Mondo Pantera : la lettera

Bisceglie-Lucchese, era già tutto scritto nel cielo

venerdì, 14 giugno 2019, 08:32

di mario santini

INTRODUZIONE L'esito del match di ritorno per la permanenza in Serie C tra Lucchese e Bisceglie non era affatto scontato e molti erano gli scettici durante la settimana di avvicinamento all'incontro ("scontro" calza meglio). La Lucchese doveva salvaguardare un "piccolo tesoretto" rappresentato da un gol di vantaggio segnato da Provenzano nella partita del Porta Elisa: quindi era lecito pensare che il Bisceglie potesse anche ribaltare il risultato sul proprio campo come aveva fatto con la Paganese appena sette giorni prima dell'incontro di Lucca. Sarebbe bastato un attimo di sfortuna o di distrazione per "rompere le uova nel paniere" dei rossoneri. Per colpa di questi dubbi giustificati ogni persona normale  e sensata ha vissuto una settimana piena di ansie, di paure e di riti scaramantici con il pensiero di riportare "uova e paniere sani" da Bisceglie. Le preghiere di "chi crede", gli scongiuri di chi "non crede" e le "toccatine" dei superstiziosi hanno accompagnato sette giorni di attesa lunghi e duri da far passare. Altro che "il logorio della vita moderna" di un vecchio spot di Carosello con Ernesto Calindri! Io personalmente ero sicuro che la Lucchese si sarebbe salvata, ma ho vissuto ugualmente una settimana "in apnea": non ho fatto praticamente niente, neanche la spesa che faccio settimanalmente al Supermercato. L'unico acquisto "il pane quotidiano" di cui non può fare a meno nessun cristiano che si rispetti. Il lavoro in certe situazioni non conta, anzi è pericoloso quando si ha la testa altrove, allora ho deciso di starmene a casa e di non fare praticamente nulla per tutta la settimana. Ho onorato solo alcuni impegni musicali serali soprattutto "per staccare" un po' e far riposare la mia mente prima che scoppiasse. L'unica occupazione giornaliera era quella di spippolare sul computer i siti e i social che parlavano della Lucchese; ho scritto qualche messaggio e ho fatto un po' di telefonate agli amici di FEDE ROSSONERA. Praticamente è stato come se avessi fatto il ritiro pre partita anch'io. Tutto qua! 

IL VIAGGIO Cominciamo dall'inizio come comincia al mondo ogni racconto che si rispetti. Il mio viaggio ho avuto la fortuna di farlo in macchina accanto ad una persona che stimo molto e che guida meglio di un tassista prossimo alla pensione (il Porcarese). Di conseguenza,  il primo ragionamento sensato della mattina lo abbiamo fatto ricordando i nostri cari che non ci sono più, ma che rimarranno in modo indelebile legati alla Lucchese: Sara, Picone, la mia Maria Luisa... Sono i nostri "Angeli Custodi" che da lassù proteggono noi e anche la Pantera. Guardando le nuvole in cielo li abbiamo immaginati "appoggiati ad una nuvola bianca e soffice" assieme a tanti nostri "amici rossoneri" a guardare divertiti l'esodo colorato dei tifosi che da Lucca muoveva verso Bisceglie per assistere alla partita della Lucchese più importante degli ultimi dieci anni: eravamo certi che in questo giorno il LORO appoggio non sarebbe mancato! La nostra vettura è stata la prima ad arrivare allo Stadio Ventura di Bisceglie e a prendere possesso dei 10 metri quadrati di piazzale che gli spettavano di diritto per avere a bordo cinque persone (tifosi) munite di biglietto per il Settore Ospiti: eravamo in anticipo di un'ora e mezza rispetto all'inizio della gara e gli addetti ai lavori stavano ultimando la messa in opera dei divisori di sicurezza dei settori dello Stadio. Pochi minuti dopo il nostro arrivo cominciano ad arrivare altre macchine e il piazzale