Rubriche : in gradinata

Anche il purgatorio ha la sua romantica bellezza

lunedì, 12 gennaio 2026, 15:53

di gianluca testa

L'Eccellenza. Un purgatorio (necessario) che fortunatamente non è inferno. Tra campi di periferia, trasferte improbabili, orari impossibili e caffè corretti riaffiora il senso più autentico del calcio. Passione, condivisione, calore e memorie. La Pantera si ama anche così.

Prima che qualcuno mugugni o inizi a storcere la bocca è bene sgombrare il campo da possibili dubbi e fraintendimenti. Ci sono infatti alcune cose ovvie che è bene ricordare. Ovvero: è necessario raggiungere la serie D il prima possibile (anzi, subito); di conseguenza la Lucchese dovrà tornare tra i professionisti nel più breve tempo possibile. E su questo immaginiamo che tutti siano d'accordo. 

Però oggi la Pantera è qua, iscritta a un campionato regionale con un numero dispari di squadre. Qua, dove la maggior parte degli impianti sono inadeguati ad accogliere i rossoneri coi suoi tifosi. Qua, dove i campi si trovano in periferia e di solito sono più piccoli di quanto siamo abituati a vedere. 

Eppure, nonostante tutto, anche in questo purgatorio c'è della bellezza. L'inferno - quello sportivo - avrebbe corrisposto alla scomparsa del calcio a Lucca. Era questa la peggiore delle soluzioni. E, a dirla tutta, ci siamo andati molto vicini. Poi la rinascita, il recupero dello storico stemma e l'iscrizione in sovrannumero in una categoria che mette in evidenza il paradosso del valore del logos, ovvero della parola: "Eccellenza". Un sostantivo che, appellandoci al suo significato, dovrebbe rappresentare la qualità "di chi" è eccellente. Nell'ingegno, nell'arte e perfino nello sport. 

Forse l'unica "eccellenza" che ci è rimasta davvero è la passione. Ed è proprio con gli occhi degli innamorati che anche il purgatorio dilettantistico assume fattezze e sfumature capaci di richiamare emozioni che credevamo perse. Del resto «amarti m'affatica, mi svuota dentro». È qualcosa che assomiglia «a ridere nel pianto». 

Dopo tanti fallimenti e false promesse, il popolo rossonero ha imparato a essere guardingo. Ci hanno costretti a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto. E ora si ha perfino paura ad ammettere che nelle trasferte in campi scalcagnati, seguendo come sempre la Pantera, si è ritrovato il senso dello sport e della condivisione. 

Come in un tempo lontano, non solo i tifosi si sono ritrovati a mangiare sui gradoni dello stadio i panini fatti in casa. Quando? Contro lo Zenith, ad esempio. La sfida al vertice giocata alle quattordici e trenta di un mercoledì lavorativo di gennaio è sicuramente il bicchiere mezzo vuoto. Ma il pubblico presente, assai poco scontato, ha dimostrato l'attaccamento alla squadra scegliendo di pranzare in gradinata o presentandosi al Porta Elisa con gli abiti da lavoro. A volte anche fluorescenti e ben visibili da un settore all'altro. 

E poi ci sono le trasferte. Sempre che ci consentano di seguire i rossoneri fuori casa - una faccenda tristemente assai poco scontata di questi tempi - ogni volta ci sono nuovi mondi da scoprire. A cominciare dalla recente presenza allo stadio Palatresi di Cerreto Guidi, dove si sono riscoperte abitudini e gusti dimenticati. 

Eccoci quindi al bicchiere mezzo pieno (in tutti i sensi).

Il piccolo bar all'ingresso, oltre alle canoniche birre, era fornito di ogni tipo di correzione per il caffè. In una fredda domenica invernale c'è quindi chi ha deciso di riscaldarsi con un corretto alla grappa o alla sambuca (rigorosamente Molinari). Se pensiamo che al Porta Elisa è ormai introvabile da tempo il Caffè Borghetti nella mignon di plastica, è presto spiegato il motivo per cui frequentare certi luoghi porti inevitabilmente a far riaffiorare ricordi dal sapore antico.

D'accordo, a Lucca il Borghetti è assente perché lo prevede l'ordinanza. Allora ci sbilanciamo in un'ulteriore riflessione sul tema della sicurezza. Anche se forse sarebbe meglio parlare di colore e di calore. Perché l'ingresso, a Cerreto Guidi, era unico per ospiti e locali. Solo due file differenti, ma una volta superata la soglia ci siamo ritrovati insieme. Ovviamente non è accaduto nulla di preoccupante, visto che il solo contatto coi tifosi avversari lo abbiamo avuto al bar in attesa dell'inaspettato corretto.

I pochi stewart presenti hanno controllato rapidamente borse e borselli. Ma per raggiungere i due terzi di tribuna riservata ai rossoneri abbiamo dovuto compiere a piedi il perimetro di tutto il campo. Un percorso nient'affatto lastricato, ma costellato da ciottoli, ghiaia e centinaia di pietre. O, come diremmo a Lucca, di còtani di fiume, grandi più o meno come quelli presenti sulle sponde del Serchio. Neanche a dirlo: nemmeno uno di quei sassi è stato lanciato in campo o contro i tifosi avversari. E per fortuna che gli oggetti pericolosi e contundenti - come gli accendini - di solito vengono sequestrati. Ma tant'è.  

Il romanticismo di questo purgatorio era riconoscibile anche nella figura stagliata del collega Emiliano Pellegrini, voce storica delle radiocronache rossonere, che ha raccontato la gara appoggiato alla rete di confine del campo, quasi all'altezza del calcio d'angolo.

Il bicchiere mezzo pieno, anch'esso imperniato di sentimenti nostalgici del calcio che fu, era rappresentato anche dai bambini che durante l'intervallo hanno affollato il campetto in erba sintetica su cui le due squadre avevano fatto riscaldamento. L'obiettivo era di giocare a pallone, ovviamente. E quei bambini cerretesi, per raggiungere il campo, hanno attraversato tutta l'area riservata ai rossoneri. Perché sì, il divisorio c'era, ma solo sui gradoni delle tribune. I due settori erano quindi facilmente raggiungibili. Ma anche in questo caso sono successe solo cose belle.

Il paradosso, infine, è figlio della gloria - e della tifoseria - che accompagna le pantere. Di solito sono i tifosi ospiti a lasciare per ultimi l'impianto. Invece stavolta, a fine gara, il privilegio dell'attesa è stato riservata ai padroni di casa. Tra i rossoneri che abbandonavano l'impianto con un po' di delusione per un risultato che speravano migliore, qualcuno si è fermato di nuovo al bar.
Perché anche se siamo in purgatorio, c'è pur sempre chi apprezza la bellezza di un (secondo) corretto allo stadio.

 



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