Galleria Rossonera

Coletta: "Sputeremo sangue per questa maglia"

sabato, 5 dicembre 2020, 09:02

di diego checchi

Jacopo Coletta parla del momento rossonero: non si nasconde dietro a un dito, spera che la vittoria di Pontedera abbia fatto scattare qualcosa nella squadra e si possa avviare un nuovo percorso. Dopo tante difficoltà. 

Come vede questo momento della Lucchese?

“Siamo riusciti ad ottenere il primo successo, ci dà fiducia e ci fa capire che se siamo uniti e lottiamo insieme possiamo portare a casa il risultato. Speriamo sia la scintilla per fare un cammino in crescendo. Ci voleva proprio questa vittoria”.

Se l’aspettava così tanta difficoltà dall’inizio della stagione ad ora?

“Non ce lo immaginavamo. Ci sono state tante situazioni avverse e abbiamo sbagliato anche diverse partite, ma solo con il lavoro e con la voglia che mettiamo ogni giorno sul campo potremo uscire fuori da questa situazione”.

Il covid certamente non vi ha dato una mano.

“Certo che no. Siamo stati contagiati in 21 giocatori e anche quando uno si negativizza questo virus lascia strascichi piuttosto pesanti e ci vuole circa un mese per recuperare la migliore condizione. Poi abbiamo avuto tanti turni infrasettimanali e questo non ci ha agevolato. Meno male che sono finiti e da ora in poi potremo affrontare la settimana tipo e preparare le partite con maggior cura. Durante i turni infrasettimanali succede così. Il giorno prima della partita facciamo la rifinitura, il giorno dopo la partita si recupera e quindi non c’è nemmeno tempo per pensare alla gara successiva. Ma a noi c’è successo così e ne prendiamo atto”. 

Tornando alla partita con il Pontedera bisogna dire che la squadra ha lottato ma se non c’era Coletta non sappiamo come sarebbe finita.

“Do sempre tutto per questa maglia, soprattutto in questo momento delicato ho cercato di entrare in campo con tutto il cuore e la rabbia possibile anche perché venivamo da due brutte sconfitte. Quando siamo così concentrati anche le prestazioni personali sono più efficaci ma la vittoria non è solo mia ma di tutti i miei compagni perché si vince e si perde sempre in 11 e mercoledì abbiamo dato il massimo. Sono in porta per fare il mio mestiere e diciamo che questa volta è andata bene”.

Che cosa l’ha colpita di mister Lopez?

“Non lo conoscevo, me ne aveva parlato qualche mio ex compagno e mi avevano detto che è un mister che chiede molta intensità e aggressività, di giocare la palla in avanti e mai indietro e di saper marcare l’uomo. Tutte cose che si sono avverate. Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo perché ogni tre giorni c’è stata una gara. Finalmente sono finiti i turni infrasettimanali e dalla prossima settimana avremo più tempo per recuperare e prepararci”.

Quali sono le armi per uscire da questo momento?

“C’è da essere propositivi. La cosa più facile sarebbe quella di mollare e buttarsi giù. Ma dobbiamo battagliare di domenica in domenica pensando alla partita che ci aspetta, non ci sono scorciatoie né rimedi se non quelle del lavoro sul campo”.

Un altro fattore è il pubblico che manca negli stadi.

“La sto vivendo molto male, mi sono reso conto di come i nostri tifosi possano portare punti. Sono convinto che se ci fossero stati avremmo più punti in classifica. I tifosi ti danno una carica e una spinta in più. Anche nelle trasferte quando ti giri e vedi 500 tifosi che si sono fatti 500 km per venire a vederti, ti dà una bella forza. Secondo me così non è calcio, ma dobbiamo continuare in questa situazione e prepararci a una partita fondamentale come quella contro l’Alessandria che a mio avviso è una corazzata che punterà sino all’ultimo a vincere il campionato”.

È innegabile che dopo la prima vittoria stagionale i problemi non siano risolti: cosa vuole dire ai tifosi?

“I problemi non sono assolutamente risolti, domenica ci aspetta una gara contro una squadra delle più forti di tutto il girone. L’unica cosa che posso dire è che suderemo ogni giorno con il cuore e con la grinta e sputeremo sangue per questa maglia e per raggiungere l’obiettivo. Sapete come sono, non mi piace fare promesse ma fatti sul campo”. 

 


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