Rubriche : romanzo rossonero

Meglio un pisano in casa che certa gente all'uscio

martedì, 12 marzo 2019, 19:29

di alessandro lazzarini

 

PROLOGO

Lucca, Sant'Alessio, dopocena della Festa della Donna, in una casa di corte si riunisce un consesso per parlare del destino del mondo. Di fronte al caminetto, al centro della sala, su una sedia a dondolo siede un uomo distinto con atteggiamento grave, la cui età è scandita dall'ampia calvizie ippocratica e da larghe borse sotto gli occhi che ne segnano il continuo sforzo intellettuale, sotto la giacca di velluto amaranto indossa un lupetto di cashmere cammellato. Vicino al caminetto, rivolta verso il fuoco con le mani giunte dietro la schiena, gli fa compagnia una donna coperta da un lungo vestito di seta rossa; tutto in lei sembra casuale, ma a uno sguardo attento ci si accorge che l'attenzione ai dettagli è meticolosa: i capelli mossi brizzolati sono finto disordinati, il collo decorato con una collana africana in legno, terracotta e corno di rinoceronte, ai polsi bracciali in argento azteco, i piedi nudi riscaldati dal fuoco sono cinti da infradito in cuoio di dromedario con inserti di guscio di tartaruga. Nella stanza, defilato e seduto a un tavolino sul quale sono poggiati solo un registratore di cassa e un pallottoliere, un piccolo ometto dalla lunga barba bianca che è impegnato a far conti. A chiudere il quadro, lontana dal fuoco e in una zona poco illuminata, una scrivania dietro al quale siede un uomo in penombra di cui non si riesce ad intravedere il volto, ma solo i gomiti appoggiati e le mani giunte sopra un cappuccio, vicino al quale è posato un compasso.

Cammellato: "E' l'eterna lotta del bene contro il male, i buoni contro i cattivi, e ancora una volta l'assurdità di queste dispute grava su di noi".

Vestito rosso: "C'è un'altra volta Pisa Lucchese?".

Cammellato: "Si, un'altra volta" (sospiro).

Barba bianca: "Senza il guadagno la remissione è certa".

Cammellato: "Non è possibile che tocchi a noi trovare una soluzione per perpetrare questi divertissement kierkegaardiani col quale il volgo fascista vuol riempirsi i fine settimana".

Vestito rosso: "Filippeschi però l'ha fatto, che vergogna".

Cammellato: "Ma lui aveva a che fare coi buoni, quelli che quando entrano in cabina elettorale sanno cosa fare".

Vestito rosso: "Lascia perdere, disinteressati, anzi, andrebbe messa in piedi una commissione consiliare che si occupi della discriminazione delle donne nelle aziende calcistiche, addirittura ho sentito dire che nella Lucchese tutti i calciatori sono maschi".

Cammellato: "Ma è calcio maschile...".

Vestito rosso: "Questi sono gli stereotipi che il patriarcato da secoli lotta per imporre alla società, proprio quelli che producono la violenza maschile contro le donne".

Barba bianca: "Ho sentito dire che c'è gente interessata alle sorti delle squadre di calcio, ma è vero?".

Vestito rosso: "E' narrazione tossica".

Cammellato: "Se salviamo la squadra ci tocca anche spendere soldi nello stadio che cade a pezzi, rifare l'illuminazione, dal calcio solo problemi e nessun voto".

Vestito rosso: "Però sarebbe l'occasione per dipingere le panchine di rosso!".

Cammellato: "Se mandassimo la squadra nei dilettanti potremmo fare un bell'orto biodinamico nel prato, magari con un vegan fest sotto la curva e un mercatino delle carabattole in gradinata".

Cappuccio & compasso: "Le carabattole no, è concorrenza ai commercianti del Centro, li volete strozzare ancora? Non è più possibile fare impresa in questo paese, in questa città. Pensate, l'altro giorno ho proposto un  contratto a tempo determinato a un laureato in ingegneria aerospaziale con tre master al MIT di Boston e mi sono sentito rispondere che piuttosto che i 500 Euri al mese che gli offrivo preferiva spacciare e prendersi pure il Reddito di cittadinanza. Siamo vessati".

Vestito rosso: "A proposito, com'è finita poi con quella laureata in Scienze della pace con 80/110 fuori corso da 26 anni che si era tanto impegnata nel volantinaggio e che ti avevo consigliato?".

