Detto tra noi


Detto tra noi

Via la politica dalla Lucchese? Sì, a targhe alterne

martedì, 11 febbraio 2020, 14:47

di fabrizio vincenti

C'è un'aria particolare intorno alla Lucchese. Lo diciamo ora a scanso di equivoci, ma dopo che alcuni eventi, messi in sequenza, ci hanno confermato che qualcosa si sta muovendo. Di cosa parliamo? Ricordate il refrain usato dalle anime belle cittadine per evitare si politicizzasse lo stadio? E' andato avanti per anni, come una nenia, ricordando episodi talvolta avvenuti, altre volte ingigantiti a arte da una stampa che più militante non potrebbe essere, altre volte decisamente inventati. Come in un recente passato in cui si volle, scientemente, costruire un caso durante una partita casalinga dei rossoneri. La Lucchese, è stato detto in più salse, non deve essere politicizzata. E giù applausi. E giù peana. E giù severe censure per quei manigoldi che vanno allo stadio. A un certo punto quasi considerati un appendice del Terzo Reich, per quanto si stesse parlando di persone la cui fede rossonera è al di sopra di ogni sospetto. Ora pare essersi aperto un nuovo capitolo e qualcuno sta provando, davvero, a portare la politica dentro lo stadio. Non ci riferiamo soltanto a una serie di iniziative targate politicamente a sinistra che la Lucchese, intesa come società, si è premurata di sposare immediatamente. Belle iniziative, certo. Temi forti, certo. Educazione civica, certo. La sensazione di fondo, però, è che...


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Vi vogliamo così. Anzi, ancora meglio

domenica, 2 febbraio 2020, 23:29

di fabrizio vincenti

Ormai è un marchio di fabbrica. Questa Lucchese ti fa smadonnare, ti imprecare come fanno imprecare tutti coloro che si ritiene abbiano talenti mal sfruttati, e poi, come un orologio svizzero, tira fuori il meglio dal suo repertorio. Pesca risorse anche fisiche – non sarà mai ringraziato abbastanza Riccardo Guidi per quanto fa da anni per garantire la migliore preparazione ai rossoneri –che sembrano latitare nell'etere, sprinta i motori, morde gli avversari, dopo averli illusi di essere, ancora una volta, sottotono. E vince. Era successo a Prato, a Caronno, è successo anche a Sanremo, al cospetto di quella formazione che nel girone di andata, al Porta Elisa, destò la migliore impressione. Nella città del Festival è maturata l'ennesima gara dai due volti, che ha però confermato che se la Lucchese gioca con la consapevolezza dei proprio mezzi, può davvero essere seconda a nessuno. Serve costanza, serve di eliminare certe timidezze, quasi paure, iniziali e anche una qualche tendenza a adagiarsi, a speculare cercando il...


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"Iadaresta portaci in testa"

lunedì, 27 gennaio 2020, 17:51

di fabrizio vincenti

"Iadaresta portaci in testa": è stato questo uno dei primi commenti comparsi sul profilo Facebook di Gazzetta Lucchese nel giorno dell'annuncio dell'acquisto dell'attaccante che sembra un corazziere. Rime baciate che solo ai tifosi vengono in un attimo, perché vivono ogni istante animati dalla passione, quella passione che è anche inventiva, istinto, battuta fulminante. Pasquale Iadaresta è arrivato a Lucca accompagnato da una grande attesa e dalle parole importanti di un uomo di calcio che vuole un bene dell'anima alla Lucchese, come Carlo Pascucci. "Non è solo un bravo giocatore – ricordò l'indimenticabile difensore autore del rigore decisivo nella finale di Coppa Italia nel 1990 – ma anche un ragazzo eccezionale, un grande professionista. Quando ho saputo che veniva alla Lucchese sono stato davvero contento. Sono sicuro che diventerà un idolo, come lo sono stati Carruezzo e prima ancora Paci". Parole impegnative, una vera e propria investitura, un fardello pesante, visto che...


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A proposito degli spettatori del Porta Elisa...

mercoledì, 15 gennaio 2020, 17:05

di fabrizio vincenti

Pochi? Tanti? Il dibattito sulle presenze al Porta Elisa non ci appassiona ormai da anni: Lucca è questa, e ci sarebbe molto da dire su una cittò che fa delle mediocrità il suo tratto distintivo, a partire dalla sua (presunta) classe dirigente. Di certo le presenze allo stadio non possono non aver risentito dei tre fallimenti, l'ultimo a dir poco incredibile, in una manciata di anni. E' ancora fresca la memoria di quando solo in curva, anche in serie C, si ritrovavano più di 2000 persone. Ma la situazione attuale è questa, e con questa si devono fare i conti. E allora andiamo a vedere questi numeri per comprendere meglio il reale peso delle presenze allo stadio. Domenica scorsa, quando i rossoneri hanno perduto contro il Borgosesia, sui gradoni del Porta Elisa, tra abbonati e paganti, si sono ritrovati in oltre mille. Numeri importanti per la serie D, ma anche per la C. Il perché è presto detto, e basta dare un'occhiata alle presenze nel girone A della serie C, quello in cui militerebbe la Lucchese senza gli orribili guasti...


