Rubriche : pompey calling

Anche il Newcastle parla arabo

lunedì, 18 ottobre 2021, 08:23

di pablo galligani

Dopo mesi di assenza torna la rubrica “Pompey Calling” dedicata al calcio inglese con particolare riguardo ai nostri amici del Portsmouth FC. Prima di addentrarci a raccontare quella che finora è stata la stagione dei Superblues è doveroso rivolgere la nostra attenzione sulla notizia del momento. Dal canale della Manica spostiamoci quindi 560 km più a nord, sulla costa orientale dell’Inghilterra, precisamente a Newcastle. La città, attraversata dal fiume Tyne, è nota nel mondo soprattutto per la sua famosa birra scura la “Newcastle Pale Ale” e per essere sede del glorioso Newcastle United. Le Magpies (le gazze, soprannome della squadra insieme a The Geordies, il nome degli abitanti di Newcastle) non hanno certo bisogno di presentazioni. Chi segue e conosce il calcio inglese sa bene quale sia il blasone dei bianconeri, squadra storica nel panorama del football britannico, 4 volte campione d’Inghilterra e nelle cui fila hanno militato giocatori del calibro di Alan Shearer, Paul Gascoigne (entrambi nativi di Newcastle) e Faustino Asprilla. Parlando di Newcastle da tifosi della Lucchese, non si può non menzionare la partita di Anglo-Italian Cup del 1992 tra i rossoneri e gli inglesi, che al tempo erano guidati da Kevin Keegan, che terminò con un pareggio (si veda Pompey Calling del 10 Maggio 2020 Quando la Lucchese sfidava il calcio inglese » Gazzetta Lucchese ). 

Veniamo dunque al punto centrale della questione. La squadra inglese è stata nelle ultime settimane sulla bocca di tutti gli appassionati di calcio dell’orbe terracqueo, ma non per fatti accaduti sul terreno di gioco bensì fuori. Proprio così, il 7 Ottobre è successo qualcosa di epocale per i tifosi bianconeri. Dopo 14 anni l’ormai ex-presidente Mike Ashley ha venduto l’ottanta per cento del club nientedimeno che al Public Investment Fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Il principe Mohammad Bin Salman ha così finalmente coronato il suo sogno di possedere la squadra del North East, dopo che la prima trattativa a Maggio del 2020 non era andata a buon fine. Ben 350 sono i milioni di euro che il PIF ha sborsato per l’acquisto, con conseguente giubilo dei tifosi. Infatti a Newcastle si sono viste scene a cui sarebbe difficile credere se non ci fossero le foto ed i video a far da testimoni. Dopo aver appreso la notizia fuori dal St. James Park si sono riuniti centinaia e centinaia di tifosi festanti, come per la vittoria di un campionato, alcuni sventolando la bandiera verde dell’Arabia Saudita, altri con i tipici copricapi indossati dalla dinastia Saudita ed altri ancora con le maschere del principe Bin Salman. Se qualcuno, ignaro di tutto, fosse passato di lì per caso avrebbe potuto pensare di non trovarsi più a Newcastle ma a Riyadh, magari durante una qualche celebrazione islamica o nazionalista. La sconfinata gioia (e goliardia) dei tifosi è comprensibile, Ashley non è mai stato troppo amato in città soprattutto dopo le clamorose retrocessioni della squadra nel 2007 e nel 2016 e dall’altro lato la nuova presidenza registra un fatturato di 500 miliardi di dollari, scusate se è poco. In altre parole il Newcastle ha tutte le carte (o meglio i conti) in regola per essere il nuovo “dream team”, i nuovi Galacticos nel giro di qualche anno poiché oltre ad essere la squadra più ricca della Premier League davanti agli emiratini del City può vantare anche il titolo di più ricca d’Europa scalzando dal trono i Qatarioti del PSG. Sempre di Penisola Arabica si parla.

Ovviamente in queste settimane le grandi stelle del calcio mondiale sono già state accostate alle Magpies ed i tifosi già si immaginano Haland e Mbappe esultare in casacca bianconera contro il Real Madrid o il Bayern Monaco. Sarà ancora possibile per un bambino della working-class di Newcastle riuscire a diventare un giocatore della squadra della sua città e per la quale fa il tifo? Proprio come successe a Gascoigne, ma quelli erano altri tempi. Forse rimarrà solo un sogno. Chi ha sempre lottato contro il calcio moderno, contro il pallone fatto solo di soldi e non più di cuoio, contro la SuperLega e chi voleva farla nascere, potrebbe fare molte considerazioni. Una che ritengo essere la più precisa e veritiera ed è quella del nostro amico scrittore Matthew Bazell (autore del Libro “Stadi o teatri”, pubblicato in Italia da Eclettica Edizioni) intervistato l’anno scorso da Gazzetta Lucchese: “Il Newcastle, insieme a tutti gli altri club della Premier League, ha venduto la sua anima anni fa, quindi ormai non fa più alcuna differenza. La maggior parte dei grandi club inglesi sono già proprietà di uomini d'affari stranieri. Mi aspetto che i nuovi proprietari del Newcastle sprechino centinaia di milioni di sterline per trasferimenti gonfiati e salari, per giocatori sopravvalutati, ma ormai nel calcio è qualcosa di normale già da molto tempo. Le radici e l'anima del football sono morte ormai più di 20 anni fa, dal 1992 in poi, quindi non fa davvero alcuna differenza chi possiede cosa e che cosa ci fa. La versione del calcio che abbiamo ora è così lontana dall'essere il gioco popolare che vendere ad un saudita è molto in sintonia con quello che è il calcio moderno”. E' chiaro, il nuovo calcio parla arabo, e forse è proprio per questo che per alcuni di noi è diventato ormai incomprensibile sotto tanti punti di vista. Non ci resta che dire: “addio vecchio calcio, as-salamu alaykum calcio moderno” .

Chiusa la parentesi Newcastle-Arabia Saudita parliamo dunque del finora deludente campionato del Pompey. Deludente perché la squadra, guidata dal nuovo manager Danny Cowley, sta disputando un campionato anonimo e non all’altezza di un club come il Portsmouth. Il dodicesimo posto in classifica dopo 13 giornate non ha certamente reso felici i tifosi e c’è chi richiede già un cambio in panchina. Il netto 4 a 1 subito in casa del Rotherham è stata una doccia fredda, anche perché il Pompey nella giornata precedente era riuscito a rifilare lo stesso numero di gol a zero al più blasonato Sunderland, quarto in campionato. Un avvio di stagione tra alti e bassi potrebbe quindi compromettere l’accesso ai play-off. Un club, una città e dei tifosi (presenti in 1500 nell’ultima trasferta) che meritano sicuramente più rispetto da parte del presidente americano Eisner, a detta di molti poco impegnato a riportare i Superblues nella categoria di compentanza.



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