Detto tra noi


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Campionato, ciao

giovedì, 2 aprile 2020, 12:25

di fabrizio vincenti

In mezzo a questa vera e propria tempesta che sta demolendo, una a una, tutte le certezze che gli uomini, evidentemente mai abbastanza edotti dagli insegnamenti della Storia, si erano dati, si fa fatica a parlare di calcio. Almeno noi, finiamo per averne un certo rigetto, come lo si avverte per quelle cose che erano e non sono più e che richiamarle alla mente finiscono per suscitare più amara nostalgia che un benefico ristoro dovuto al ricordo. Non a caso, stiamo evitando di riguardarci partite, anche storiche, pagine di gloria calcistica nazionale, che stanno trasmettendo in questa clausura forzata che sa di arresto domiciliare di massa e sul quale ci sarebbe molto da dire. Lo risparmiamo, anche se la domanda sul quando e come questa emergenza finirà e come un accrocchio di improvvisati e inadeguati guidatori pensa di uscirne, sorge naturale. Uscirne da un punto di vista sanitario e economico. Tra le poche certezze, venendo alle questioni di casa nostra, ovvero al calcio minore, ci pare di poter annoverare quella della conclusione della stagione. A differenza dei campionati professionistici, dove siamo convinti faranno il possibile e forse l'impossibile per non far deragliare la stagione, visti i copiosi interessi che vi gravitano intorno, tra i dilettanti non vediamo proprio come i campionati possano giungere alla loro naturale conclusione. E' inimmaginabile che in realtà come quelle lombarde, venete, emiliane, piemontesi, ma


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#piùfortiditutto

sabato, 14 marzo 2020, 17:37

di fabrizio vincenti

Ci verrebbe da scrivere di un ministro di questa disgraziatissima Repubblica che nel giro di dodici ore chiede, strepita, batte i piedi per una diretta televisiva in chiaro di una partita, per poi, sempre strepitando sgraziatamente, invocare la sospensione del campionato, il tutto mentre una manciata di ore prima acconsente a un decreto del suo presidente che conferma il via libera a porte chiuse per i tornei professionisti. Ci verrebbe da scrivere di un avvocato con la pochette, assurto a premier con maggioranze opposte e che pare incollato alla sedia del potere (il suo), che fino a pochi giorni fa parlava di non drammatizzare e faceva spallucce a chi chiedeva misure drastiche e ora ogni tre per due mette (in ritardo) nuovi vincoli e stanzia quattro spicci perché da Bruxelles non gli hanno fatto ancora sì con la manina. Ci verrebbe da scrivere di chi, sino a pochi giorni fa, parlava di involtini, di abbracciare un cinese a caso, di farci tutti un aperitivo globale e globalista in piazza per esorcizzare "paure immotivate". Ci verrebbe da scrivere, ma non lo facciamo. Davanti abbiamo uno scenario da guerra. Con milioni di persone nella migliore della ipotesi agli arresti domiciliari. E tanti, già troppi, a lottare per rimanere vivi. Davanti abbiamo, ancora una volta, una Nazione (e basta con questo cazzo di Paese, che sembra di parlare con tutto rispetto, di...


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Lega Nazionale DIlettanti batte Lega Serie A tanto a zero

martedì, 3 marzo 2020, 16:57

di fabrizio vincenti

L'emergenza Coronavirus ha dimostrato una volta di più i limiti, la cialtroneria, l'inettitudine del nostro Paese e cominciare da chi lo comanda. Lo spettacolo offerto nella gestione della delicata emergenza da "Giuseppi" (così ribattezzato dal presidente Usa Trump) Conte e dai suoi ministri è sotto gli occhi di tutti. Una figura barbina a livello mondiale, la cui iperbole è rappresentata dalla scelta cinese, da cui il virus bene ricordare è partito, di mettere in quarantena tutti gli italiani che arrivano dalle parti della Grande Muraglia. Non era facile ricoprirsi così di merda, non era facile divenire il terzo Paese al mondo per contagi. Un danno enorme, generato anche grazie ai mezzi di comunicazione, che va ben oltre la pur seria questione sanitaria. Analoga figura, e forse non poteva essere diversamente, hanno fatto i vertici del calcio nostrano, segnatamente della Serie A, che sono stati in grado, nel breve volgere di pochi giorni, di offrire di tutto, di più, come diceva un fortunato slogan Rai di qualche anno fa. Dal rinvio a data da destinarsi alle porte chiuse, dalle porte aperte totali a quelle parziali, dal divieto di presenza dei tifosi milanisti in Coppa Italia a...


