Detto tra noi


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Qualche domanda...

giovedì, 11 gennaio 2018, 18:43

di fabrizio vincenti

La Lucchese, al netto di alcuni comunicati stampa tranquillizzanti e al netto delle ormai classiche dichiarazioni dell'amministratore unico Carlo Bini – quello che doveva reggere le sorti del club per un arco modesto di tempo e che invece, forse su consiglio del proprio cane bassotto, è alla guida praticamente da un anno – pare ancora avvolta in un futuro incerto. Non è chiaro quanto verrà e potrà essere praticata la pista che porta agli imprenditori lucchesi, l'unica che sulla carta farebbe dormire sonni tranquilli e dare una prospettiva. Ne sapremo di più nei prossimi giorni, ma il quadro presenta ancora numerosi tasselli mancanti. Le incertezze sono di vario genere: dalla quantificazione, che ancora non c'è, dell'impegno che questi imprenditori, alcuni, a quanto pare, di primo livello nel panorama industriale, alla volontà di Arnaldo Moriconi. Che continua a decidere per tutti pur avendo una quota in linea capitale decisamente modesta. Segno evidente che i rapporti di forza sono altri. E sarebbe ora che emergessero con chiarezza: Moriconi, che ha fatto da banca a numerosi soci rossoneri, quanto credito vanta? E quanto ne vanta nei confronti di ognuno? Qualcuno storcerà la bocca dicendo che sono vicende che attengono la sfera dei rapporti personali tra i soci. Rispondiamo che sarebbe così se questi...


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Carlo Bini: dimissioni, perché no?

giovedì, 28 dicembre 2017, 13:22

di fabrizio vincenti

Non sappiamo se il cane bassotto di Carlo Bini oltre che, come tutti gli animali, offrire amore e calore, è in grado di consigliare al meglio il suo padrone sulle scelte da fare quando si parla di Lucchese. A prima vista, sembrerebbe che sia rimasto zitto, o peggio che abbia invitato quello che era un amministratore pro tempore della Lucchese a non fare fagotto. Carlo Bini è lo specchio di questa Italia dove non c'è cosa più duratura di quella provvisoria. Arrivato alla guida della società rossonera proprio per dimostrare all'opinione pubblica che era una scelta dettata dalla volontà di lasciare campo a eventuali nuovi arrivati nel minor tempo possibile, il Nostro è da mesi e mesi attaccato alla sedia di comando, non facendo mai mancare firme, quando necessarie, e dichiarazioni, anche quando non servirebbero. Probabilmente abbiamo tutti nelle orecchie le frasi, quasi commosse, pronunciate dall'amministratore unico durante la conferenza stampa in cui quasi vantandone merito, annunciava che il contratto con i due avvocati pisani era stato stracciato. "Vorrei ringraziare la città e i tifosi – sosteneva – e anche il presidente della Lega Gravina che...


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Moriconi non metta in mezzo la Lucchese in nome di altri business

martedì, 19 dicembre 2017, 10:12

di fabrizio vincenti

Dante Alighieri, che a Lucca soggiornò e che sui lucchesi ebbe parole non certo tenere, potrebbe trarre nuovi spunti dalla penose vicende della squadra cittadina. E soprattutto arricchire di nuovi personaggi il suo già popolato Inferno. A partire, in realtà, dall'Antinferno, dove il divino poeta, pone gli ignavi. Una categoria alquanto numerosa tra coloro che sono coinvolti nelle vicende della Lucchese a vario titolo. Questa gente, in effetti, non merita nemmeno di finire all'Inferno. Vaga tra le porte di esso e il fiume Acheronte, senza esporsi, senza provare a dare un serio contributo, stringendo le spalle e, magari, sotto sotto, sorridendo pure, delle disgrazie della Pantera. Posti affollati potrebbero esserci anche anche in alcuni gironi e cerchi danteschi: dal settimo, ritrovo, tra l'altro, di usurai; all'ottavo dove sono tenuti i  falsari di ogni genere; sino al nono, dove dimorano i traditori della Patria. Come vedete, ancora una volta, l'insuperabile Divina Commedia ci aiuta a interpretare fatti e uomini. Per quanto la versione lucchese si possa definire, semmai, Ignobile Commedia. Quanto sta accadendo in questi giorni, anzi in questi mesi, era assolutamente annunciato. E' inutile e stucchevole la corsa a ribadire che lo avevamo detto: gli scritti testimoniano cosa stava succedendo. Un motivo in più per guardare con sovrana pietà chi ora si arrampica penosamente sugli specchi. La realtà è che la Lucchese è stata ceduta, pro tempore, a due illustri sconosciuti, ma con...


