Rubriche : Romanzo rossonero
martedì, 13 ottobre 2020, 16:40
di emanuela lo guzzo
L’ultima immagine che fino a domenica scorsa conservavamo dello Stadio Silvio Piola di Vercelli era quella di un rigore parato al 90’, di un’esplosione di gioia e di uno 0-0 festeggiato come una vittoria in un sabato pomeriggio di aprile di due stagioni fa, a tre giornate dal termine di un campionato travagliato e drammatico. L’espressione di desolazione degli inquilini del terzo piano del palazzo dietro la curva est, il settore dedicato agli ospiti, che avevano assistito alla gara da dietro le finestre, probabilmente somigliava a quella dei tifosi rossoneri due giorni fa. In tempo di Covid, di divieti e restrizioni, di maschere e mascherine, di incoerenze e ipocrisie, di distanziamento e istigazione alla delazione, i sentimenti dei supporters rossoneri sono gli stessi di quando il navigatore li portava su Viale della Rimembranza per raggiungere il parcheggio destinato agli ospiti. Quante cose sono cambiate da allora, da quando gli steward piemontesi sequestravano all’ingresso accendini e flaconcini di amuchina di chi, in netto anticipo sulla pandemia, conoscendo l’igiene precaria degli stadi italiani, ne faceva già uso.
Quante cose sono cambiate nel quotidiano prima ancora che nel calcio. E quante altre ancora cambieranno per rimanere poi sempre le stesse. Mentre infatti parliamo di sentimenti e di fede, di appartenenza e attaccamento a una città, a una maglia e a dei colori, il calcio, con la scusa dell’emergenza sanitaria, sprofonda sempre di più nell’abisso della schiavitù degli interessi economici, dei diritti delle pay tv e degli stadi vuoti. Nelle serie minori poi c’è da fare i conti con i disservizi tecnici delle piattaforme che dovrebbero garantire la possibilità di assistere ai match, ma la cui solerzia si limita alla riscossione puntuale del pagamento delle gare e nell’altrettanto puntuale assenza di segnale. Bisogna arrivare alla quarta giornata, l’ennesima di mal funzionamento di Eleven Sport, il broadcaster ufficiale della serie C, per sentire il Presidente Ghirelli parlare di “irritazione altissima” derubricando una grave negligenza a un episodio per il quale avere “urgenti e precise risposte per il futuro”. Confondendo la collera dei tifosi collegati invano con una dermatite e mascherando la loro frustrazione con il suo prurito. Non è sicuramente questo il calcio che piace agli ultimi romantici. E ad appesantire un quadro generale già abbastanza pesante, arriva la sconfitta contro la Pro Vercelli che conferma l’avvio di stagione in salita della Lucchese. La verità è che siamo scarsi, inutile girarci intorno. O almeno questa è l’impressione dopo le prime quattro giornate. Ma questa non è una colpa né un’ammissione di cui doversi vergognare. Siamo scarsi per mancanza di fondi e la società rossonera, invece che poter operare serenamente sul mercato, ha dovuto, per far quadrare i conti e non senza sforzi, arrangiarsi al discount e accontentarsi di promesse e scommesse. E da matricola, con l’inesperienza mista alla giovane età e alla qualità degli interpreti in alcuni casi non del tutto adeguata alla categoria, la Lucchese ha iniziato il suo nuovo corso tra i professionisti con difficoltà forse superiori a quelle messe in preventivo. Tuttavia, al netto dell’unico punto strappato, dei dieci gol subiti - che dopo trecentosessanta minuti la incoronano come peggior difesa - dei quattro realizzati e del fondo della classifica a un soffio, la Pantera deve poter avere il tempo di mettere a fuoco, metabolizzare e ripartire con fiducia, determinazione e soprattutto fame. È quest’ultima che non può e non deve mancare, come in una famiglia in cui si tira la cinghia e si fanno sacrifici. La fame, quella vera, perché non possiamo permetterci il semplice appetito. Ed è la fame, quella che sul campo diventa agonismo e ignoranza calcistica, a dover costituire un appiglio per la squadra di Monaco, oggettivamente troppo leggera fisicamente – specie in una zona nevralgica come il centrocampo - e fragile per poter intimorire o piegare compagini meglio strutturate e più esperte. Se le risorse economiche per il momento non ci sono, è inutile piangere sugli errori di valutazione e invocare l’arrivo di chissà quale profeta del rettangolo verde. E il solito “condizionati dagli episodi” convince ormai come il “ti aspetto” di Cristiano Ronaldo nello spot dell’università eCampus o come il “500 biglietti venduti” alla vigilia del match casalingo contro il Grosseto. I segnali di miglioramento percepiti nel match di Vercelli devono di certo costituire il punto di ripartenza, ma a questo punto si rendono necessarie anche consapevolezza, trasparenza, umiltà e rispetto per gli appassionati. L’impegno, da solo, non basta e non può bastare. Forse c’è bisogno che anche l’ambiente torni a far sentire maggiormente il proprio sostegno ai rossoneri che purtroppo per il momento la domenica dovranno fare ancora a meno dell’incitamento della parte più calda del tifo, quello che in più di un’occasione è stato definito il dodicesimo uomo e che, in linea con la decisione di tutte le tifoserie d’Italia, ha deciso di non assistere alle gare fin quando saranno in vigore le restrizioni e le limitazioni relative al numero di spettatori e alle distanze di sicurezza imposte.
È tempo di tornare a stringersi e unirsi idealmente, cercando nel distanziamento fisico la forza e la voglia di esserci ancora e sempre di più. Tutti e tutti insieme.
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