Detto tra noi

Una favola chiamata Alessandria

lunedì, 18 gennaio 2016, 22:04

di fabrizio vincenti

Permetteteci, per una volta, di divagare apparentemente dalla Lucchese. Ci siamo trovati a guardare in tv il quarto di finale di coppa Italia tra Spezia e Alessandria, con un pizzico di curiosità, sentimento alquanto raro per chi come noi non ama le partite in tv, tantomeno se a giocarle sono squadre che non ci scaldano il cuore.  Ma lo spettacolo ci ha davvero sorpreso. E emozionato.

Tralasciando il fatto che la squadra piemontese ci è piaciuta da matti per come ha giocato e interpretato la gara, con la categoria di differenza che non si è minimamente avvertita, e ne sanno qualcosa a Genova e Palermo, a colpirci è stato il sogno che questi giocatori e il loro allenatore hanno regalato a una piazza come Alessandria, per decenni nell'oblio e che solo da poco sembra essere uscita da un circolo perverso. Fatto di retrocessioni, fallimenti e stazionamenti, quando va bene, in terza divisione. La seria A è lontano da questo angolo del Piemonte dal 1960.

Una storia che forse vi fa venire in mente qualcosa. E soprattutto qualche altra formazione. A noi cara. Ecco perché forse nel vedere questa avvincente partita, ci è venuto da immedesimarci nei tifosi dei grigi, che increduli hanno vissuto un altro miracolo della loro squadra. Qualcosa da non farti dormire per qualche notte di fila. Qualcosa che si chiama semifinale di coppa Italia, dove di solito approdano squadre del calibro di Milan, Inter, Juventus e compagnia cantante.

Anche in virtù di un osceno, scandaloso, squallido tabellone, creato, a differenza di altri Paesi, per far arrivare alla fase finale i soliti noti e offrirgli il contentino per una stagione deludente o la ciliegina per un'annata da triplete. Roba da pazzi che si giochi in gara secca in casa della squadra sulla carta più forte. L'Inghilterr, tante volte a sproposito, evocata, soprattutto se si parla di tifosi e stadi, è davvero lontana. Eppure, nonostante questo meccanismo volgarmente taroccato, l'Alessandria, e in parte anche lo Spezia, hanno regalato l'ennesima magìa che solo il calcio può regalare. Stracciando i pronostici e gli accrocchi dei geni del calcio italiano.

Vedere l'Alessandria con i suoi tantissimi tifosi al seguito ribaltare il risultato in pochi minuti, dopo una gara davvero intensa, e finire per vincerla, per l'ennesima volta sul campo avversario, ci ha commossi. Le loro facce ci sono parse le nostre, quelle di un calcio che prova disperatamente a rimanere legato alla propria identità. Che ci fa sognare. Che ci emoziona. Che ci strugge nei ricordi di un passato che quasi sempre non torna, e che stavolta è tornato. Che ci permette di pensare che vale la pena di ingollare rospi per una vita, perché alla fine, per la miseria, alla fine la ruota girerà.

E per i tifosi piemontesi, che forse solo tra un po' capirano in che favola magica si sono imbattuti, ha girato. A una manciata di minuti dalla fine, quando il portiere di casa sembrava avesse scritto la parola fine sulle loro speranze. Senza invidia, ma con emozione diciamo loro: godetevi sino a che potete questa favola. Che è vostra ma anche di tutti coloro che amano il calcio. Viva il calcio che regala pagine come questa. E che la Pantera, prima o poi, ci regali una graffio come questo. Anzi, un supergraffio. Da tenere per sempre nel cuore. 

 



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