si anima subito di tifosi festanti e si dipinge dei colori rossoneri. Una coppia di amici abbastanza giovane per farlo è venuta da Lucca addirittura cavalcando una Harley Davidson nera fiammante: "Che bella entrata avete fatto, spettacolare, alla Easy Rider", è stato il mio commento durante gli abbracci. Alle ore 19.30 eravamo già in tanti su quel piazzale accogliente e tutti eravamo sicuri che la serata di calcio che stavamo per vivere sarebbe stata emozionate e indimenticabile: la degna conclusione di un Campionato unico, bellissimo e irripetibile. Siamo tutti impazienti e si entra. Lo Stadio Ventura, a prima vista, ci appare piuttosto bruttino nel suo insieme: il terreno di gioco non era bello per nulla, le righe bianche le vedeva solo che le voleva vedere, ma non c'erano; erba poca e rinsecchita e sulle fasce laterali e davanti alle porte non ce n'era "punta"; le Tribune mi parevano più da campo dell'Oratorio che da Serie C. La tribuna della Curva riservata agli Ospiti, un prefabbricato in ferro, era posta abbastanza distante dalla porta e allora ognuno che entrava andava su e giù per cercare il punto preciso da dove poteva vedere meglio la partita. Dopo appena mezz'ora, gran parte dei trecento tifosi rossoneri sono già al proprio posto di "combattimento" e il colore grigio del ferro della tribuna era già stato "rimpiattato" dal colore rossonero di sciarpe, magliette e bandiere. Mancano solo gli Ultras della Curva Ovest e ci rendiamo subito conto di quanto ci mancano quei ragazzi: questo si vede e soprattutto si sente! Ma alle 20 in punto i loro canti in lontananza fugano ogni timore: gli ultras stanno arrivando. Dieci minuti dopo entrano dentro lo stadio mischiati ad un gruppo di tifosi dell'Andria (gemellati con quelli della Lucchese) anch'essi con le loro bandiere da sventolare al cielo. Il clima è cambiato immediatamente ed è subito festa grande. Il tempo stringe, ma in quei venti minuti che hanno a disposizione i ragazzi lavorano febbrilmente: appendono all'inferriata a bordo campo lo striscione integrale CURVA OVEST portato da Lucca, organizzano la coreografia e sistemano tutti gli striscioni (tantissimi) dei clubs della Lucchese: ora anche il "grigio triste" delle inferriate scompare dalla nostra vista. Alle 20.30 la tribuna del Settore Ospiti è diventata la CURVA OVEST e due soli colori dominano: il rosso e il Nero. Chiunque si trovi su quella tribuna ora è pronto a finire la sua voce e a cadere stremato senza forze per sostenere la squadra del cuore fino in fondo..."FINO ALLA VITTORIA".   

LA PARTITA Finalmente siamo alla partita della verità tra Bisceglie e Lucchese. Dopo il rito della monetina lanciata in aria per scegliere il campo e il soffio vigoroso dell'arbitro Camplone nel fischietto, l'attesa finisce e la partita comincia. Ogni singolo giocatore e ogni singola persona presente nella "catinella" dello Stadio Ventura sente l'importanza dell'incontro: in palio c'è la permanenza in Serie C che vogliono tutte e due le squadre. L'ambiente si surriscalda subito, nonostante la brezza che arriva dal mare, distante si e no trecento metri, che ci asciuga addosso il sudore della tensione. Il tifo è assordante in ogni settore dello stadio: i tifosi di casa sono più numerosi perché la partita si gioca nella loro città e oggi allo Stadio Ventura sono presenti una nutrita schiera di "tifosi occasionali" (tutto il mondo è paese). Facendo due calcoli dei mille presenti solo (si fa per dire!) trecento cinquanta sono i tifosi della Lucchese. Però ogni volta che i ragazzi della Curva Ovest gonfiano i loro polmoni è tifo da Serie A, il tifo avversario