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Fuga da Alcatraz in diciassette mosse

mercoledì, 1 gennaio 2020, 10:22

di fabrizio vincenti

Un anno intenso, drammatico, anche sportivamente parlando, eppure, o forse proprio per questo, indimenticabile. Il 2019 è stato consegnato alla sua storia e il 2020 per la Lucchese dovrà essere l'anno della fuga. Fuga da quella prigione che è la Serie D, dove i rossoneri si stanno trascindando su campi sportivi, quasi mai stadi; dove i tifosi della Pantera sono praticamente gli unici presenti negli impianti. Abbiamo ancora nelle orecchie il silenzio che accompagnò il secondo gol della Caronnese che sembrava aver deciso la gara. Praticamente una liturgia senza fedeli, una gioa senza esultanza, un piccolo segnale dell'abisso in cui, ancora una volta, la Lucchese è precipitata. Non ci sorprende dunque che in settimana ben tre tifosi storici ci abbiano confermato di essersi presi una "pausa di riflessione". "Ho fatto l'abbonamento, sono andato alle prime tre e poi non ce l'ho fatta, ho dato l'abbonamento a un amico", ci confida uno dei tre, abitualmente posizionato in curva. "Dopo Bisceglie la ferita è ancora troppo fresca, devo staccare, la seguo, ma per ora non riesco a tornare", gli fa eco un...


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Alessandro uno di noi

martedì, 24 dicembre 2019, 07:58

di fabrizio vincenti

"Come va la Lucchese? Ci si fa farà a rialzare la testa?": parole ripetute ogni volta o quasi che ci mettevamo su quella scomoda, maledetta poltrona. Una fobia o quasi, quella della poltrona del dentista, che Alessandro riusciva sempre, con un sorriso, una battuta, uno sguardo, a far evaporare o almeno a contenere. Lo guardavi e avevi subito la certezza di essere nella mani giuste, pur avendo una fifa da matti, pur dovendo fare i conti con la paura, chissà forse ancestrale, dell'estrazione, del trapano, del dolore. Una battuta, e via. Sotto con l'ennesima occhiata, pulitura, cura, estrazione. Una paura che, alla fine, contenevamo con l'unica medicina che non scade mai: la fiducia nell'altro, l'affidarsi all'altro perché sai che l'altro ti vuole bene e è un professionista. Che farà tutto il meglio che si potrà fare. Che farà tutto come se lo stesse facendo su se stesso. Con un sorriso, con una battuta. Con la Lucchese e l'Inter, l'altra sua croce calcistica, sullo sfondo. Gioie (poche) e dolori (tanti). Forse anche per questo, come altri, purtroppo, aveva perso l'abitudine di andare allo stadio, ma non quello di riservare alla Lucchese l'attenzione che si riserva alle cose importanti. Che magari si guardano con un pizzico di distacco, da distanza di sicurezza, ma che non si possono mai...


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O capitano, mio capitano

giovedì, 19 dicembre 2019, 16:06

di fabrizio vincenti

Toc. O deng. Non lo ricordiamo nemmeno più quel suono di un pallone che cozza in un palo metallico di una porta. Era il 2002, e insieme a un maledetto gol, anzi un golden gol, di un maledetto francese di due anni prima, è la più grande delusione sportiva della nostra vita. A sbattere quel pallone sul palo, il nostro eroe, quello da cui ogni domenica ci attendevamo una magìa, un gol da lasciare a bocca aperta, come quello realizzato solo pochi giorni prima a Treviso nella semifinale play off. Eupremio Carruezzo, per tutti Toni. Una delusione atroce. Un mondo che ti cade addosso proprio quando pensavi che la Serie B, quasi per diritto divino, dovesse tornare a Lucca. Una Serie B, peraltro, svanita per sempre. O almeno sinora. E oltretutto per mano di un idolo, che la sera si vide piombare davanti casa  tanti tifosi intenti a consolarlo. Una storia che solo qui e da poche altre parti poteva essere scritta. Lucca non ha mai dimenticato Toni Carruezzo, ne abbiamo avuto conferma anni dopo, ce ne siamo accorti anche noi di Gazzetta: ogni sua intervista, ogni sua parola ha sempre raccolto tantissimi lettori. E, particolare non secondario, Toni non ha mai dimenticato la Lucchese. Il calcio è un mondo strano, o forse è come la vita che è essa stessa strana, dove molto spesso, una volta chiuso il rapporto, si chiude un capitolo. Ci si dimentica. Si fanno cadere nell'oblio i trascorsi, magari talvolta con una malcelata insofferenza per non esser più parte di una avventura, di un progetto. Sentimenti che non hanno mai toccato Toni. Andatevi a rileggere le...


