Detto tra noi

Anche i tifosi stritolati tra la pandemia reale e quella costruita

mercoledì, 12 gennaio 2022, 15:28

di fabrizio vincenti

Campionati fermi, la massima serie ridotta a 5000 spettatori per gara: il Covid, solo in Italia, sembra essere il flagello del millennio. Il tutto, naturalmente, a targhe alterne, visto che basta andare nei grandi centri commerciali per capire sino a che punto l'ipocrisia di questo governo prenda forma, per non parlare di altre forme di intrattenimento dove i controlli sono sicuramente più lievi. Mentre scriviamo arriva l'ultima notizia che testimonia come le scelte in atto siano solo politiche e non sanitarie. 

Arriva dalla Scozia – attenti bene: non dall'Inghilterra di Boris Johnson, un dettaglio affatto secondario visto le differenze, anche politiche che intercorrono – da lunedì gli stadi scozzesi torneranno con la capienza al 100 per cento. Avete letto bene: 100 per cento. Gli scozzesi sono matti? Se fosse sono in buona compagnia, basta leggere quanto sta avvenendo in Spagna e persino nella Francia del tronfio Macron. Ma c'è di più. Direte voi: certo, ma in Scozia sono tutti vaccinati o comunque molto più che nell'anarchico Belpaese. Non proprio: la campagna vaccinale ha portato a avere  l'80 per cento della popolazione ha almeno una dose. Anche in questo caso avete letto bene: 80 per cento, almeno una dose. Ripetiamo: una. L'Italia in confronto è l'Eden dei virologi e delle case farmaceutiche. "In primo luogo – spiega il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon – la nostra regolamentazione stabilirà che gli organizzatori di grandi eventi di 1.000 o più persone controlleranno la certificazione vaccinale di almeno il 50% dei partecipanti, piuttosto che dell’attuale 20%, o di almeno 1.000 persone, qualunque sia la cifra più alta. E, in secondo luogo, da lunedì il requisito di essere ‘completamente vaccinati’ ai fini della certificazione Covid includerà un richiamo se la seconda dose è stata più di quattro mesi fa. Sarà ancora possibile ottenere l’ammissione ad eventi e luoghi coperti dallo schema di certificazione fornendo la prova di un recente tampone negativo”. Se avete provato un brivido, siete in compagnia. Evidentemente c'è una pandemia reale (che vede l'Italia primeggiare per vittime, e quarta come numero di contagiati secondo l'Oms, a riprova che le strategie non funzionano e tantomeno la sanità) e una pandemia costruita dal "governo dei migliori", Draghi, Speranza, Brunetta e compagni e compagne.

Nei giorni scorsi, lo stesso allenatore della Lazio Maurizio Sarri, ovviamente vaccinato, ha chiesto chiarezza una volta per tutte: "Se è una pandemia pericolosa il lockdown deve essere totale. Oppure si declassa a influenza e si sta a casa. Non vedo tante altre soluzioni, spero solo che non si arrivi allo stadio chiuso, è un'esperienza che ho vissuto e che fa passare la voglia di andare in campo anche a chi ha una passione feroce come me". Eppure il governo ha compiuto  l’ennesima interferenza nel mondo del calcio: la chiamata, vagamente ricattatoria di Draghi a Gravina, nella quale ha chiesto o la sospensione del campionato o le porte chiuse, è finita, ma solo per la serie A, all'italiana: 5000 spettatori in cattedrali minimo da 15-20mila se non 50-60mila per evitare uno stop dal sapore del crac economico. Ovviamente tanti saluti dalla serie B in poi. Il tutto mentre persino la Coppa d'Africa viene disputata e così tanti altri (quasi tutti) campionati. Con buona pace di abbonati e promesse. Da marinaio, anzi da banchiere. 

“Il green pass è una misura che dà la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”: aveva detto il banchiere prestato alla politica, Mario Draghi, solo pochi mesi fa quando aveva illuso che con un codice a barre si potesse fare una vita simil-normale anche allo stadio. Bugie senza vergogna, mentre in Europa un po' tutti scelgono altre strade che non quelle politicamente infami e sanitariamente inutili dei Green pass. Ma le bugie hanno le gambe corte, come ben sapeva l'ex presidente della Repubblica Cossiga che verso l'attuale inquilino di Palazzo Chigi, con mire di una camera con vista al Quirinale, aveva anni fa usato parole dure e definitive. Andate a rileggervele. Possono aiutare a capire meglio il tunnel in cui l'Italia viaggia drammaticamente a fari spenti. Calcio compreso. 



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