sparisce e i nostri ragazzi in campo mettono il turbo. La partita è subito maschia, ma corretta. Avvincente ed emozionante per l'importanza del risultato. Per la Lucchese la partita col Bisceglie può essere quella della svolta: una sconfitta potrebbe portarla nel baratro, in categorie innominabili e al fallimento. Una vittoria aprirebbe invece altri scenari (si spera!). La Lucchese parte un po' contratta perché i padroni di casa spingono veramente forte e credono nella rimonta. Ma anche la Lucchese crede nella vittoria in virtù di quel gol di vantaggio segnato nella partita di andata al Porta Elisa. Inizialmente il gioco è costantemente nelle mani degli avversari, però i loro piedi, per fortuna, "fanno cilecca" in un paio di occasioni facili facili. Lo spettacolo è di quelli che ti fanno respirare a fatica e il pensiero dei mille spettatori è rivolto solo alla vittoria della propria squadra: ognuno rischia un "corto circuito cerebrale". Le due tifoserie infiammano l'ambiante con canti, cori e battiti di mani incessanti: lo stadio è una bolgia assordante e lo rimarrà fino all'ultimo minuto della la partita: è piacevole essere lì anche se sotto sotto TUTTI SOFFRIAMO. Il primo tempo si chiude in parità che significherebbe SERIE C per la Lucchese e retrocessione per il Bisceglie. "Speriamo che finisca così" è il commento più ricorrente dei tifosi durante l'intervallo. Ma non finirà così perché dopo sette minuti di gioco del secondo tempo arriva il gol di Triarico di testa su calcio d'angolo a scuoterci di soprassalto e ad alzarci i battiti cardiaci. Ora il combattimento è ad armi pari e il sogno di vittoria potrebbe svanire. La disperazione in quel momento prende il sopravvento sui più deboli, ma anche sui più forti ed insospettabili (i loro nomi non li faccio per correttezza ed amicizia). Un "vecchio tifoso" di mille battaglie si è accasciato con la testa tra le mani piangendo a dirotto, ha ceduto ad un altro tifoso anche la sua bandiera perché non ce la fa più a sventolarla. Altre persone di ogni età hanno seguito il suo esempio e piangono amaramente come si fa al funerale di un amico di famiglia. In quei momenti di sofferenza molte lacrime hanno bagnato i gradoni di ferro della nostra Curva grigi come la era diventata anche la nostra anima. Altri tifosi per non farsi vedere piangere hanno fatto qualche passo su e giù lungo il breve tratto di tribuna vuoto: io ero tra questi e posso testimoniare, "lo giuro sulla Bibbia" come fanno in tribunale, che "si piangeva amaramente sul serio". Due tifosi di consolidata esperienza, ex ultras e non più giovani, non solo piangevano a dirotto e urlavano, ma si sono attaccati all'inferriata di ferro della Curva scuotendola e facendola ondeggiare come fosse la rete di ferro a maglie che negli anni '60  circondava "la Casina rossa" . Alcuni tifosi pensando al pericolo o alle diffide hanno sudato sette camicie per staccare i due dall'oggetto con cui stavano sfogando la propria rabbia. Ma la cosa  più buffa è che quello show di incontrollata disperazione lo stavano facendo proprio davanti a due telecamere di sicurezza posizionate sull'inferriata ad altezza d'uomo e davanti al loro naso: una scena spettacolare e drammatica che probabilmente sarà stata vista dalla sicurezza dello Stadio che però non è intervenuta. Dopo avere assistito a delle reazioni così incontrollate per il semplice motivo che il Bisceglie aveva pareggiato i conti, non volevo pensare a cosa sarebbe successo in caso di sconfitta della Lucchese: del resto il pensiero ai nostri Santi in Paradiso era sempre forte, come fortissima era l'idea che grazie a LORO "era già