Detto tra noi
lunedì, 26 aprile 2021, 09:44
di fabrizio vincenti
Quando abbiamo visto Michel Cruciani avviarsi sul dischetto per accingersi a trasformare un calcio di rigore decisivo contro il Lecco, ci è preso un nodo alla gola. I quei lunghi interminabili secondi, non siamo riusciti a non pensare a cosa ha dato questo ragazzo alla Lucchese in poco più di un anno di permanenza. I suoi gol determinanti in serie D, la sua carica inesauribile, la vita costellata di drammi che non gli hanno mai tolto il sorriso, il calcio di rigore trasformato alla prima di campionato contro la Pergolettese che contribuì a una pazza rimonta che ci illuse. Abbiamo ancora nelle orecchie il suo urlo a Carrara, la scorsa settimana, per una conclusione – eravamo ancora sull'1-0 per i marmiferi – finita fuori. Un urlo di disperazione. Di chi darebbe tutto e di più per levare la Lucchese da questo inferno. Ci siamo chiesti se era giusto che lui dovesse batter quel rigore che poteva mettere la parola fine alle ridotte speranze di salvezza.
Era giusto che proprio lui, uno che, al netto degli acciacchi, ancora si fa fatica a capire – o forse si capisce benissimo – come sia potuto rimanere fuori dal campo quasi costantemente, si prendesse la responsabilità? Perché dargli questo peso, quasi a mettergli in mano il biglietto di ritorno verso la serie D? Abbiamo trattenuto il respiro, oltre che per la Lucchese, per lui. Pur sapendo che, sì, era giusto toccasse a lui. Anzi, era l'unica cosa da fare. Perché la sua carriera e il suo carattere sono lì a ricordarci che questo ragazzo non ha mai tolto il piede, non si è mai nascosto davanti alle responsabilità e anche contro il Lecco è stato di esempio verso i compagni. Ci siamo detti: se lo sbaglia, si chiude un cerchio: dalla D alla C e ritorno. Con lui. E invece Michel ha sparato un missile imprendibile abbattendo una squadra che ha messo davvero tanto agonismo per non cedere punti, nonostante le assenze.
Ora siamo qui, a galleggiare a mezz'aria. A fare calcoli. A sperare. E contemporaneamente a non illudersi, come, probabilmente, tutti i tifosi. Ma intanto ci siamo e non è poco. A quindici minuti dalla fine sembrava ormai tutto archiviato. Servirà un'impresa a Meda contro un Renate che cerca il terzo posto in classifica. In questi casi si dice: servirà la partita perfetta. Ma sa di retorica. Servirà semplicemente dare tutto. E crederci. A questo punto, con un piede e più in D, la Lucchese ha 90 minuti per continuare a alimentare un sogno. Serve ferocia e determinazione totale. Che è nell'interesse di tutti, giocatori per primi, alimentare. E' stata una stagione sfiancante, demoralizzante, per certi versi imbarazzante, ma lo abbiamo sempre scritto: la categoria è troppo importante, serve provarci. "Spes, ultima dea": la Speranza ultima dea, dicevano i latini.
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