Detto tra noi

Regione Toscana, datti una mossa

lunedì, 28 settembre 2020, 09:44

di fabrizio vincenti

Lo spettacolo desolante del Porta Elisa completamente vuoto, con l'eccezione di pochi addeti ai lavori, è tra le immagini che non dimenticheremo facilmente. Lo striscione appeso all'esterno dai tifosi della Curva Ovest così come le bandiere affisse all'interno da altri tifosi della gradinata, al di là del bel gesto, ci hanno messo ancora più malinconia. Ci hanno trasmesso la sensazione dell'impotenza di tutti coloro che vorrebbero stare vicino alla propria squadra e non possono. D'accordo, c'è l'emergenza Covid, ma ci pare che si tratti di un'emergenza a targhe alterne e a zone geografiche.

A targhe alterne perché in alcune circostanze vediamo radunarsi persone, non sempre con le dovute precauzioni, senza che nessuno fiati. Basti pensare a raduni pubblici, o anche a quanto accade nei cinema. Senza considerare quanto avviene anche nello sport dilettantistico. A zone geografiche, perché altrove, in molte altre realtà, le amministrazioni regionali hanno dato il via libera per ammettere sino a 1000 persone negli stadi. Così come peraltro prevedono numerosi decreti del governo per iniziative svolte all'esterno e ovviamente previo mantenimento delle distanze. Una soluzione che non piace alle curve che resteranno fuori comprensibilmente per come vivono le gare, ma che almeno consentirebbe di far entrare qualcuno e rompere un silenzio assordante.  

E qui vengono le responsabilità della Regione Toscana, ancora al palo sul tema. Quando si tratta di combattere battaglie ideologiche è la prima a scendere in campo con una demagogia che fa paura; quando si tratta di altro, latita. Lo sanno bene le tante aziende del territorio che aspettano da anni un piano di smaltimento dei rifiuti. Lo sa bene il calcio, che giusto a queste latitudini, a differenza tanto per dire della vicina e altrettanto rossa Emilia Romagna, ha dovuto far partire le proprie gare senza uno straccio di pubblico. Inevitabile e comprensbile la rabbia dei dirigenti rossoneri che per manifestarsi ha scelto la bocca del più sanguigno di essi, ovvero il diesse Daniele Deoma. Parole dure, le sue, ma totalmente sottoscrivibili.

Eugenio Giani, che nel frattempo è andato in pellegrinaggio, non tanto per la vittoria – a queste latitudini se il Pd decide di condidare una lavatrice, vince lo stesso, grazie a una rete impressionante di consensi nell'area fiorentina – quanto piuttosto per essere ancora in politica dopo 40 anni, il nuovo che avanza, si dia una mossa. Oppure attenderà la telefonata giusta da Firenze e dalla Fiorentina? 



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