tutto scritto alto nel cielo". Il panico, comunque, ha avuto una durata brevissima e in men che non si dica siamo tornati di nuovo tutti ai posti di combattimento. La Curva ha continuato a cantare ancora più compatta: alzando toni e volumi, mentre alcuni ex capi tifosi della CURVA OVEST dei tempi d'oro (a Bisceglie erano quasi tutti PRESENTI) hanno capito che era venuto il momento di aiutare i nostri giocatori e di trasformare immediatamente la Curva nel "dodicesimo uomo" in campo. Quello era il momento in cui si decideva l'esito della partita. Quindi, senza indugiare, gli ex capi si sono riappropriati del loro potere e si sono messi a sbraitare e a gestigolare sotto la parte laterale della Curva dove le persone normali erano "ammutolite" e le hanno costrette a cantare. I ragazzi di Andria erano i meno scioccati e tutto il tifo ha preso nuovo vigore grazie anche al loro sostegno vocale. Che momenti emozionanti! Era come se ogni tifoso avesse buttato il suo cuore dentro al campo di calcio. Ora che era stato avvertito il pericolo, tutti avevano fiato da vendere, tutti cantavano, tutti battevano le mani a tempo e tantissimi rischiavano di tornare a Lucca scalzi per la violenza che mettevano nel battere "a tempo" le loro scarpe sui gradoni di ferro grigi della Curva, ancora commossi e bagnati dalle nostre lacrime. Dire che era una bolgia infernale sarebbe riduttivo. Se avessi avuto a portata di mano un misuratore di DECIBEL sono sicuro che la CURVA OVEST dello Stadio Ventura di Bisceglie  in quel momento avrebbe superato di gran lunga il rumore del Campo Balilla (proprio il campo dove la Lucchese giocava le partite 100 anni fa) in occasione dei concerti rock estivi. Il coro di ripartenza è stato il classico "La sosteniamo o no... che a cose normali è bello di suo, ma questa volta aveva un sapore diverso e un'intensità diversa: dentro l'urlo di ciascuno di noi c'era la consapevolezza che in quel momento stavamo lottando per la vita o la morte della Pantera. Comunque, dopo il gol subito la partita è andata avanti tranquilla e la Lucchese non ha mai corso rischi particolari; la mia sensazione è stata che i nostri giocatori fossero anche più freschi e più reattivi sul piano atletico (Guidi Guidi!). Il secondo tempo si chiude con alcune azioni in contropiede dei rossoneri e una parata di Falcone allo scadere. Ma il risultato rimane in parità e quindi si va ai tempi supplementari.

I TEMPI SUPPLEMENTARI L'intervallo è molto breve, giusto il tempo necessario ai giocatori per rinfrescarsi con le bottigliette dell'acqua e ai ragazzi della Curva Ovest di riscaldarsi con la "centesima lattina di birra" e il gioco riparte. Anche le emozioni ripartono. Le due squadre sono "cotte a puntino", ma nella mezzora di gioco extra time la Lucchese si butta negli spazi del campo lasciati vuoti dagli avversari che hanno dato tutto per vincere la partita prima del novantesimo. I giocatori del Bisceglie accusano vistosamente la fatica e le loro gambe fanno "giacomo giacomo"(!). La Lucchese nel secondo tempo supplementare ha avuto due occasioni per fare sua l'intera posta e chiudere il match salvezza, ma prima Zanini e poi Lombardo falliscono due palle gol che avrebbero portato all'istante tutti i tifosi al "settimo cielo". La partita finisce in parità e arriva così il momento peggiore per il tifoso: quello dei calci di rigore. I rigori sono "indigesti" solo per il semplice motivo che può succedere di tutto e che fino all'ultimo secondo non sai come andrà a finire. Spesso accade che ad essere condannata sia la squadra migliore. Non è un caso che i rigori sono definiti: "un terno al lotto".

