Porta Elisa News

Fallimento Lucchese Libertas, l'udienza slitta al 9 febbraio

giovedì, 2 dicembre 2021, 10:39

Fallimento Lucchese Libertas, l'udienza slitta al 9 febbraio prossimo per attende l'esito delle cause civili. Il giudice dell'udienza preliminare, il giudice Silvestri, che aveva fissato l'udienza per il primo di dicembre prossimo, ha deciso il rinvio del procedimento penale nei confronti di Carlo Bini, Arnaldo Moriconi, Umberto Ottaviani e Aldo Castelli al prossimo 9 febbraio. La scelta è maturata in considerazione del fatto che i protagonisti della vicenda, nei cui confronti e nei confronti di aziende a essi ritenute collegate, sono al centro di due cause di richiesta danni, una presso il Tribunale di Lucca, l'altra verso il Tribunale delle Imprese di Firenze. I due procedimenti, secondo quanto appreso, potrebbero sfociare in un accordo transattivo con la curatela che sta curando gli interessi dei creditori e che ovviamente avrebbe un impatto positivo anche nei confronti del procedimento penale.  

Come si ricorderà, per il fallimento della Lucchese Libertas, dichiarato nel giugno del 2019, è stata avanzata la  richiesta di un processo per quattro amministratori della società rossonera. Carlo Bini, 77 anni, Arnaldo Moriconi, 78 anni, Aldo Castelli, di 63 e Umberto Ottaviani, di 71, subentrati questi ultimi due alla guida della società dal dicembre 2018 tra le durissime contestazioni dei tifosi. Il pm Lucia Rugani contesta, in concorso, i reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice. I quattro sono accusati di aver distratto somme di denaro sottraendole ai creditori fallimentari. Un'accusa che riguarda sia gli incassi delle partite di calcio giocate al Porta Elisa dal 20 gennaio al 17 febbraio 2019, ( 23.800 euro totali) che il contante in cassa al 30 marzo 2019, pari a 48.900 euro. Ai quattro viene anche contestata la bancarotta semplice in concorso, per aver aggravato il dissesto della società rossonera astenendosi dal dichiarare il fallimento nonostante le gravi perdite riportate dal 2015 al 2018 (per complessivi 3 milioni e 241mila euro). Un comportamento che avrebbe aggravato il dissesto di (almeno) 1 milione e 600mila euro. Ma non è tutto.

A Carlo Bini, nelle sue vesti di amministratore della società rossonera, e ad Arnaldo Moriconi, ritenuto amministratore di fatto, vengono addebitati anche i pagamenti effettuati a favore della società “Telnet Systems Srl“ riconducibile per gli inquirenti proprio alla famiglia Moriconi, per complessivi 112.240 euro. Pagamenti ascrivibili dopo il 30 novembre 2018 per la fornitura di un sistema di sicurezza, per la videosorveglianza, realizzato però nel 2014. 
All’imprenditore romano Umberto Ottaviani (amministratore unico da fine dicembre 2018) e allo stesso Moriconi vengono anche contestati tre pagamenti di fatture a ridosso del fallimento, quando la società era ormai incapace di ottemperare a regolari pagamenti.

La prima e la seconda del 15 febbraio 2019 per 19.400 euro a favore della “Dulama Sebastian Costantin“ legata a lavori su pozzetti, pompe e sistemazioni varie allo stadio, e per 10.600 euro alla “Termoidraulica di Cozzoli Fabrizio“ relativa alla pompa del campo da gioco e sostituzione di tubature agli spogliatoi. La terza per il pagamento alla “T CON srl“ (riconducibile a Fabrizio Martinelli) del 18 febbraio 2019 per 14.600 euro legati a una consulenza concernente la polizza fidejussoria relativa alla garanzia, in questo caso la seconda di quell'anno, che la Lucchese doveva presentare alla Figc e che fu ritenuta non valida. 

 Accanto alla notizia della richiesta del pm di un processo a carico di Carlo Bini, Arnaldo Moriconi, Umberto Ottaviani e Aldo Castelli (nella foto gli ultimi due) per i reati di bancarotta fraudolente e bancarotta semplice, il curatore fallimentare Claudio Del Prete ha nei mesi scorsi depositato presso il Tribunale delle imprese di Firenze una richiesta di azione di responsabilità personale verso gli amministratori che si sono avvicendati negli ultimi tempi di vita della società. In particolare, viene richiesto di accertare in giudizio gli eventuali illeciti e inadempimenti che nell'esercizio delle funzioni a cui gli amministratori erano preposti hanno contribuito a generare il fallimento. Nell'istanza si quantifica il risarcimento nella misura di 1,5 milioni di euro. Una cifra molto vicina a quella che il pubblico ministero Rugani ha indicato durante le indagini che hanno portato al processo penale e che si riferisce all'aggravamento del dissesto dovuto dal comportamento degli amministratori stessi.

La causa intentata a Firenze fa il paio con le altre che vanno avanti da oltre un anno al Tribunale di Lucca e che vedono la curatela contrapporsi a quattro aziende della zona che hanno avuto a che fare con la Lucchese per un'azione revocatoria in merito a alcuni pagamenti che avrebbero, nei mesi precedenti la dichiarazione del fallimento, aggravato lo stato di insolvenza. In questo caso, l'importo complessivo richiesto sarebbe pari a circa 600 mila euro. 




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