Detto tra noi
domenica, 1 giugno 2014, 08:04
di fabrizio vincenti
Ecco, ora è tutto davvero alle spalle. Non potremo mai cancellare quelle immagini, quei minuti in cui il tempo si è come sospeso e abbiamo vissuto in una dimensione fantastica, quella che vorremmo riguardasse tutta la nostra vita, ma che, invece, finisce per rapirci solo per qualche istante del nostro percorso terreno. Correggio, lo diciamo a voce alta, è stata una delle più belle emozioni della nostra vita. Una vittoria di rabbia e di amore, che ci resterà per sempre dentro, una di quelle pagine che riviste anche a distanza di anni e anni continuerà a provocare emozione e brividi.
Ma ora è giusto girare pagina, dopo aver soltanto abbozzato un pizzico di rammarico per una semifinale scudetto che poteva avere diverso epilogo. Da giorni in città, sui giornali non si fa altro che parlare del futuro rossonero, un futuro che taluni descrivono come avvolto dalle nebbie: sono ripartiti i tam tam, alcuni francamente ridicoli, come quello della possibile mancata iscrizione. Altri, più ragionati, su quello che sarà il futuro dopo aver recuperato la categoria persa tre estati fa, anche alla luce delle differenti visioni che in società esisterebbero.
Che la società rossonera sia costruita su un delicato equilibro, sia nell'assetto societario che nella guida dirigenziale e nei quadri tecnici, non è un mistero. L'elenco dei momenti di frizione, non necessariamente distruttivi, non si contano. E sicuramente quelli a nostra conoscenza sono inferiori al numero reale. La vittoria, come sempre, ha appianato certo situazioni, che inevitabilmente fanno nuovamente capolino ora che si deve parlare di quale assetto debba servire per il professionismo.
In discussione, oltre al metodo di lavoro, un punto fermo per il presidente Bacci, ci sono i vari ruoli da ricoprire. Dopo l'arrivo del segretario Badii, a cui diamo il nostro benvenuto, atteso da un lavoro con il cronometro in mano, e la conferma di Giorgio Rosadini, tocca capire come si muoverà la Lucchese sul fronte dello staff tecnico. Le voci si rincorrono, la piazza attende le conferme. Prima di tutto di Guido Pagliua e di Bruno Russo. Inevitabilmente.
E, almeno stavolta, ci pare che la richiesta non faccia una grinza. Non tanto e non solo per quel senso di gratitudine che nel calcio, come nella vita, trova purtroppo poco spazio, quanto per il valore dei due e perché le alternative paiono tutte diminutio dell'attuale situazione. Non ci piace tracciare gli elogi dei due, non ci piace perché sanno di lodi di comodo, troppo facili dopo una vittoria del genere. Ma la realtà parla chiaro. Parlano i fatti.
Bruno Russo avrà anche il suo modo di vedere il calcio, ma in tre anni ha recuperato tre serie. E per la Lucchese si taglierebbe un braccio. Guido Pagliuca non ha solo vinto, sia pure in modo a dir poco drammatico: ha fatto giocare una squadra come da tempo non si vedeva al Porta Elisa. Entrambi hanno creato uno spirito di corpo e fatto rendere il 120 per cento ai giocatori. Entrambi hanno riavvicinato i tifosi alla Lucchese, sia pure tra qualche scossone e contrasto, nel caso di Russo. Hanno tutti e due un carattere particolare. Vero. Ma una società forte deve essere in grado di gestire le differenze che possono essere una ricchezza. Senza parlare delle alternative che, alla luce di quello che si preannuncia un campionato di transizione e certo non con budget illimitato, paiono solo dei salti nel buio.
Le opzioni per un cambiamento radicale sono state scartate, e la riprova è arrivata anche dalla conferma di Giorgio Rosadini che siamo sicuri farà bene. Ma pensare di perdersi Russo e/o Pagliuca sarebbe un errore. Grave. Tutti siamo utili, nessuno indispensabile, ma perdere loro può voler dire perdere non solo il feeling con i tifosi: vuol dire fare un salto nel vuoto in un campionato che di per sé è già un'incognita. Un'incognita che può essere superata con la programmazione, con unità di intenti e con gente che, come i pirati, è in grado di assaltare, per fame, il campionato. Oppure con un botto di soldi. Che non ci sono.
Giorni addietro, una persona ci ricordava una frase di un importante personaggio del pallone: "Per fare calcio ci vogliono passione, competenza e soldi. In questo preciso ordine". Ecco: passione e competenza non mancano ai protagonisti di questa stagione. E poi, come si dice?, chi lascia la vecchia strada per la nuova, sa quello che lascia ma non quello che trova. Questa stagione che andrà a iniziare, e sottolineiamo questa a ribadire che i matrimoni possono non essere eterni, non ha bisogno di rivoluzioni negli uomini.
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