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Dedicato a chi vive di Lucchese

lunedì, 2 dicembre 2019, 11:30

di fabrizio vincenti

Piove a dirotto a Caronno Pertusella, a due passi da Saronno. Qui è tutto grigio. Dalle fabbriche alle strade. Piove e c'è ancora da attendere parecchio nel piazzale del piccolo impianto della squadra in testa al campionato. Accanto alla biglietteria, la locandina della partita. La tentazione è di fotografarla, giusto per ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno generato l'ennesimo inferno calcistico. Nei pressi, in una pasticceria che serve anche l'impianto, uno dei giornali locali ricorda alla Lucchese, nobile decaduta, che deve stare molto attenta: la Caronnese chiede spazio, vuole volare. La Lucchese, invece, è "la nobile decaduta". Che palle questi titoli nobiliari che sanno di sconfitta a vita. Che sanno di un passato che sembra non voler tornare nemmeno per sbaglio. In autostrada, intanto, i tifosi della Spal, si stanno sorseggiando un caffè prima di entrare nella Scala del calcio, a San Siro. Pochi anni fa, pochissimi, il caffè lo dovevano prendere per arrivare al Porta Elisa. Il treno è passato per tutti, salvo che per la Lucchese e i suoi tifosi. Ne parliamo con uno storico tifoso che, ombrello in mano, esce dalla macchina: "Non posso criticare chi...


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Gladiatori si nasce o si diventa?

domenica, 24 novembre 2019, 18:19

di fabrizio vincenti

A memoria non ci ricordiamo di aver scritto due editoriali di fila per eventi luttuosi, che mai sono peraltro mancati in casa rossonera. A memoria faccioamo fatica a ricordare un dramma come quello che ha vissuto Michel Cruciani che ha dovuto perdere la sua piccolissima figlia. Così, in un attimo. Ci viene in mente solo la storia di una colonna della Lucchese, uno che da una vita va in panchina e che ancora ci va con lo spirito di un ragazzino. Domenica a Seravezza il centrocampista rossonero era venuto persino in sala stampa per commentare un amaro pareggio; il giorno dopo si è spenta una luce. La luce. Drammi che, ancora una volta, ci dicono quanto sia precario tutto. "Si sta come/ d'autunno/sugli alberi/le foglie", poetava un grande come Giuseppe Ungaretti.  E' solo l'ultima conferma, quella di Cruciani. Cruciani, però, ha trovato non sappiamo come, non sappiamo dove, energie straordinarie, al punto di rimettersi a disposizione di mister Monaco e dei compagni pochi giorni dopo. E la domenica, contro la Fezzanese, scendere in campo. Forse le circostanze come questa, che ti entrano nella carne, sviluppano risorse che sembrano impossibili da attingere. O forse sono solo doti di natura. Caratteri. Stili di vita. E nel caso di Cruciani sembra essere così. Basta leggere la...


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Ti vogliamo bene

giovedì, 14 novembre 2019, 20:58

di fabrizio vincenti

Di Lucca ha fatto la sua casa, a Lucca è di casa. E i lucchesi, sempre pudichi nel manifestare i propri sentimenti, lo sentono come uno di loro. Non serviva, lo sapevamo perfettamente per mille motivi, ma l'ondata di messaggi di vicinanza che sono arrivati sul nostro profilo Facebook a Enzo Biato dopo il grave lutto che lo ha colpito, sono solo l'ultima conferma. Il web, in pochi minuti si è riempito di messaggi di cordoglio, un cordoglio che, per quanto mediato da uno strumento impersonale, massificato e per certi aspetti disumano, si avverte sincero e pieno di rispetto per un uomo che ha dato una lezione a tutti noi. “Vado, mi attende mia moglie”, la bocca leggermente increspata da un sentimento che, proprio perché autentico, non voleva essere esibito e tantomeno doveva essere destinato a cercare commiserazione. Lo abbiamo trovato tante volte in questi mesi, o forse sono anni e non ce ne siamo resi conto, nei pressi di un bar del centro storico. Intento a rammaricarsi per il destino che la Lucchese stava consumando, con una pasta in mano da portare alla moglie, distante pochi metri da lì, eppure già, purtroppo, incamminata verso un...


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