Rubriche : romanzo rossonero
venerdì, 20 novembre 2020, 09:44
di emanuela lo guzzo
Olbia, zona gialla quasi arancione, venti gradi. Più che autunno sembrerebbe primavera, eppure questo è già l’inverno più rigido degli ultimi anni. Proteggere sé stessi e le proprie passioni dalla morsa di questo nuovo freddo è qualcosa che va ben oltre la forza d’animo e la buona volontà individuale. Mentre su Eleven Sport scorrono le immagini del match tra la squadra di casa e la Lucchese, c’è chi si perde ad accarezzare ricordi, galleggiando nell’incertezza sul futuro anche calcistico. Perché, sebbene risulti tra le cose futili ed effimere, anche il mondo del pallone è vittima di questo momento storico, in bilico tra la reale emergenza e il minestrone di situazioni surreali e paradossali. Nel primo tempo gli occhi vanno spesso alle spalle del numero uno rossonero Coletta, sui gradoni di lamiera vuoti della curva riservata agli ospiti dello Stadio Bruno Nespoli. Occhi trasportati da nostalgia, in fuga dalla pesantezza degli ultimi mesi, cullati dal desiderio di ritorno alle evasioni della domenica, senza distanziamento sociale. È una visione che fa male, di un dolore muto e continuato, non asintomatico. La mente torna alle trasferte in Sardegna e il sorriso spunta storto e spontaneo sotto la mascherina.
Il viaggio in nave di notte, l’alba con i colori della Gallura, la compagnia, lo spirito della trasferta, la condivisione, il chilometro a piedi fino allo stadio. Che poi, di 365 giorni possibili, il recupero si gioca il 18 novembre, giorno esatto in cui nel 2017, proprio al Nespoli di Olbia, la Pantera vinse in rimonta per 2-1 contro l’Arzachena. Scherzi del calendario, ironia della casualità e indice sulla memoria. Si gioca nel silenzio rotto dalle voci dei protagonisti e dei pochi eletti presenti. Sulla strada che passa accanto allo stadio si vede un piccolo gruppo di spettatori abusivi. Con un pizzico di sana invidia ci chiediamo se hanno in tasca l’autocertificazione con la spunta sulla voce “spostamento per necessità”. La Lucchese, in campo dopo appena tre giorni dalla gara di Sesto San Giovanni, è arrivata con i pochi giocatori disponibili dopo essere stata travolta dal Covid. Non c’è tempo per la convalescenza, il campionato chiama, la classifica non fa sconti. E nonostante il fiato corto, la condizione e le gambe da ritrovare, il peso e i centimetri ancora un po’ da sistemare, sul rettangolo verde c’è finalmente una squadra. Il suo profilo, visto già nel pareggio di domenica scorsa, è più netto e definito. Viva Lopez, viva gli uomini giusti al posto giusto, viva i nuovi arrivi e i rigenerati, come Kosovan – tanto per citarne uno - che ha preso il posto del gemello sconclusionato di inizio stagione, viva le magliette con un’anima dentro, viva le ventate di mentalità e di personalità.
Il punto che arriva è il secondo in tre giorni. Due risultati utili consecutivi di questi tempi - e soprattutto il primo match senza subire gol - con tre partite e diversi uomini da recuperare, sono preziosi. Sono i piccoli passi a portare a destinazione. L’unica zona possibile della Pantera è quella rossonera.
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