Rubriche : fotomosaico

Il “Comunale”, lo stadio che nacque due volte

martedì, 7 maggio 2013, 08:34

di simone pellico

Il manifesto sul muro si distacca dal fondo scrostato solo per il colore, giallo o ingiallito, bordato di rosso. Gli altri elementi grafici sono rossi e neri, come i due cerchi che si abbracciano nella parte alta, come i colori della Lucchese. Il manifesto testimonia muto di una partita del campionato di serie B, contro il Pavia, allo “Stadio Comunale” di Lucca, il “21 ottobre – XII”, cioè il 1934 secondo il calendario fascista, alle ore 15. 

È la prima partita giocata nello stadio, prima “del Littorio”, poi “Porta Elisa”, sempre della Lucchese. In basso rettangoli neri disegnano una sagoma, un monumento: lo stadio appena terminato. I lavori erano iniziati meno di un anno prima, realizzati dalla ditta dell’allora presidente rossonero Della Santina, per sostituire i vari campi dove per un trentennio le formazioni lucchesi avevano giocato, e da ultimo il vicino Campo di Marte. Il nuovo stadio si inseriva fra gli impianti sportivi monumentali che nascevano in tutta Italia per rispondere al crescente interesse verso lo sport e accogliere il pubblico, in aumento anche per la vittoria della Nazionale nei mondiali di calcio del 1934.

Il Comunale veniva legato architettonicamente alla città ed in particolare alle Mura, come innesto accettato dal corpo urbano. Al cuore dei lucchesi invece lo legavano un pallone e undici maglie a strisce rossonere. E infatti il 21 ottobre 1934 allo stadio andarono in oltre 15 mila, compresi i vigili del fuoco intervenuti per sgomberare gli spettatori che si erano arrampicati fin sopra la tribuna. Come nelle migliori storie, ci fu il lieto fine, scritto da un gol e dalla vittoria sul Pavia.
Nella partita di ritorno la gara sarà vinta invece a tavolino, “per mancanza del pallone”, preso da un tifoso pavese poi scappato a nasconderlo come un osso chissà dove.

La partita con il Pavia segna la nascita ufficiosa dello stadio di Lucca, che viene invece innaugurato ufficialmente il 20 gennaio 1935, contro la Pro-Patria. Cambia la squadra ospite, ma non il risultato: la Lucchese vince davanti al pubblico e alle autorità che riempiono il Comunale. L’allenatore, padrino del battesimo rossonero nel nuovo stadio, era Egri Erbstein, che porterà la Lucchese in serie A, per poi passare al Torino, al Grande Torino, e cadere con esso a Superga, qualche giorno fa, nel 1949. Ma questa è un’altra storia, un’altra foto del mosaico rossonero.



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