Cappuccio & compasso: "No, beh quella è posto, le abbiamo fatto un contratto a tempo indeterminato a 3mila euro al mese e l'abbiamo messa a capo di un progetto per lo sviluppo di una nuova automobile che funzioni a Coca Cola".

Cammellato: "Perché proprio Coca Cola e non acqua del Nottolini"?

Cappuccio & compasso: "L'acqua pubblica gratuita è vietata dall'Europa, la crescita va stimolata".

Barba bianca: "Compratela voi".

Cappuccio & compasso: "Ma ti pare che si possa trattare con te? Semmai con Cammellato".

Cammellato: "Dateci una mano, in fondo votano anche questi mentecatti dei tifosi".

Vestito rosso: "E' indecente che si continui a permettere ai poveri e ai tifosi di votare, che schifo".

Cappuccio & compasso: "Signori, ma voi cosa mi date in cambio? Cercate sempre di ricordarvi che lavorate per noi e il vostro scopo è la privatizzazione dei ricavi e la collettivizzazione delle perdite".

Barba bianca: "Si, collettivizzazione delle perdite, collettivizzazione delle perdite!".

Cammellato e Vestito rosso in coro: "Guardate che la collettivizzazione delle perdite sta riuscendo benissimo, mi sembra tutto proceda secondo i programmi e alla fine qualcuno di voi potrà farsi grosso con i 105 anni di storia della Lucchese Libertas a costo zero".

Proprio in quel momento fa il suo ingresso nella stanza il giovane cameriere etiope con un vassoio sul quale campeggia una bottiglia di Bolgheri annata rarissima special edition da 120mila euro.

Vestito rosso: "Vi presento Faruk, l'abbiamo appena assunto, per fortuna che arrivano ragazzi come lui perché altrimenti non avremmo mai trovato un italiano che avrebbe accettato questo lavoro. Faruk, tu che ne pensi della situazione della Lucchese?".

Faruk: "Beh, penso che le perdite che state collettivizzando per qualcuno siano sentimenti".

Consesso, in coro: "Sentimenti sbagliati, sentimenti cattivi, sentimenti da estirpare, mon cher. Sono sentimenti popolari, non provi anche tu ribrezzo?".

PISA - LUCCHESE

Pisa, 9 marzo. Come al solito il Pisa lanciatissimo viene da una serie incredibile di risultati utili, vittoria contro la Pro Vercelli e pareggio con l'Entella, ovvero le due corazzate del campionato, l'entusiasmo è alle stelle e i 12 milioni di tifosi pisani che si apprestano a gremire l'Allianz Arena Garibaldi si preparano a spingere i loro beniamini alla vittoria e a snobbare i derelitti e inferiori cugini lucchesi, che non sono all'altezza di ricevere le loro attenzioni di categoria superiore.

La Lucchese con decine di punti di penalizzazione è alla canna del gas con le bottigliette d'acqua per i calciatori comprate dai tifosi, che pagano pure le spese per le trasferte, il tutto nell'attesa di essere probabilmente penalizzati ancora se non esclusi dal campionato, il cui epilogo, comunque, sembra essere quasi certamente l'ennesimo ritorno fra i dilettanti. I tifosi partono in 500 circa, accompagnati dai gemellati ravennati e viterbesi oltre che da una colorata comitiva di amici inglesi del Portsmouth.

Il primo modo in cui i pisani superiori dimostrano di snobbare gli inutili lucchesi è prendere a sassate il treno di linea che porta i rossoneri nella città della Torre Pendente. Ignorare i pidocchi di categoria inferiore in arrivo da Lucca è fondamentale come dimostrano coloro che col sangue agli occhi si sporgono dalla tribuna nerazzurra per offendere e gesticolare verso i tifosi rossoneri assiepati nell'antistadio. E' chiaro però che l'apice del non considerare i pusillanime lucchesi, la strepitosa curva da Champions League del Pisa lo raggiunge attendendo l'ingresso degli ospiti nello stadio (anziché mostrarla ai propri giocatori all'entrata in campo) per sfoderare la mirabolante coreografia che dimostra la loro immensa caratura e coloritura. Coreografia che ci sarebbe stata anche se non fosse stata la partita con la Lucchese ovviamente e che si compone di un lenzuolo raffigurante Piazza dei Miracoli (cioè tutto quel che c'è da vedere a Pisa), bandierine rosse ai lati a richiamare l'antichità marinara prima di farsi quei sei o sette secoli in sottomissione a Firenze e la scritta "Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio" in basso, anch'essa ovviamente solo incidentalmente sfoggiata proprio quando capita la partita con i rossoneri.

