Rubriche

Odio ergo sum

martedì, 18 febbraio 2020, 11:55

di alessandro lazzarini

A Lucca l'assenza di un'opinione pubblica che non si limiti alla sola funzione di copia incolla di fatti e parole della classe dirigente e della politica si traduce nella mancanza di un dibattito critico sulle vicende cittadine e in un rapporto malato fra personaggi pubblici e contraddittorio. Capita allora che ogni volta che qualcuno esce dal 'sonno della ragione' in cui i menestrelli del potere hanno congelato la già scarsa vivacità intellettuale e polemica lucchese, il personaggio verso cui è indirizzata la critica o il contraddittorio perda le staffe e viva l'episodio come un atto di lesa maestà.

Quando si è esposti, ad ogni livello, può capitare di ricevere anche duri attacchi, giustificati o meno che siano, ed una delle più interessanti e importanti peculiarità della libertà di espressione è la facoltà di replicare, di far valere le proprie ragioni ed infine rimettersi all'opinione e al giudizio del pubblico. 

Ora, di fronte al fondo in cui Fabrizio Vincenti espone le sue perplessità riguardo il rapporto fra Lucchese e politica criticando il Provveditore agli studi e consigliere comunale Donatella Buonriposi, quest'ultima ha pensato di replicare non solo esponendo le sue legittime ragioni, ma anche travalicando le regole del rispetto fra persone assicurandosi di umiliare la persona e la professionalità del giornalista che aveva osato tanto definendo il suo contenuto un 'articoletto', cioè utilizzando un 'nome alterato' in senso diminutivo, invitandolo ad informarsi 'prima di scrivere scemenze' e, soprattutto, spersonalizzando l'individuo Fabrizio Vincenti, che nella dialettica della Buonriposi diventa il 'sig. Nessuno'. 

E' il meccanismo retorico che il filosofo e sociologo francese Pierre-André Taguieff definiva 'Categorizzazione essenzialista', cioè la riduzione dell'individuo o del gruppo interlocutore a rappresentante qualsiasi di un gruppo, ovvero a una essenza, ad esempio i romani, i milanesi, i pisani ecc; un meccanismo che secondo Taguieff assume carattere razzista qualora sia in gioco anche una asimmetria del potere: razzista è l'essenzializzazione di una categoria debole o subalterna da parte di gruppi privilegiati. Albert Memmi circoscrive poi il concetto come 'enfatizzazione generalizzata e definitiva di differenze reali o immaginarie che l'accusatore compie a proprio vantaggio e a detrimento della sua vittima al fine di giustificare i propri privilegi o la propria aggressione'. Per la Buonriposi ad aver scritto l'articolo che la critica non è il giornalista Fabrizio Vincenti, individuo unico ed irripetibile come ogni altro responsabile delle sue azioni e delle sue parole, ma il 'sig. Nessuno', rappresentante qualsiasi dei soggetti di cui non si nota l'esistenza.

Non è bello che gli attori principali della retorica quotidiana sul rispetto, l'uguaglianza di genere o tante altre questioni che riguardano la conflittualità esasperata di questa società si facciano a loro volta 'haters' sui social: come possono i nostri dirigenti stigmatizzare i cittadini che sfruttano la platea di internet per offendere indiscriminatamente i loro interlocutori o intere categorie, se poi capita che siano i primi a fare la stessa cosa? Come si può essere in prima fila a biasimare i tifosi della Lucchese quando offendono il sindaco o altre persone, se poi capita che si faccia lo stesso? Comunque tutto questo conta poco, perché complimenti per il risultato: Lucchese capolista!!!



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