Galleria Rossonera
lunedì, 14 dicembre 2015, 20:10
di fabrizio vincenti
Non è un allenatore qualsiasi. E' un pezzo del calcio italiano. E non è un'esagerazione. Fiorentina, Modena, Vicenza, Cagliari, Sampdoria, Bologna, Napoli. E, ancora, Cagliari, Torino. E tante altre, per una carriera iniziata a metà anni Sessanta sulla panchina del San Miniato. Amato, ma anche contestato (anche nelle sue presenze a Lucca). Sempre diretto. Sanguigno. Sempre pronto a dire la sua senza peli sulla lingua. Qualunque sia l'argomento del contendere. Renzo Ulivieri è così. Anche con le sue ragazze del Pontedera, un'avventura che lo sta divertendo, ben oltre il ruolo di presidente dell'Associazione italiana allenatori. Ulivieri ci accoglie davanti a un piatto di pasta al ristorante Donna Sofia sulla via Sarzanese, a S. Anna, in compagnia del proprietario del locale Alberto Paucech. Non è solo un pezzo di calcio, ma anche una persona che non se la tira. Anzi. Mette a suo agio l'interlocutore. Con un sorriso e un'affabilità sconosciuta a tanti palloni gonfiati che pensano di essere chissà chi solo perché fanno il mestiere più bello del mondo. In Ulivieri c''è umanità e simpatia. A sorpresa anche verso la Lucchese di cui restano memorabili i suoi duelli verbali con Orrico.
"Con lui lo scontro fu per un'affermazione ai tempi della promozione in B di Lucchese e Modena. Disse che aveva vinto il campionato, io ribattei che era stato promosso, ma che il campionato l'aveva vinto il mio Modena. Era una diatriba tra me e lui".
Con Lucca il rapporto, anche per quell'episodio, è sempre stato un po' teso.
"Direi di no, e dirò di più: a Lucca vengo sempre volentieri, non solo allo stadio, ma anche per la città che è olto bella, fosse solo anche per una passeggiata sulle Mura. A differenza di altre città, a partire da Pisa".
E la Lucchese di ora?
"L'ho vista quest'estate contro l'Empoli, mi piacque. Tra l'altro ci sono dei "figli" miei qui: da Giovanni Galli a Baldini per finire con Lopez. Tutti miei ex giocatori. Lopez era il mio capitano nel Vicenza, un grande capitano: sono contento stia risollevando le sorti della Lucchese: sta facendo bene e ha carattere. Ma anche Baldini sono sicuro avrebbe potuto fare bene".
La terza divisione conosciuta da lei era un'altra cosa rispetto a quella attuale.
"Decisamente superiore, e con più passione. Quello che sta accadendo oggi nasce da una gestione cieca, basta pensare al calcio spezzatino. Oggigiorno non c'è più fascino, il senso dell'attesa, quello che era il "sabato del villaggio", per intenderci. Non c'è ancora disamore, ma dobbiamo stare attenti".
In Lega Pro si fa un gran parlare delle prossime elezioni per il nuovo presidente: tre candidati e uno spettacolo che pare un balletto.
"E' un mercato, non un balletto di idee, e nel mercato ci sono promesse che sotto sotto vengono fatte. Ci sono ancora i creduloni, civuole un'inverione di tendenza. Mi pare che la politica se ne sia resa conto, ma deve esere chiato che non può intervenire se non si vogliono rischiare squalifiche in sede Uefa e Fifa. Qualcosa però va fatto. Come associaizone allenatori ci davano con una cordata, non stiamo con nessuno e vedremo cosa propongono. Così come per il presidente federale. A suo tempo ci siamo opposti a Tavecchio, che peraltro non ha certo sbagliato tutto quello che ha fatto, ma deve prevalere il senso delle istituzioni. Dobbiamo scindere il ruolo di sindacato da quello di forza di governo del calcio".
Resta il fatto che il calcio non se la passa bene.
"Vedo un'evoluzione positiva. L'Empoli che va a Firenze e fa la partita, oppure l'Atalanta che va a Milano e si impone: ai miei tempi erano gare in cui ci si faceva il segno della Croce. Vedo più belle partite, si prova a giocarsi le gare e mi pare sia cambiata la mentalità delle piccole".
Sul piano gestionale però sono sempre più spine che rose.
"Le difficoltà del calcio sono quelle del Paese, e comunque il calcio è la prima industria nazionale a provare a ricorrere alle idee in un momento di difficoltà. Dobbiamo trovare equilibrio nelle gestioni. Nel 2007 la nostra associazione si oppose alla rimoizone delle norme sui controlli contabili delle società: dopo il caso Parmai ci hanno dato ragione. Del resto sono abituato da sempre a stare in minoranza, non mi spaventa".
Un nome di un allenatore su cui punterebbe.
"Sarri, non è un giovane ma è giovane di serie A. La Toscana continua a produrre grandi allenatori".
Da due stagioni ha deciso di mettersi su una panchina del calcio femminile: voglia di provare una nuova esperienza?
"E' successo in modo occasionale, l'allenatore non stava bene e mi hanno chiesto di dare una mano. Ho chiamato anche Nicola Matteucci e ci siamo salvati. Simao la formazione femmininel del Pontedera, una società interessante e seria. E' un calcio, quello femminile, che ha tanta voglia, tanta passione e con ampi margini di miglioramento, altre differenze con quello maschile non ne vedo".
Sono rimasti famosi i suoi cappotti portati in panchina anche a maggio: scaramanzia allo stato puro.
"Macché. La storia nasce a Vicenza: vincemmo una gara dopo un periodo nero e i giocatori mi dissero: "Mister si rivesta allo stesso modo, vada avanti così". L'azienda che produceva i cappotti mi propose di metterli anche a maggio e giugno, sostenendo che in quel periodo tutti li avrebbero notati, non certo quando faceva freddo. Mi regalavano 2-3 cappotti l'anno e io li portavo".
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L'attaccante rossonero: "Non era affatto scontato vincere: bravi il presidente e la società a costruire una squadra nonostante la difficoltà di dover ripartire da zero. In Serie D servirà ancora maggiore energia e ci saranno difficoltà superiori, ma ci faremo trovare pronti”
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Il giovane difensore: "Io stesso sono un tifoso, lo scorso anno ero in curva per i play out a tifare la Lucchese. A Cenaia potrebbe essere quella definitiva dovesse pareggiare la Zenit: sarà una gara complicata e certo l'assenza del pubblico credo possa incidere. Viareggio Cup, una bella esperienza"