Rubriche : romanzo rossonero
martedì, 14 aprile 2020, 16:44
di emanuela lo guzzo
Quanto tempo sembra passato dal 23 febbraio, data di Lucchese-Ligorna e quindi dell’ultimo assembramento ufficiale dei tifosi rossoneri al Porta Elisa? Tutto. Un tempo indefinito, ma tutto.
Rinviata Fossano-Lucchese. E Lucchese-Prato? È solo un’influenza, basta lavarsi bene le mani. Il calcio si spacca, un po’ si gioca un po’ no. A Codogno il paziente uno. E quello zero? In alcune zone il pallone si ferma, in altre rotola ma un giorno a porte chiuse e quello dopo a porte aperte. No, non è una semplice influenza. Sassuolo-Brescia 3-0. Rugani primo calciatore positivo. E arriva lo stop al campionato. Restate a casa, ma i ristoranti sono aperti. Anche il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, risulta positivo al tampone. La fuga dei meridionali dalla Lombardia e il contagio che arriva al sud. L’amuchina. Non ci sono mascherine. Scuole chiuse. Quarantena, isolamento volontario. Zona rossa. "Ci vuole l’esercito". L’Italia diventa un popolo di virologi e immunologi. Ché mica si poteva essere tutti solo allenatori o arbitri di calcio! I telegiornali, i dati, le stime, i numeri, i decessi. I discorsi di Conte. L’autocertificazione. L’inno dai balconi. #iorestoacasa. Dovete stare a casa, ma gli operai e le loro famiglie invece possono pure morire. La curva ovest Lucca organizza una raccolta fondi in favore del reparto di rianimazione dell’ospedale San Luca, #piùfortiditutto. Piovono donazioni e video da ogni parte d’Italia. La generosità della gente comune. Le code al supermercato, i Dpi, la sanità al collasso. Una nuova autocertificazione. Domenica 22 marzo saremmo stati a Verbania al seguito dei rossoneri. Non ci sono posti in rianimazione. A Bergamo non ci sono più bare né posti al cimitero. E la foto che gira delle bare allineate, in realtà risale al 2013 a Lampedusa. Le fake news. Il Papa, le preghiere. Domenica 29 marzo avremmo ospitato il Seravezza. Le foto di medici e infermieri in trincea fanno il giro del web. Chiuse tutte le attività tranne quelle che producono beni di prima necessità. Quindi? La cassa integrazione. Il decreto salva Italia. La tirannia della Germania. La curva ovest consegna al San Luca igienizzanti, mascherine, calzari, guanti, caschi con visiera. La solidarietà senza sosta che non ha colore politico. Davanti ai drammi della vita siamo tutti uguali, inermi e indifesi. Non si trova il lievito. “C’è troppa gente in giro”, ma se le città sono vuote non sarà per caso una minoranza? Le sanzioni. La didattica on line. I quaderni al supermercato non si possono comprare, ma le sigarette al tabacchino sì. Passeggiata con il cane consentita solo vicina a casa. Il sito dell’INPS, i 600 euro, le partite iva. Una nuova autocertificazione. Tutta colpa dei runner. Tagli drastici al Servizio Sanitario Nazionale negli ultimi quaranta anni, ma la colpa è dei runner. Prima era dei cinesi, poi del paziente uno che fa troppa vita sociale, poi ancora dei terroni rientrati al sud, ora degli amanti della corsa. L’esercito dei delatori staziona come i cecchini alla finestra, armato di smartphone per denunciare i trasgressori rivelando la propria intolleranza prima ancora che l’altrui mancanza. L’emergenza in Spagna. Il premier inglese Boris Johnson - quello dell’immunità di gregge e del sacrificio dei più deboli – in terapia intensiva. Trump. La Merkel. Il discorso della regina. Il Mes. Gli eurobond. La primavera. Il 5 aprile avremmo preso il sole sugli spalti a Fezzano. La curva ovest ordina con parte del ricavato della raccolta un video laringoscopio - macchinario per le intubazioni difficili – da destinare al San Luca. L’accusa di Conte a Salvini e Meloni. Un paese in ginocchio, la generazione dei nonni in via d’estinzione, le piccole e grandi aziende in difficoltà, le famiglie che non ce la fanno, gli aiuti che non arrivano e il governo che gioca a freccette.
La distanza sociale. Il calcio schiavo del business forse riprenderà, o forse no. Il 9 aprile sarebbe arrivata a Lucca la Caronnese prima della sosta di Pasqua. Tra le tante altre cose ci mancano lo stadio, l’aggregazione, i cori, i colori, le trasferte. Non è superficialità, è la vita. È la voglia di reagire, ognuno a suo modo, è il richiamo dei pensieri positivi sperando che un giorno potremo riprendere le nostre abitudini, i nostri rituali, i nostri assembramenti. Anche quelli della domenica del pallone.
In fondo la Lucchese è prima in classifica da due mesi e se l’Italia, con la scusa di tranquillizzare i bambini, s’attacca all’hashtag #andràtuttobene nonostante morti, famiglie ridotte in cenere nelle urne, sofferenze, economia a picco e nuovi poveri, allora passateci anche #torneremoalPortaElisa. Una convinzione confortevole e trasparente che sa di passione e di orizzonte.
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