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Scommettiamo che...

domenica, 10 dicembre 2017, 08:53

di fabrizio vincenti

La settimana che va cominciando potrebbe essere quella decisiva per l'assetto proprietario della Lucchese. Nei prossimi giorni è previsto un nuovo incontro tra i vertici della società rossonera in Comune; stavolta, pare, alla presenza di qualche imprenditore del territorio, o almeno di un loro rappresentante. Sul tentativo messo in piedi da palazzo Orsetti campeggia il più assoluto riserbo, interrotto solo da qualche notizia che la Lucchese fa filtrare. E' stato il caso del comunicato della scorsa settimana, appena concluso il primo incontro, e con il quale, anche un deficiente lo avrebbe capito, si è cercato di minimizzare la portata dell'incontro stesso. La strategia appare evidente, e in questo avallata anche da alcuni cantori: far crescere l'attenzione, dimostrare apertura e disponibilità e poi troncare gli sviluppi. Nel mezzo far ruotare come sempre la ghigliottina dei pagamenti degli stipendi, salvo poi precisare che verranno regolarmente pagati. L'obiettivo, a nostro avviso, è chiaro, molto chiaro, troppo chiaro. Dimostrare che non ci sono alternative alla soluzione che Arnaldo Moriconi sta portando avanti, dal luglio scorso, quasi una tela da tessere, e far digerire alla piazza, ovvero l'arrivo di una compagnia costituita da Pietro Belardelli e Matteo Anconetani. Quella era ed è l'unica soluzione gradita al personaggio che regge le sorti della Lucchese con lo stesso ruolo che può avere una banca che si trova di fatto, pur disponendo di pochi punti percentuali in conto capitale, a disporre del destino di un'azienda a cui sono state versate iniezioni di liquidità mese dopo mese. Ma, attenzione, non in quota capitale, ma in larga parte in...


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Sul palco salga Arnaldo Moriconi

giovedì, 30 novembre 2017, 07:30

di fabrizio vincenti

La chiediamo da mesi. Inutilmente. Ma non per questo smetteremo di invocarla. Si chiama chiarezza, a casa nostra. Ovvero tutto quello che continuiamo a non vedere intorno alla Lucchese, intesa come società. Abbiamo provato a sottrarci al teatrino delle voci sul destino societario, ma è chiaro che la vera partita è quella. E da via dello Stadio, al di là di dichiarazioni spesso che finiscono per contraddirsi - non si può dire che non è possibile andare avanti, e poco dopo sostenere che sino a giugno si potrebbe tranquillamente arrivare – non arrivano segnali nitidi. Il balletto della cordate che appaiono e sembrano essere a un passo dall'acquisto, anche attraverso un sapiente gioco di informazioni fatte transitare a destra e manca, ha stancato. Belardelli. Argenfin. Avvocati pisani. Todini. Ora Anellucci, direttamente da Modena. Senza considerare il nome di Anconetani associato ora alla cordata pisana ora a Belardelli. E non dimenticando Di Matteo, La Cava e gli eventuali imprenditori locali, ancora tutti da conoscere. Un valzer che ubriacherebbe anche un incallito bevitore. Nomi che escono e che rientrano sul palcoscenico di un teatrino. A giorni alterni la Lucchese sembra nelle mani di uno di questi, ma paiono tutti (o quasi) petardi di un carnevale mal riuscito e...


