Detto tra noi

Facite la faccia feroce

mercoledì, 26 giugno 2013, 16:21

di fabrizio vincenti

Cosa resta di due giorni di conferenze stampa fiume sulla querelle tra Lucchese e Comune? La convinzione di una lotta che ha conosciuto momenti molto duri, che probabilmente i protagonisti, a giochi fatti, negheranno, e la sensazione che una soluzione, almeno per l'immediato, verrà trovata. Due più due fa quattro, insomma. Le parole prima di Bacci poi del sindaco Tambellini portano a pensare che una via di uscita, magari su qualche aspetto più impellente, sia dietro l'angolo.

Del resto, nella vita e anche nella politica molto spesso è questione di buona volontà. E ora da entrambe le parti, dopo i fuochi di artificio, in parte chiaramente strumentali a rafforzare le legittime posizioni, pare giunto il momento di fumare il calumet della pace. O almeno della tregua, perché i passaggi, soprattutto per la convenzione pluriennale dello stadio, saranno lunghi o forse non indolori. Ma l'ottimismo pare prendere quota, almeno per l'immediato. Certo che se Bacci non avesse tirato la corda, forse la schiarita non ci sarebbe stata. Facite la faccia feroce, dicono a Napoli. Bacci ha giocato il tutto per tutto e da bravo giocatore di poker ha messo sul tavolo, o fatto finta di mettere, tutte le fiches. Nella conferenza stampa di ieri abbiano visto poche parole dette per dire. Forse nessuna. 

Due considerazioni a margine. Una sul sindaco. Non è un mistero che se abbiamo avuto da dirgliene quattro, gliele abbiamo dette. Anche cinque, in molte circostanze. Apparteniamo a famiglie culturali, politiche e esistenziali diverse. Ci piace ben poco di quello che porta avanti. Stavolta Tambellini pare però aver preso in mano la situazione a pochi passi dal baratro. Non molli la presa, svesta definitivamente i panni del Ponzio Pilato e provi a portare la Lucchese fuori dalle secche. Per lui e per la città.

E qui veniamo alla seconda riflessione. Parliamoci chiaro: la Lucchese sta sui coglioni a una parte della città. Questa vicenda, una volta di più ce l'ha ricordato. Dirigenti di squadre minori che sorridono al pensiero di uno sgambetto alla società rossonera; dipendenti comunali che rinvangano episodi della loro ormai lontana giovuntù in cui, poverini, non hanno potuto fare sport come volevano in strutture adeguate perché la Lucchese occupava spazi a detrimento di altre discipline; dirigenti di una società dilettantistica che dopo non aver pagato bollette hanno l'idea geniale di vergare su uno striscione slogan del tipo "Nonostante la Lucchese, siamo ancora qua"; molta freddezza da parte di quasi tutto il mondo politico. E potremmo continuare.

Evidentemente c'è da interrogarsi su come sono stati costruiti i rapporti con tutto il mondo circostante negli ultimi anni, e fare una serena autocritica. Non prima però di aver ricordato che l'invidia e il rancore son brutte bestie. Ce ne rendiamo conto quando andiamo per i campi della zona a seguire le squadre giovanili rossonere. Genitori, dirigenti, giocatori della squadra avversaria spesso con la bava alla bocca. Molto più della normale carica agonistica con la prima, o presunta tale, della classe. Andrà recuperato anche questo rapporto e come dice Bacci superato un muro culturale di indifferenza se non di ostilità che ancora ruota nei pressi della Lucchese. E' una sfida difficile ma non impossibile. Naturalmente senza l'illusione di convincere i rosiconi di professione o quelli che per interesse vorrebbero vedere a terra la Lucchese. Per questi, l'invito è sempre il solito: rassegnatevi. La Lucchese c'è e ci sarà. Nonostante voi. 



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