Detto tra noi
giovedì, 10 ottobre 2013, 18:37
di fabrizio vincenti
Le parole pronunciate domenica scorsa da Andrea Bacci, che anche per questa settimana, a quanto pare, non sarà presidente della Lucchese, hanno portato un pizzico di chiarezza nell'intricata vicenda societaria rossonera. Leggendo nemmeno tanto tra le righe, si comprende perfettamente come intende muoversi il socio di maggioranza della Lucchese.
Ha puntato e in futuro punterà sempre più su Giorgio Rosadini, che a breve sarà dalla mattina alla sera a Lucca, senza interruzioni e oggettive difficoltà di spostamento dal Valdarno. Puntare forte sul suo uomo di fiducia, Rosadini, a nostro avviso, significa confinare Bruno Russo in un ruolo non semplice. E del resto le stoccate mollate da Bacci all'indirizzo del direttore sportivo che "va disciplinato" sono il sintomo di qualche crepa. Per il momento, nonostante l'impegno di Russo, il rafforzamento della squadra è al palo.
La crepa però, nonostante qualcuno continui a dire che tutto va bene, è interna anche al gruppo dei soci rossoneri. Si attendono mosse da Bacci, alcune che arrivano, altre che tardano ad arrivare. E, nel frattempo, crescono talune preoccupazioni. Lo stesso Bacci, con grande onestà, ha ammesso che non tornano i dati sul budget estivo e che c'è da sistemare il pregresso, per i profani i debiti degli ultimi due anni. Che sarebbero non pochi. Sul budget peserebbero i minori introiti dal botteghino. Per chi ha un minimo di dimestichezza con la piazza e con il calcio non è una novità. Bene ci si metta in testa che rimanendo in questa categoria saranno ancora di meno. L'aria che tira è pesante persino in categorie superiori, figuriamoci se al Porta Elisa scende, con tutto il rispetto, il Sancolombano.
Quanto ai debiti, bene parlare chiaro. Se ci sono e sono di entità importante, giusto vadano pagati prima dell'acquisto di altri giocatori o di spese future. Il primo comandamento è salvare la società e metterla in condizione di onorare gli impegni. Ma vogliamo chiarezza. Vogliamo che qualcuno lo dica francamente. Se è questa la motivazione per cui si continua a temporeggiare sul mercato, a rischio, nel caso di un raffreddore di Caboni, di trovarsi scoperti davanti, la comprenderemmo. Serve il coraggio di dire le cose come stanno. Siamo convinti che i tifosi capirebbero.
Di mezze parole dette, dopo anni di delusioni e di fallimenti nascosti sino all'epilogo sportivamente parlando tragico, non ne vogliamo sentire più. Ci piacerebbe la chiarezza, le parole e non le mezze parole, le parole e non i silenzi, le parole e i fatti. Se, invece, tutto è sotto controllo è il verbo fosse davvero: "Consolidiamoci, il nostro progetto è altro, la categoria superiore è un'opzione non un obbligo"; se la direzione di marcia fosse davvero questa, beh, allora, citiamo le parole di un importante esperto di settori giovanili: "Per fare calcio giovanile servono o soldi o il nome, meglio tutti e due". Pazzesco pensare che a Lucca possano venire giocatori di valore per poter poi disputare "esaltanti" sfide per altri anni con le squadre dei paesi e del circondario. Provate a giocare a tennis con uno più scarso e diteci come farete a migliorare.
Nel fine settimana scorso abbiamo assistito alla sconfitta di una delle formazioni giovanili rossonere per mano di un centravanti alto e grosso. Che i genitori non hanno mandato a Lucca perché dalla Verslia era inutile farlo arrivare all'Acquedotto per poi giocare contro le solite squadre. Ecco, senza la categoria superiore il progetto giovanile non potrà mai decollare. A meno che non si pensi a un progetto tarato per realtà minori. Troppo minori anche per Lucca. No, grazie: siamo Lucca e la Lucchese, nonostante tutto.
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