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Mi chiamo Luca

domenica, 19 novembre 2017, 16:31

di fabrizio vincenti

Mi chiamo Luka, abito sopra te", cantava Paola Turci. Luca è sposato, ha due figli e un lavoro. Oltre che seguire la sua squadra del cuore, la Sambenedettese. Da giorni è in rianimazione nell'ospedale di Vicenza con diverse fratture, quattro, al cranio. Tutto è successo il giorno della partita tra il Vicenza e la Samb. Scontri tra tifosi, intervento della polizia con una carica a suon di manganellate e Luca resta sul selciato. Secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, Luca, nello scappare, avrebbe battuto la testa contro una cancellata. Secondo i tifosi presenti, sarebbe stato colpito duramente a manganellate anche mentre era a terra.  Saranno gli inquirenti, vogliamo augurarci, a stabirlo. Detta così, francamente, regge ben poco la versione ufficiale. E ci riporta con la memoria a dieci anni fa, quando sulla principale autostrada italiana fu freddato Gabriele Sandri. Quel giorno, con la Lucchese che stava andando a Perugia, passammo anche noi dai due autogrill, quello da cui partì il colpo di pistola dell'agente della stradale e quello dove Gabriele vide spegnersi la sua vita. Anche allora le prime giustificazioni addotte dai responsabili dell'ordine pubblico  furono drammaticamente surreali. Pietose bugie destinate a sciogliersi di fronte a una realtà choccante, poi appurata in sede processuale. Ci auguriamo, per la verità, ma, perdonateci, prima ancora per dare dignità alle istituzioni, che se qualcuno dovesse aver ecceduto, ne risponda. Lo Stato, con la S maiuscola, e dunque lontano anni luce da chi ne è ora ai vertici, ha bisogno di...


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I miserabili e i gattopardi

martedì, 14 novembre 2017, 18:18

di fabrizio vincenti

La splendida vittoria dei rossoneri contro l'Alessandria, ovvero contro una formazione che ha mezzi economici e qualità tecnica indiscutibilmente superiori a quella di una Lucchese ancora in caccia di compratori, sempre che, come da più parti si ventila, questi compratori non sia ormai arrivati, finisce per essere messa in secondo piano dall'eliminazione della Nazionale azzurra dai Mondiali. Tutto il movimento calcistico italiano, errato non tenerne di conto, passa anche dalle sorti della squadra azzurra. Che dopo 60 anni non centra la qualificazione alla massima competizione calcistica. Un dato che da sé spiega la gravità di quanto successo. E, cosa ancora più grave, si tratta di un epilogo largamente previsto e prevedibile. Un epilogo che suona come una bocciatura per i vertici del calcio nostrano, totalmente incapaci di rinnovarsi, di tutelare i vivai italiani, di ragionare in termini di anni e non di mesi quando non di giorni. Una Caporetto totale. Imbarazzante. Umiliante. E, come detto, annunciata. La rottura tra il tecnico, il cui massimo risultato della vita è un settimo posto in...


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Per oggi, solo per oggi, forza Modena

martedì, 7 novembre 2017, 18:23

di fabrizio vincenti

Lo ricordiamo come in un pesce di aprile. Era, in effetti, il primo aprile del 1990 l'ultima volta che abbiamo visto dal vivo il Modena. La Lucchese si stava giocando la promozione in serie B, l'ultima ahinoi, visto che dopo sono seguiti solo pianti e stridori di denti, interrotti qua e là da qualche lampo di luce. "Proibito sbagliare", ammoniva Corrado Orrico, conducator sulla panchina rossonera. Vate. Padre. E padrone di quella Lucchese rimasta nel cuore di tutti. Il  primo aprile quella indimenticabie Lucchese affrontò i rivali di tutta la stagione. Quel Modena di Renzo Ulivieri, da mesi, ormai con il solito cappotto antisfiga. Quel Modena che vinse il campionato ma che pagò pegno al Porta Elisa, grazie a un rigore trasformato da Donatelli e contestato, pensate un po', dall'allenatore dei canarini, uno che a perdere non ci sta mai. Anche a costo di passare per superfazioso. Il Modena lo ricordiamo così. Vittorioso in campionato, e poi, anni dopo, anche in serie A a confrontarsi con gli squadroni. Ricordiamo il suo stadio, che tante volte abbiamo preso a modello, noi che di andarcene dal Porta Elisa, unico nome del nostro stadio, non abbiamo mai voluto saperne anche quando le sirene dell'impianto di San Donato ammaliavano tanti. Quello di Modena, rifatto, coperto, riedificato dove sorgeva il vecchio impianto, lo abbiamo visto sempre come lo stadio dei sogni, che unisce modernità e tradizione. Un biglietto da visita, il migiiore. Almeno per noi. Uno stadio che ha ospitato la Nazionale e partite della massima categoria, saperlo ora desoltamente chiuso ci fa...