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C'è un sogno dietro l'angolo

giovedì, 20 febbraio 2020, 17:25

di fabrizio vincenti

"Basta vincerle tutte e sarà promozione", scrive un nostro lettore sul profilo Facebook di Gazzetta Lucchese. Non fa una piega. Ma sarà tutt'altro che una passeggiata, non solo per i tanti scontri diretti che attendono ancora gli uomini di mister Monaco (nell'ordine Prato, Seravezza e Caronnese), ma anche perché la formazione rossonera sembra sempre essere sul punto di dare il massimo, di andare già oltre le proprie possibilità. Aspetti che confermano la bontà, prima di tutto caratteriale, del gruppo costruito in poco tempo da Deoma, Russo e Santoro. Ci si chiede: durerà? Ogni gara i rossoneri tirano fuori risorse mentali e fisiche per andare oltre il limite, per ribaltare partite come quella di San Remo, per tener botta a un Savona che sembrava volesse disputare una finale. Del resto, conosciamo bene i meccanismi che scattano di fronte a disastri societari e fa male che un club con quella tradizione, ancora una volta, si trovi a pochi passi dall'abisso. In casa, francamente, la squadra ci convince molto meno, la fatica che incontra nell'aggiudicarsi le gare, salvo rare eccezioni, ne è la conferma. Qausi mai è scattata la scintilla giusta: del resto, le statistiche indicano che il numero di partite vinte al Porta Elisa è identico a quello in trasferta. Segno che la formazione trova, a conti fatti, maggiori difficoltà a...


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Via la politica dalla Lucchese? Sì, a targhe alterne

martedì, 11 febbraio 2020, 14:47

di fabrizio vincenti

C'è un'aria particolare intorno alla Lucchese. Lo diciamo ora a scanso di equivoci, ma dopo che alcuni eventi, messi in sequenza, ci hanno confermato che qualcosa si sta muovendo. Di cosa parliamo? Ricordate il refrain usato dalle anime belle cittadine per evitare si politicizzasse lo stadio? E' andato avanti per anni, come una nenia, ricordando episodi talvolta avvenuti, altre volte ingigantiti a arte da una stampa che più militante non potrebbe essere, altre volte decisamente inventati. Come in un recente passato in cui si volle, scientemente, costruire un caso durante una partita casalinga dei rossoneri. La Lucchese, è stato detto in più salse, non deve essere politicizzata. E giù applausi. E giù peana. E giù severe censure per quei manigoldi che vanno allo stadio. A un certo punto quasi considerati un appendice del Terzo Reich, per quanto si stesse parlando di persone la cui fede rossonera è al di sopra di ogni sospetto. Ora pare essersi aperto un nuovo capitolo e qualcuno sta provando, davvero, a portare la politica dentro lo stadio. Non ci riferiamo soltanto a una serie di iniziative targate politicamente a sinistra che la Lucchese, intesa come società, si è premurata di sposare immediatamente. Belle iniziative, certo. Temi forti, certo. Educazione civica, certo. La sensazione di fondo, però, è che...


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Vi vogliamo così. Anzi, ancora meglio

domenica, 2 febbraio 2020, 23:29

di fabrizio vincenti

Ormai è un marchio di fabbrica. Questa Lucchese ti fa smadonnare, ti imprecare come fanno imprecare tutti coloro che si ritiene abbiano talenti mal sfruttati, e poi, come un orologio svizzero, tira fuori il meglio dal suo repertorio. Pesca risorse anche fisiche – non sarà mai ringraziato abbastanza Riccardo Guidi per quanto fa da anni per garantire la migliore preparazione ai rossoneri –che sembrano latitare nell'etere, sprinta i motori, morde gli avversari, dopo averli illusi di essere, ancora una volta, sottotono. E vince. Era successo a Prato, a Caronno, è successo anche a Sanremo, al cospetto di quella formazione che nel girone di andata, al Porta Elisa, destò la migliore impressione. Nella città del Festival è maturata l'ennesima gara dai due volti, che ha però confermato che se la Lucchese gioca con la consapevolezza dei proprio mezzi, può davvero essere seconda a nessuno. Serve costanza, serve di eliminare certe timidezze, quasi paure, iniziali e anche una qualche tendenza a adagiarsi, a speculare cercando il...


