi, paura di rinunciare a un sogno che non era più tale
perché tutti lo consideravano già realtà, paura di non sapere più
volare, paura di passare dalle stelle alle stalle. Paura. Paura
dilagante. Che di per sé è irrazionale, come irrazionale è stata la
reazione dei rossoneri al pareggio del ProVasto, ma l'uomo, lo dicevamo
proprio la scorsa settimana, è solo in parte razionale. E
forse nemmeno in quella predominante. Alla paura difficilmente si
risponde solo con la razionalità: è una lotta pancia contro cervello. Vince
quasi sempre la prima.
Se volessimo fare una disamina razionale, potremmo dire che i
rossoneri sono i più forti. Che lo hanno dimostrato in lungo e largo.
Che i numeri continuano a parlare in loro favore, non solo per i tre
punti di residuo vantaggio, ma perché non sarà facile per le altre
formazioni fare punti su punti a raffica: non l'hanno fatto sinora, non
si vede perché debbano iniziare ora, la statistica non li assiste. Che
i rossoneri hanno due scontri diretti su tre in casa, tra cui quello
con forse la rivale più temibile: il San Marino. Che la rosa è tra le
più complete. Che questa squadra nei momenti cruciali non ha mai
deluso. Che, che, che. Parole uscite dalla testa, ma non è solo un
problema di testa, almeno a nostro avviso. E' di pancia. E' con essa,
prima di tutto, che i
rossoneri dovranno uscire dall'impiccio in cui si sono cacciati con le
loro mani.
Solo loro potranno farlo. Perché se è vero che in questo momento non
ne
gira una, è altrettanto vero che gli altri che inseguono ce l'hanno
messa tutta per non infastidire il cammino della capolista. Ogni
settimana qualcuno, a turno, ha perso punti. Su tutti il Prato, ma
anche le altre non hanno scherzato. E così solo domenica scorsa un po'
tutti
ci siamo resi conto che la festa potrebbe davvero finire, che anche gli
altri, timidamente, si sono affacciati dal balcone per vedere se
davvero l'ammazzacampionati aveva un malore passeggero o qualcosa di
più e se c'è spazio per qualcosa di più di un onorevole secondo posto.
E la pancia ha iniziato a agitarsi, in tutti noi, seguita dal cervello.
Ora tocca ai rossoneri invertire la tendenza, soltanto a loro. Debbono
convincersi, dal di dentro, che sono sempre i più forti.
Dentro cerchino le energie, la convinzione, la grinta, il
coraggio, aiutandosi l'un l'altro come hanno saputo fare domenica a
fine partita quando c'era da rincuorarsi. Ora non ci sarà da
rincuorarsi, ci sarà da combattere. Combattere contro se stessi e i
fantasmi che da soli hanno generato. E non c'è tempo per le
recriminazioni. E' ora di tornare a essere la Lucchese. E' un altro
esame, non sarà l'ultimo, ma è forse quello più difficile. Se superato,
sarà ancora più bello poter festeggiare, perché le vittorie sofferte
non hanno prezzo. Da una battaglia, dice un antico motto samurai, si
torna o con la testa del nemico o senza la propria. Perdere un
campionato del genere sarebbe davvero come perdere la testa. Otto gare
che
somigliano a un rischiatutto. I rossoneri hanno un piccolo vantaggio:
il nemico lo conoscono bene: è la loro paura, non gli avversari. Forza
ragazzi, ce la dovete fare.
Fabrizio Vincenti