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Non intendiamo dare spazio ai teatrini

martedì, 31 ottobre 2017, 17:39

di fabrizio vincenti

In relazione a quanto sta accadendo in merito a quanto non verificatosi prima di Lucchese-Carrarese, ci sentiamo di precisare quanto segue a chi ci chiede spiegazione anche della mancata pubblicazione delle posizioni espresse dai tifosi di cui capiamo perfettamente la rabbia e lo sconforto. Ancora maggiori al pensiero che nulla è stato fatto, nulla è successo né prima né durante né dopo la gara e che il comportamento dei supporter della Lucchese è ineccepiblle da tempo. Il resto è solo un caso che non esiste. E che tutti sanno essere così. Non possiamo intervenire in cronaca su qualcosa che non esiste: è stato costruito uno squallido teatrino a cui non abbiamo intenzione di partecipare per consentire di allungare il brodo a chi vuol cavalcare, per fini che non ci interessano e non ci appartengono, episodi della storia. La difesa dei tifosi della Lucchese passa anche dal non dare fiato alle menzogne che si prova a propagandare. Quando si entra in scena, a quel punto, anche se si prende un ruolo diverso, si fa sempre parte di un teatrino e si fa gioco di chi sul teatrino lucra per finalità, quelle sì, che con il calcio non hanno nulla a che fare. Giornalisti, associazioni varie e politici, non a caso, sono già all'opera, in sinergia. Come sempre. Il teatrino, già visto in precedenza e altrove, non trova spazio su Gazzetta Lucchese. Punto.


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Cessione, a Cesare quello che è di Cesare

giovedì, 26 ottobre 2017, 12:32

di fabrizio vincenti

In molti scommettono che Arnaldo Moriconi, uno che è azionista di maggioranza della Lucchese senza esserlo formalmente visto che detiene appena l'11 per cento delle quote, ha già venduto tutto. O c'è molto vicino. I tifosi ci chiedono conferme, si interrogano, si incazzano e si preoccupano che la china sia ancora una volta pericolosa. A tutti loro non siamo in condizione di rispondere se non per sensazioni, perché in tutta questa vicenda a dominare è, ancora una volta, il mistero. Da quando nel gennaio scorso la Lucchese ha iniziato a passare di mano, molti degli attuali protagonisti si sono riempiti la bocca di parole che facevano bene al cuore. Trasparenza. Lucchesità. Calcio a dimensioni umana. Amministratori tifosi. Un progetto calato nella città. La Lucchese ai lucchesi. E via dicendo. A distanza di qualche mese è giusto tirare le somme e dire che di tutto questo non rimane che un labile, scolorito e anche imbarazzante ricordo. L'attuale classe dirigente non ha saputo trovare un interlocutore cittadino, vuoi per limiti evidenti della città, vuoi, ma l'autocritica in via dello Stadio non è mai stata di casa, per errori commessi. Gli appelli lasciano il tempo che trovano: se gli attuali gestori non hanno trovato un socio da 10mila euro in otto mesi, qualche domanda, almeno sulla loro capacità di attrarre forze nuove, se la dovrebbero fare. Ma capiamo che...


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