Detto tra noi
domenica, 3 luglio 2016, 15:03
di fabrizio vincenti
"Come la vedi?": è la domanda che ci rivolgono tifosi per strada e ogni volta che c'è l'occasione di incontrarne qualcuno. Una domanda che molto spesso sa di richiesta di rassicurazione, perché le persone, anzi la pancia dei tifosi, raramente sbaglia. E di entusiasmo, in giro, ce n'è davvero poco. La nostra risposta, solitamente accompagnata dalle braccia allargate, che già parlano da loro, è: "Vediamo, la partenza non è delle migliori. Speriamo bene". Ed è quello che ripetiamo a voi, cari lettori, perché la partenza del quarto ciclo dell'era Bacci non si preannuncia entusiasmante. A meno che, come qualche tifoso ancora scottato dalle profonde ustioni del passato, non ci si accontenti del pagamento degli stipendi, dell'iscrizione e di un campionato di galleggiamento. Se questo è l'orizzonte massimo, in ogni caso ben lontano dal garantire una programmazione accettabile, allora va tutto per il meglio. Punto. Fine del discorso.
Se però si prova a ragionare e a guardare oltre, allora, alzando il velo in superficie, più di una cosa lascia a desiderare. Lasciando perdere la solita corsa contro il tempo per l'iscrizione, peraltro complicata, che è a suo modo un marchio di fabbrica di questa società a cui è sconosciuta la parola programmazione, le cose vanno dette come stanno. Ovvero che di soldi ce ne sono ben pochi. Che si sta tagliando tutto quello che si può tagliare, ed è naturalmente un bene se si tratta di spese superflue, ma non è un buon segnale se si considera che la Lucchese, nonostante tutto quello detto e scritto, non è una macchina brucia soldi. O non lo è più di tante altre società di categoria senza particolare ambizioni. Ha pochi ricavi, quasi zero, ma non ci risultano stipendi da top player o giù di lì, né frotte di dipendenti o investimenti faraonici per il settore giovanile. Anzi. Obbedio, già alle prese con cessioni difficli, dovrà fare miracoli per trovare giocatori a basso costo che abbiamo il furore dentro, Galderisi idem. Ma una cosa va aggiunta: i costi, con tutte le razionalizzazioni del caso, sono quelli del giocattolo calcio in Lega Pro. Piaccia o no. Altrimenti uno può sempre mollare. O tirare avanti una squadra di Eccellenza. O magari di serie D. Non diciamo quale per non urtare la suscettibilità dei protagonisti, scarsamente dotati di humor quando sono gli altri a farlo.
E qui viene il secondo ordine di ragionamenti. Andrea Bacci, che ha numerosi difetti, ma a cui non si può certo imputare quanto nel calcio vuole investire, non pare assolutamene disposto a farsi carico della stragrande maggioranza dei costi. Posizione assolultamente rispettabile, tenendo conto che pensare di decidere sempre e comunque con il 51 per cento delle quote è sicuramente più conveniente. E' quello che si sono chiesti i soci lucchesi che, per virtù e necessità, nel corso degli anni hanno progressivamente diminuito il loro impegno. Bacci, pur battendo i pugni sul tavolo, si trova a pagare, peraltro sempre più attraverso la Coam e non in prima persona, a tirare avanti la carretta. O almeno così pare dall'esterno. A proposito: i soci lucchesi, coraggiosi nell'aver preso l'impegno dentro il sodalizio rossonero, lo sono molto meno nel fare chiarezza su alcune dinamiche interne. I mugugni, anche recentemente, arrivano, ma nessuno ci mette la faccia.
La faccia sta invece provando a mettercela Fabio Bettucci, a cui la volontà non pare mancare. Siamo però scettici, al di là di alcune dinamiche che stanno venendo portate avanti e che sembrano mutuate da realtà dilettantistiche, che la Lucchese possa andare avanti con una sorta di direttore generale part time e che ha giustamente da gestire anche l'azienda di cui si occupa in prima persona e con dispendio di energie. Da soluzioni a mezzo servizio ci siamo già passati, leggi Giorgio Rosadini. Dubbi li avanziamo anche sul settore giovanile, alla quarta rivoluzione in tre anni. La Lucchese, dalla prima squadra al settore giovanile, pare, con linguaggio militaresco, marciare sul posto. Chi ha fatto il servizio di leva avrà senz'altro capito. Tanto movimento, ma si rimane fermi.
Tornando invece agli assetti interni, alla luce di quanto detto, crediamo che sia indispensabile trovare un nuovo socio che affianchi Bacci. E' dunque fondamentale che sia l'imprenditore amico del premier con il piglio del venditore di piatti, che a scuola veniva chiamato “il bomba” per l'inesauribile capacità creativa di raccontare fregnacce, a trovarselo. Serve qualcuno, in sintonia con Bacci, in grado di portare denaro fresco e dargli ossigeno. Sempre che ne abbia voglia di condividere la gestione. Perché di solito chi mette i soldi ha il "vizio" di volere decidere. Altrimenti o esce dal cilindro un nuovo soggetto in grado di investire da solo e rilevare tutto, oppure l'orizzonte rischia di essere quello del mantenimento della categoria senza volare alto, a dispetto di vari proclami. E senza sogni. E che manca la possibilità di sognare lo sanno bene, prima di tutto, i tifosi. Chi si accontenta, gode?
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