Certo è uno smacco storico avere un simile 'detto' che ci ricorda l'aggressività pisana e anche la paura con cui nell'antichità i lucchesi li guardavano, insomma i nerazzurri ritrovano la simpatia campanilistica; l'ingegno no, perché sarà la ventesima volta che tirano fuori proprio quella scritta intendiamoci, a ragione, visto che lo smacco è nella tradizione).

Dal canto loro i lucchesi, che i pisani li considerano eccome, rispondono all'inizio del secondo tempo con bandierine rosse e bianche e la scritta 'Più forti di tutto', perché loro ci sono sempre, malgrado le grottesche e umilianti vicende societarie. Nel primo tempo la curva di casa è spettacolare, poi col passare della partita si spegne e i lucchesi si compattano cantando un unico coro, il messaggio universale che è l'unico esempio di Esperanto veramente comprensibile a tutti i popoli del mondo: "Pisa merda".

La partita? Il Pisa ha le occasioni migliori, ma un po' alla disperata e la più grossa sul palo è un regalo dei difensori della Libertas, la Lucchese ha più di un'occasione eclatante e a nostro avviso si può un po' mordere le mani per come ha molte volte visto arenarsi la sua manovra vicino alla porta avversaria, dove venivano trovati ampi spazi di manovra.

Alla fine il pari accontenta tutti, i pisani che si dicevano stanchi per aver giocato più partite ravvicinate e i lucchesi, sempre più orgogliosi e con un legame viscerale con questo gruppo di ragazzi che, malgrado il disastro societario, ogni domenica dimostra di essere in possesso di valori umani che vanno ben oltre l'aridità del professionismo calcistico.

A Pisa inoltre finalmente si gioca in uno stadio e in un ambiente davvero di categoria superiore, gremito, colorato e rumoroso, ricordando i tempi in cui il calcio era davvero l'appuntamento tradizionale e popolare della domenica. Non se ne può che avere invidia. I pisani giustamente se ne fanno orgoglio e soffrono perché malgrado i numeri restano confinati in serie C, i lucchesi spingono il coltello nella piaga cantando 'meritate di più' per ferire quello che è davvero il loro cruccio, già amplificato domenicalmente dagli Empoli, i Sassuolo, i Chievo e così via, a dimostrazione ancora una volta che i numeri e le statistiche lasciano sempre il tempo che trovano, quando due squadre scendono in campo.

EPILOGO

Lucca, Sant'Alessio, dopocena del 9 marzo, in una casa di corte si riunisce un consesso per parlare del destino del mondo.

Cammellato: "Abbiamo vinto?".

Barba bianca: "C'erano le elezioni?? Se avete vinto arivo subito a Palazzo Orsetti a abbracciatti èh".

Cammellato: "No, c'era Pisa Lucchese".

Barba bianca: "Che è Pisa Lucchese?".

Cammellato: "La partita di calcio, il cosiddetto derby del Foro".

Barba bianca: "Del foro di bilancio?".

Cammellato: "Insomma s'è vinto o no?".

Vestito rosso: "No ma c'è mancato poco, s'è preso un palo e all'ultimo minuto Moscardelli per poco segna. Un sacco di compagne sarebbero esplose di felicità per questo uomo tutto d'un pezzo d'altri tempi che sembra un vichingo dominante, la parata di Falcone è stata discriminazione di genere, dovremmo indignarci".

Cammellato: "Mai una gioia".

Intanto entra il cameriere etiope per servire il Sassicaia da 360mila euro, alza gli occhi e chiede al consesso: "Ma è vero che anche Pisa ora ha un sindaco leghista?".

Cammellato e Vestito rosso in coro: "Noooooooo".

Vestito rosso: "Già, anche lì quel maledetto popolo ha diritto di voto".

Cammellato: "Allora giusto il pareggio".

Avvertenze: l'articolo potrebbe contenere satira



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