Rubriche : romanzo rossonero

A mano a mano

martedì, 14 gennaio 2020, 14:57

di emanuela lo guzzo

Al Porta Elisa sembra che ci sia più gente del solito. Il cielo è pulito e lo stadio è sporco. C’è il sole e l’aria invernale pizzica un po’ meno. Sarebbe una domenica ancora più bella se il Borgosesia non facesse il guastafeste.

La Lucchese gioca male, o magari gioca come sempre ma oggi non basta e perde 1-0. Pazienza. Tanto oggi è caduto anche il Prato e quindi la classifica - aggancio della Caronnese a parte che infoltisce la testa della graduatoria - resta più o meno invariata. Dopo dodici risultati utili consecutivi poteva succedere, specie se per novantaquattro minuti non tiri in porta, non fai arrivare un pallone decente in area e l’arbitro in giornata infelice ti annulla pure un gol valido. Capita. Le somme si tirano a giugno, non prima. E allora, invece che imprecare per l’occasione persa, è meglio guardare il lato positivo di un risultato che restituisce la dimensione reale di questo campionato. Ché se ci si dimentica la componente essenziale della sofferenza si rischia di imborghesirsi e di scivolare sulla presunzione convincendosi che sia davvero sufficiente chiamarsi Lucchese e avere una storia lunga centoquindici anni, sette mesi e diciotto giorni per uscire dal ghetto. O di ignorare quelle parole sibilline che continua a ripetere da mesi Rino Gaetano “non c’erano soldi, ma tanta speranza”.

A fine gara i rossoneri sfilano come di consueto tra gli applausi davanti ai propri tifosi ma questa volta lo fanno a testa bassa, con un dispiacere e una delusione sinceri e reali. Non dovrebbero essere loro, che stanno offrendo alla causa il loro meglio, ad abbassare la testa. Né tantomeno l’attuale società. Una sconfitta sul campo è semplicemente un risultato negativo in attesa di riscatto e nessuno nutre dubbi sul fatto che i giovanotti di Monaco sapranno continuare a sudare e onorare la maglia. Quella per cui la gente si emoziona anche quando, come quest’anno, è per necessità piena di toppe di sponsor manco fosse una macchina da rally.

Gli sponsor in questa stagione hanno dato linfa alle casse societarie contribuendo in modo importante ma in maniera discreta alla nuova vita della Pantera, senza stringerle i panni addosso come aveva invece fatto negli anni scorsi un pataccone verde. Proprio in questa settimana, a poco meno di un mese dall’udienza di verifica dello stato passivo relativo al fallimento, la fatalità ha voluto che l’emittente locale controllata da Città Digitali  sospendesse le trasmissioni.

Ci sono vicende tristi ben peggiori di una sconfitta sul campo per una società di calcio. E se il male, come succede spesso, è un punto di partenza, allora agli appassionati autentici della Lucchese non resta che credere nel bene silenzioso che giorno dopo giorno, a mano a mano, può cambiare la storia di questo club di provincia e di questo popolo che spera di essere salvato da un amore più grande degli sbagli.



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