I RIGORI La sequenza dei rigori, battuti proprio davanti alla nostra Curva, mi ha fatto ritornare alla mente una vecchia canzone degli anni '60 dal titolo "Se piangi, se ridi". Proprio così, perché il risultato della partita è cambiato ad ogni rigore battuto dall'una o dall'altra squadra: abbiamo assistito in diretta ad un'altalena di risultati da infarto. Un particolare mi ha dato subito nell'occhio: il nostro portiere Falcone, ogni volta che l'avversario si apprestava a battere il rigore, faceva un "saltellino" piccolo piccolo, si attaccava alla traversa e la faceva ondeggiare vistosamente per qualche secondo: era un modo chiaro per irretire il rigorista inducendolo a pensare che quelle "mani lunghe" sarebbero arrivate in ogni centimetro della porta (Falcone in persona mi confermerà che avevo visto giusto). Comincia "la lotteria": i nostri primi rigoristi sbagliano i primi due rigori e noi SI PIANGE due volte, Falcone para i primi due rigori e SI RIDE due volte; Mauri fa gol e SI RI-RIDE (ora siamo noi in vantaggio), ma il rigore successivo entra alla destra di Falcone nonostante "il portierone" rossonero abbia intuito la traiettoria "si tace"  e "si prega" (risiamo in parità)... L'incubo ricomincia, ma fortunatamente dura solo un attimo: Di Nardo segna e questa volta si RIDE FORTE (risiamo in vantaggio); il rigore successivo lo batte Zigrossi: lui fa gol e noi  "musi lunghi" (ancora parità) si soffre; il quinto rigore lo batte Sorrentino: parato... Tutte le persone di buon senso avrebbero pensato: "E' la fine" (vincono loro) e SI-RIPIANGE (questa volta più amaramente di prima); il rigore successivo lo batte Starita, l'ex giocatore del Pisa che nella sua carriera ha segnato quattro gol alla Lucchese di cui uno con la maglia del Pisa, ma Falcone para e "ci vendica" (GRAZIE!); ma non è ancora finita (risiamo in parità). Ora comincia la fase due, i rigori saranno battuti ad oltranza e chi sbaglia paga subito il fio e perde la partita. Il primo lo batte Zanini che insacca nel sette alla sinistra del portiere, rigore bellissimo da manuale: palla da una parte e portare dall'altra parte, si ride si ride SI RIDE (ri-siamo in vantaggio NOI); lo stadio si gela, come lo Stadio del Ghiaccio di Cortina per le Olimpiadi invernali del 1956, non si sente volare una mosca e le zanzare non ci sono, tutti i mille tifosi trattengono il fiato: è un ambiente surreale per uno stadio di calcio. Ora Tocca a Longo battere: mentre sistema il pallone sul dischetto dalla Curva Ovest partono i fischi "a raffica", Falcone, prega i suoi Santi (dopo mi confermerà di persona anche questo particolare), fa il solito "saltellino", la traversa dondola e Longo si sente piegare le spalle da "un macigno" per quel rigore che potrebbe condannare la sua squadra alla retrocessione in caso di errore; tanti pregano, anch'io prego prego il mio santo preferito che è nato a Molfetta a solo nove chilometri dallo Stadio di Bisceglie; dopo questi attimi interminabili Longo parte, una breve rincorsa e calcia, ma il pallone pallone schizza su alto nel cielo e viene recuperato alla svelta, prima che ricada sulla terra, dai nostri Santi "appoggiati ad una nuvola bianca e soffice" che si sono goduti lo spettacolo bellissimo di una serata bellissima, da raccontare anche in Paradiso. La Lucchese ha vinto l'incontro finale col Bisceglie e su anche su quella "nuvola soffice" Si RIDE come si ride sulla terra. Anzi, sulla terra di Puglia SI RIDE E SI PIANGE, SI PIANGE E SI RIDE, ma ora le lacrime dei tifosi sono lacrime di gioia: la Lucchese rimane in SERIE C con pieno merito e con 25 punti di penalizzazione: un vero miracolo? Sì un vero miracolo!... "Ma era già scritto tutto alto nel cielo!". 

LA FESTA Passata la paura è giunto anche il momento tanto atteso della festa. Ed è subito festa grande. Sulla tribuna della CURVA OVEST (volata a Bisceglie per incanto come la casetta di Gesù di Nazareth a Loreto) tutti abbracciano tutti e si scambiano le gocce del loro sudore caldo e profumato di vittoria; anche le persone che si conoscono solo di vista si abbracciano e si baciano. Dopo l'urlo liberatorio per la vittoria i ragazzi della Curva continuano a lanciare i cori raschiando il fondo del loro repertorio: sono finiti. Allora si ricomincia da capo e si fanno i bis , i tris e i POKER! Battuto l'ultimo rigore i giocatori corrono come furie sotto l'inferriata della CURVA