Mondo Pantera : la lettera

Micheloni e i fatti di Livorno: "Misure esagerate, spropositate in rapporto all'entità dell'accaduto"

lunedì, 24 ottobre 2016, 13:13

di moreno micheloni

È passato già più di un mese, da quel 18 settembre. Da quel Livorno-Lucchese che ci ha segnato un po' tutti e ha lasciato strascichi non solo in diciotto ragazzi, ma nell'animo di tutti noi. Certo, la botta è stata grossa; le colpe, più frutto di ingenuità, che di altro. Le conseguenze, inutile ripeterlo per l'ennesima volta, sono sotto gli occhi di tutti: esagerate, spropositate in rapporto all'entità dell'accaduto, frutto di una normativa che adotta due pesi e due misure, quando si parla di calcio. Sono state settimane convulse, a partire dalla prima, dove da Livorno si volle dare subito un segnale "forte", fino ai giorni scorsi, quando sono stati notificati la maggioranza dei provvedimenti. Tutto un susseguirsi di video e immagini che la Questura labronica inviava a Lucca, perché fossero "decifrati"; mi sento però di testimoniare, nel mio ruolo di Slo, ma soprattutto tifoso vero, amico dei tifosi veri, senza timore di poter essere accusato di piaggeria, quanto fosse elevato il rammarico in Via Cavour per ciò che stava accadendo: ho toccato con mano, avendo frequentato quegli uffici diverse ore in quei giorni, il tentativo, pur senza mancare ovviamente a precisi doveri istituzionali, di smussare gli angoli, alleggerire le responsabilità, inquadrare il tutto in un contesto di più logica normalità. Però troppe erano le pressioni, dai media, da Roma, dalla città dei Mori stessa.

Un paio di settimane fa, in casa con la Lupa Roma, si respirava un'aria da arrivederci per molti di noi, un misto di rabbia e tristezza, la sensazione di essere caduti in un trappolone e di ritrovarsi ora vittime di una pena ingiustificata. Esemplare però il comportamento tenuto dai ragazzi della curva, come del resto si era già potuto constatare la settimana precedente a Pontedera. E ha emozionato tutti il coro ripetuto più volte, rivolto ad uno storico supertifoso, che tutti conoscono, anch'egli facente parte dei diciotto: moltissimi con le lacrime agli occhi, la maggioranza di tutto lo stadio che partecipava, applaudendo. Ed ora? Con il Prato, in un derby già privato del suo sale, per la mancanza assoluta della controparte sugli spalti, non si potevano non notare certi buchi sui gradoni. Ed è un peccato, anche in considerazione dei risultati e del buon gioco, che stanno arrivando dal campo; con il mister, primo artefice, a detta prima di tutto dei suoi ragazzi, a scapito dei suoi detrattori.

Però non possiamo e non dobbiamo mollare, proprio ora che avevamo ritrovato forza ed unità; ora che stavamo iniziando a costruire qualcosa di rinnovata importanza; ora che avevamo iniziato ad assoporare il gusto della condivisione e della collaborazione. Dobbiamo proseguire su quel percorso, intrapreso faticosamente due o tre anni fa, che ci ha portato a notevoli cambiamenti nel nostro modo di vivere lo stadio e le partite; nel relazionarci con le istituzioni e le forze dell'ordine; che ci ha fatto ritrovare la tranquillità nelle famiglie, nel mandare i propri ragazzi al Porta Elisa, visto di nuovo come luogo di divertimento e socializzazione. Dobbiamo ripartire da qui, aspettando e dando una mano a quei diciotto ragazzi, giovani e meno giovani, che sicuramente troveranno soddisfazione nella risposta a quel ricorso giudiziario, che appare già segnato nel suo esito... Ma che farà buttare via almeno un anno di vita da stadio a tanti, che lasciano nel loro cuore un posto importante per la nostra vecchia Pantera. E perchè poi alla fine, aldilà di chi passa, va e viene, la Lucchese siamo stati, siamo e saremo sempre e solo noi, i suoi tifosi veri, passionali ed innamorati... di conseguenza, "Forza Pantera, sempre e comunque!



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