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"Iadaresta portaci in testa"

lunedì, 27 gennaio 2020, 17:51

di fabrizio vincenti

"Iadaresta portaci in testa": è stato questo uno dei primi commenti comparsi sul profilo Facebook di Gazzetta Lucchese nel giorno dell'annuncio dell'acquisto dell'attaccante che sembra un corazziere. Rime baciate che solo ai tifosi vengono in un attimo, perché vivono ogni istante animati dalla passione, quella passione che è anche inventiva, istinto, battuta fulminante. Pasquale Iadaresta è arrivato a Lucca accompagnato da una grande attesa e dalle parole importanti di un uomo di calcio che vuole un bene dell'anima alla Lucchese, come Carlo Pascucci. "Non è solo un bravo giocatore – ricordò l'indimenticabile difensore autore del rigore decisivo nella finale di Coppa Italia nel 1990 – ma anche un ragazzo eccezionale, un grande professionista. Quando ho saputo che veniva alla Lucchese sono stato davvero contento. Sono sicuro che diventerà un idolo, come lo sono stati Carruezzo e prima ancora Paci". Parole impegnative, una vera e propria investitura, un fardello pesante, visto che...


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A proposito degli spettatori del Porta Elisa...

mercoledì, 15 gennaio 2020, 17:05

di fabrizio vincenti

Pochi? Tanti? Il dibattito sulle presenze al Porta Elisa non ci appassiona ormai da anni: Lucca è questa, e ci sarebbe molto da dire su una cittò che fa delle mediocrità il suo tratto distintivo, a partire dalla sua (presunta) classe dirigente. Di certo le presenze allo stadio non possono non aver risentito dei tre fallimenti, l'ultimo a dir poco incredibile, in una manciata di anni. E' ancora fresca la memoria di quando solo in curva, anche in serie C, si ritrovavano più di 2000 persone. Ma la situazione attuale è questa, e con questa si devono fare i conti. E allora andiamo a vedere questi numeri per comprendere meglio il reale peso delle presenze allo stadio. Domenica scorsa, quando i rossoneri hanno perduto contro il Borgosesia, sui gradoni del Porta Elisa, tra abbonati e paganti, si sono ritrovati in oltre mille. Numeri importanti per la serie D, ma anche per la C. Il perché è presto detto, e basta dare un'occhiata alle presenze nel girone A della serie C, quello in cui militerebbe la Lucchese senza gli orribili guasti...


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Fuga da Alcatraz in diciassette mosse

mercoledì, 1 gennaio 2020, 10:22

di fabrizio vincenti

Un anno intenso, drammatico, anche sportivamente parlando, eppure, o forse proprio per questo, indimenticabile. Il 2019 è stato consegnato alla sua storia e il 2020 per la Lucchese dovrà essere l'anno della fuga. Fuga da quella prigione che è la Serie D, dove i rossoneri si stanno trascindando su campi sportivi, quasi mai stadi; dove i tifosi della Pantera sono praticamente gli unici presenti negli impianti. Abbiamo ancora nelle orecchie il silenzio che accompagnò il secondo gol della Caronnese che sembrava aver deciso la gara. Praticamente una liturgia senza fedeli, una gioa senza esultanza, un piccolo segnale dell'abisso in cui, ancora una volta, la Lucchese è precipitata. Non ci sorprende dunque che in settimana ben tre tifosi storici ci abbiano confermato di essersi presi una "pausa di riflessione". "Ho fatto l'abbonamento, sono andato alle prime tre e poi non ce l'ho fatta, ho dato l'abbonamento a un amico", ci confida uno dei tre, abitualmente posizionato in curva. "Dopo Bisceglie la ferita è ancora troppo fresca, devo staccare, la seguo, ma per ora non riesco a tornare", gli fa eco un...


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Alessandro uno di noi

martedì, 24 dicembre 2019, 07:58

di fabrizio vincenti

"Come va la Lucchese? Ci si fa farà a rialzare la testa?": parole ripetute ogni volta o quasi che ci mettevamo su quella scomoda, maledetta poltrona. Una fobia o quasi, quella della poltrona del dentista, che Alessandro riusciva sempre, con un sorriso, una battuta, uno sguardo, a far evaporare o almeno a contenere. Lo guardavi e avevi subito la certezza di essere nella mani giuste, pur avendo una fifa da matti, pur dovendo fare i conti con la paura, chissà forse ancestrale, dell'estrazione, del trapano, del dolore. Una battuta, e via. Sotto con l'ennesima occhiata, pulitura, cura, estrazione. Una paura che, alla fine, contenevamo con l'unica medicina che non scade mai: la fiducia nell'altro, l'affidarsi all'altro perché sai che l'altro ti vuole bene e è un professionista. Che farà tutto il meglio che si potrà fare. Che farà tutto come se lo stesse facendo su se stesso. Con un sorriso, con una battuta. Con la Lucchese e l'Inter, l'altra sua croce calcistica, sullo sfondo. Gioie (poche) e dolori (tanti). Forse anche per questo, come altri, purtroppo, aveva perso l'abitudine di andare allo stadio, ma non quello di riservare alla Lucchese l'attenzione che si riserva alle cose importanti. Che magari si guardano con un pizzico di distacco, da distanza di sicurezza, ma che non si possono mai...


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