OVEST di Bisceglie come se volessero abbatterla, si appropriano del megafono dei ragazzi (oramai è diventata una piacevole abitudine) e lanciano il primo coro della nuova serie: "Forse chissà succederà, canta con noi..." (il resto della filastrocca lo sanno anche i sassi e da quel momento lo ricorderanno anche i pochi fili d'erba del campo di Bisceglie!). Mentre i giocatori cantano e saltano tirano al di qua dell'inferriata le loro maglie bagnate di sudore "benedetto", i pantaloncini, i calzini, Falcone lancia anche i guanti con cui ha parato tre rigori: per i fortunati che sono riusciti ad agguantare qualcosa quei capi di abbigliamento sportivo, apparentemente insignificanti nel quotidiano, saranno dei cimeli "da conservare in eterno" nella vetrina del salotto buono, ma soprattutto da tenere ben vivi nel loro cuore. In quello spicchio di campo, a pochi metri da noi ci sono tutti gli attori di un film bellissimo la cui fine "era già scritta alta nel cielo": ci sono i giocatori che non stanno più nella pelle, lo staff tecnico (l'unico assente era Favarin che non ha avuto il permesso dalla Lega) e gli impiegati, ancora con le maniche rimboccate, per colpa delle lavatrici fatte al Porta Elisa (!). Ci sono anche i nostri bravi fotografi lucchesi che con le loro macchine fotografiche "da mille e una notte" hanno immortalato in centinaia di immagini quelle scene di giubilo indescrivibili per consegnarle per sempre alla Storia del Calcio.Seguire tutti è impossibile, sarebbe come "guardare tutte le galline quando una faina entra nel pollaio". Molti giocatori sono saliti sul muretto dove poggia l'inferriata della Curva seguendo l'esempio di Capitan Bortolussi: con loro possiamo parlarci e li possiamo toccare e allora facciamo ambedue le cose.Dopo molti minuti di baldoria i giocatori abbandonano quella posizione scomoda, si riuniscono uno accanto all'altro sul prato, si mettono in ginocchio sotto la Curva Ovest e con le lacrime agli occhi (uomini veri prima che giocatori) cantano a squarciagola il loro ringraziamento ai tifosi: "GRAZIE RAGAZZI, GRAZIE RAGAZZI..." In piedi dietro di loro c'è il (DJ...!) Obbedio che se li vorrebbe abbracciare tutti assieme, ma non ci riesce e Moreno Micheloni (unico vero socio della Lucchese libertas 1905) che in due ore "a occhio e croce" avrà perso 10 chili di peso. In quel momento preciso se c'era una persona che non piangeva era semplicemente perché non era lì". A quell'amico venuto da Lucca in Harely Davidson, quando ci siamo ritrovati al parcheggio gli ho detto: "Ho goduto come quando è nato il mi figliolo". Subito dopo ho pensato che avevo esagerato e di avere fatto anche una figuraccia; però la domenica sera alla Festa della Vittoria fatta al Porta Elisa, quando ho sentito con le mie orecchie un giocatore della Lucchese dire: "Ho provato la stessa gioia di quando sono nate le mie due figlie", mi sono dovuto ricredere:" Non avevo esagerato e non avevo fatto nessuna figuraccia".Potevamo rimanere dentro lo stadio "in estasi" per tutta la notte da quanto si stava bene (il Monte Tabor vi dice qualcosa?). Quanta gioia, quante emozioni forti, nessuno si è avvicinato per mandarci via (questo era successo invece nell'incivile paesino di Correggio) o per interrompere i festeggiamenti. Quel dopo partita che non finiva mai rappresentava il coronamento di un sogno ed era talmente bello da non sembrare neanche vero. Che momenti bellissimi! Era come se il tempo si fosse fermato quando l'arbitro ha soffiato nel fischietto per decretare la fine dei giochi... Però, a un certo punto, un pensierino (piccolo piccolo) ai 700 chilometri da fare per ritornare a Lucca qualcuno deve averlo fatto, perché ci siamo incamminati alla spicciolata verso il parcheggio dietro la curva continuando a cantare, a urlare e a saltare. Una volta raggiunto il parcheggio "quella spicciolata di persone" si è riunita di nuovo e la festa è ricominciata prepotentemente. Tutti bevevano di tutto per la sete. Io allora ho tirato fuori dalla borsa frigo una bottiglia di spumante "italiano"  freschissimo e dolcissimo come non mai che avevo portato da Lucca per festeggiare UNA VITTORIA SCRITTA ALTA NEL CIELO. Abbiamo riempito i bicchieri e brindato "col cuore" ai Ragazzi autori dell'impresa e alla nostra amata Pantera: "Vita lunga alla Pantera", "Dal 1905 più' forte di tutto".


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