Mondo Pantera
venerdì, 8 gennaio 2016, 09:40
Una serata che è corsa sul filo dei ricordi, delle emozioni, di pezzi di vita di tanti dei presenti. Non è stata la presentazione di un libro, "Gli undici graffi della Pantera", quella avvenuta al ristobar Annalisa di via Vecchia Pesciatina 549, quanto un tuffo nella storia della Lucchese. Condotta da alcune delle colonne della storia stessa, come Bruno Russo, Mario Donatelli e Mauro Lazzari, a tutti noto come lo Scimmiato, capo indiscusso della tifoseria rossonera negli anni '70 e '80.
Tanti, davvero tanti, gli episodi ricordati in anni in cui la Lucchese raccoglieva e regalava soddisfazioni, con alcune "chicche" inedite. Russo e Donatelli, in gran forma, hanno aperto il loro personale libro dei ricordi. "La partita che mi è rimasta nel cuore - ha spiegato Donatelli - è stata quella di Palermo, per la vittoria di coppa Italia: 40mila spettatori, un'atmosfera che sembrava da coppe europee e noi convinti dei nostri mezzi che siamo riusciti a vincere lo stesso. è stata una serata incredibile, quella".
Gustosi i rapporti tra i due e Corrado Orrico, come ha ricordato Russo. "Non si poteva sgarrare, ne sa qualcosa Mario che a Andria, dopo che si era litigato in campo con Monaco per una questione di gioco, si vide scaraventare per terra, insieme a Francesco, nel nostro spogliatoio, dal tecnico". "Tutto vero - conferma Donatelli - finii sotto la panca, addirittura. Un'altra volta, per scherzo, gli mettemmo una testa di maiale con il suo berretto e il sigato in testa nel suo spogliatoio, ce la ritrovammo buttata nel nostro, dopo che aveva spalancato la porta".
E il loro rapporto con Lucca e la Lucchese? "Non sapevo nemmeno dove fosse Lucca - ricorda Donatelli - quando mi proposero di venire, poi è stata la tappa fondamentale della mia vita e della mia carriera, dove ho capito cosa voglia dire essere visti come un riferimento, come un idolo. Con i tifosi, specie con quelli della curva, il rapporto è stato sempre intenso, con la gradinata sono volati insulti a volte, che naturalmente ricambiavo".
Un'opinione condivisa da Russo: "Arrivai dallo Spezia e poi ho vissuto qui tutte le fasi della mia carriera, la Lucchese è parte di me, è per questo che dopo il secondo fallimento ho cercato di salvare il calcio a Lucca, riuscendoci. L'arrivo di Bacci da me incoraggiato? In quel momento le altre soluzioni erano sicuramente peggiori, Bacci ha molti difetti e non ne voglio parlare, ma, sinora, ha mantenuto la società a galla. Questo campionato? Il livello è mediocre, la Lucchese pottebbe fare bene".
E uno dell'altro, oltretutto compagni di camera ai tempi dei ritiri, che pensano? "Un giocatore completo - ha detto Russo, parlando del "Rosso volante" - unoa alla Gerard, per fare un paragone con il calcio attuale, poteva giocare in tanti punti diversi del campo, ma sempre bene. Semmai, va detto, sulla fascia sinistra c'ero io, lui e Simonetta: praticamente mi toccava lavorare per tre! E in camera dovevo portare pure la focaccia con sottiletta e prosciutto cotto anche per Mario perché Orrico ci teneva a stecchetto".
"Era un giocatore con una voglia di fare straordinaria - ha spiegato Donatelli, parlando di Russo - una sorta di Briegel in miniatura, comunque in grado di saper usare i piedi. Un grande professionista, fosse stato in campo quella gara con la Triestina...". Già, quella maledetta gara e il palo di Carruezzo su rigore che ha spezzato un sogno. "Ero in tribuna - ha ricordato Donatelli, all'epoca direttore sortivo rossonero - e quando Carruezzo, a cui si può solo dire grazie per tutto quello che ha fatto per la Lucchese, mise il pallone sul dischetto e l'arbitro glielo fece ripostare, dissi a chi avevo accanto: "Lo sbaglia". Andò così e cambiò tutto, perché il calcio ha equilibri misteriosi, noi perdemmo tutte le nostre sicurezze su quel penalty, loro risorsero. L'anno dopo fu un'agonia, con Grassi che non volle tenere D'Arrigo e vari problemi anche nello spogliatoio, ci salvammo all'ultimo".
E di Correggio è tornato a parlare Russo, una pagina straordinaria, vissuta in prima persona: "Credo che quel giorno abbiamo regalato un'emozione unica ai tifosi, sono davvero pochi al mondo quelli che possono vantare un'mpresa del genere, con una vittoria arrivata all'ultimo minuto del recupero contro la diretta concorrente. Ci ho sempre creduto".
Quanto al più grande giocatore con cui hanno giocato accanto, i due non hanno dubbi e rispondono all'unisono: "Roberto Simonetta: faceva cose incredibili, soprattutto dopo il primo anno di ambientamento dove Orrico lo sottopose a un trattamento molto duro per renderlo in grado di farlo rendere nel suo sistema di gioco. Davvero il più forte per il numeri che aveva nel suo repertorio".
"Gli undici graffi della Pantera", il libro che descrive le undici gare consegnate, prima ancora che alla storia calcistica, alla memoria collettiva della tifoseria rossonera, è alla prma ristampa dopo che sono andate esaurite le copie delal prima edizione. E dunque la casa editrice Eclettica Edizioni di Massa ha provveduto a avviare le operazioni di ristampa del volume curato da Fabrizio Vincenti, direttore di Gazzetta Lucchese e collaboratore de La Nazione.
La prima ristampa è disponilie nei primi giorni dell'anno 2016 e copie di essa saranno acquistabili presso: Il Collezionista, piazza San Giusto, Lucca; Edicola Lorenzini, via Fillungo, Lucca; Libreria Ubik, via Fillungo, Lucca; Foto Alcide, piazza San Frediano, Lucca; Edicolè viale San Concordio 224, Lucca; Edicola Berti Lorella via Puccini 3, Lucca, ristobar Annalisa di via Vecchia Pesciatina 549l, Lucca. Oltre che sul web nei principali portali di vendita di libri, a partire da www.ibs.it.
Undici graffi lasciati dal simbolo a Lucca amato come nessun altro. Alcuni dolorosi, altri bellissimi: ognuno di loro sicuramente indelebile. Quasi un marchio a fuoco che viene descritto direttamente dai protagonisti di quelle partite, ovvero i tifosi presenti. Che a distanza di anni, a volte di molti anni, continuano a conservare il ricordo vivido di partite dalle quali esce fuori, ancora una volta, la più semplice delle verità: il calcio è il gioco più bello del mondo. Ma senza tifosi sarebbe niente. Attraverso il filo conduttore delle gare dei rossoneri, ecco una passeggiata dal dopoguerra agli anni nostri, un arco temporale che ha cambiato Lucca, l'Italia e naturalmente calcio.
Dall'epopea della Lucchese in serie A, che affronta il Grande Torino di Valentino Mazzola sfiorando la storica vittoria, sino alla pazzesca, disperata e bellissima impresa di Correggio, con un gol realizzato in pieno recupero che ha ha chiuso le porte dell'inferno e aperto quelle del paradiso, riportando tra i professionisti la Lucchese. Undici partite per capire cosa è stata e cosa ancora rappresenta la Lucchese per i suoi tifosi. Undici capitoli di una storia ultracentenaria che continua a emozionare giovani e meno giovani. Perché la Pantera continua a graffiare. Ieri. Oggi. Domani.
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