Rubriche : romanzo rossonero
giovedì, 14 novembre 2019, 08:25
di alessandro lazzarini
Lo scontro col Verbania si presentava come uno dei possibili momenti di svolta di un campionato iniziato senza grandi aspettative e che dopo le prime giornate aveva relegato la Lucchese in posizioni anonime di classifica. Un torneo che però si sta rivelando insolitamente equilibrato e che, dopo la vittoria in casa del Prato, pareva potesse riservare nuove e più ambiziose prospettive per la Libertas, a patto di riuscire a completare la rimonta con i tre punti contro quella che si aspettava come una delle compagini più modeste del torneo. Come da tradizione la svolta non è arrivata e il Verbania ha completamente imbrigliato i rossoneri, che per inciso hanno messo piede nell'area avversaria per la prima volta al trentacinquesimo del primo tempo in occasione del gol del pareggio, così l'accenno di euforia dei tifosi si è dovuto immediatamente ridimensionare. Sia chiaro, si tratta di sensazioni emotive, che però sono quelle che governano in modo irrazionale il rapporto dell'amante tifoso con la sua squadra feticcio, perché ci sono tempo e punti affinché tutto possa ancora succedere, anche se poi a ben vedere non si riesce bene a comprendere quale tipo di ambizioni concrete possa nutrire una squadra che non ha punte in grado di risultare pericolose in area di rigore; Falomi finora non ha reso secondo le aspettative, Bitep lotta come un leone ma quando si tratta di fare i movimenti da centravanti o dialogare tecnicamente coi compagni risulta ancora troppo grezzo, Gueye non ha ancora mostrato alcuna potenzialità compatibile con la categoria. Insomma, un disastro, e alla luce della girandola di sostituzioni di domenica scorsa che hanno visto Monaco tirar fuori dal campo tutte le individualità della trequarti, Remorini, Vignali e Nannelli, per concludere con Bitep e Gueye in attacco, proprio non si capisce come sia possibile che un ragazzo con la struttura fisica e la tecnica di Presicci non possa esser buono per far dieci minuti da centravanti anziché affidarsi contemporaneamente a due giocatori che al momento sembrano del tutto spaesati in categoria.
Si fa per dir la nostra su un argomento leggero e colorito come il calcio, è evidente che i tecnici rossoneri abbiano le loro buone ragioni per far certe scelte, e infatti siccome siamo anche pubblico pagante di uno spettacolo, quello che ci preme di più indagare riguardo alla partita di domenica scorsa è l'arbitraggio. Chiaro che non ci siano stati episodi che hanno favorito l'una o l'altra squadra, ma ci si chiede anche come sia possibile trovarsi di fronte a un direttori di gara che non ha la più pallida idea di cosa sia il pallone e dal primo minuto fischia punizioni in seguito a ogni contatto fisico; a un certo punto la gente si stava chiedendo in che modo si potesse arrivare al tiro senza che l’arbitro fermasse il gioco ed infatti i gol sono stati realizzati su due azioni estemporanee praticamente di prima e senza contrasti con gli avversari. Imbarazzante la totale ignoranza riguardo la 'regola del vantaggio', con Remorini ad esempio fermato nel secondo tempo palla al piede per mentre si involava verso l'area di rigore avversaria per far calciare alla Pantera una punizioncina da metà campo.
Una roba intollerabile per gli occhi ma che è la normalità del calcio italiano a tutti i livelli, anche in Serie A, dove gli arbitraggi diventano particolarmente ridicoli con giacchette nere che per imitare il concetto europeo da anni cercano di imparare a lasciar correre il gioco, a patto che i contatti fisici da tollerare si verifichino a centrocampo, perché come ci si avvicina all'area di rigore ogni tocchettino si traduce in una interruzione del gioco se a farlo è colui che attacca, mentre invece ovviamente ai difensori da sempre è concesso di limitare gli avversari in qualsiasi modo sporco possibile. Insomma, più che guardare allo spettacolo e all'applicazione corretta di regole in un gioco che prevede il contatto fisico, quello che conta in Italia è dirigere le gare senza scontentare qualche potentato di turno, poi si vede la Coppa Campioni e ci si accorge che si fischiano meno di un terzo dei falli rispetto alla media italiana e, soprattutto, si punisce con l'ammonizione sistematica il cosiddetto 'fallo tattico', cioè l'interruzione preventiva del gioco con un fallo lontano dalla porta per impedire agli avversari di impostare il gioco in modo corale in spazi di campo disponibili, vera distruzione del potenziale spettacolare di uno sport che sempre più, e specie nelle categorie inferiori, presenta messe in scena irrilevanti con interesse costruito intorno a vicende di gossip, di colore o false polemiche di cui non dovrebbe fregare una mazza a nessuno (tipo l'occhiataccia di un divo pagato decine di milioni all'allenatore per una sostituzione), al posto del vero godimento del gioco.
Per finire, vorremmo parlare di Kazuyoshi Miura. Ve lo ricordate? Nel 1994 fu il primo giapponese della storia a militare nel campionato italiano; classe 1967, arrivò che aveva quasi trenta anni e da quagli anni sembra passata una eternità, ma Kazo Miura gioca ancora, nella serie B giapponese. Ma cosa c'entra Miura con la Lucchese, si potra dire? C'entra nel senso che qua alcuni anni addietro si è visto un centravanti sontuoso, tecnicamente fuori categoria in Serie C, uno che sapeva sempre dove cascava il pallone in area di rigore e che è stato capace di segnare valanghe di gol in Rossonero, uno più giovane di Miura. Ora, questo splendido centravanti che si chiama Tony Carruezzo è allenatore in seconda della Pantera, ma siamo sicuri che a buttarlo dieci minuti in area di rigore di squadre chiuse come il Verbania farebbe peggio di quanto si stia facendo adesso? Chiaramente si scherza, forse.
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