Porta Elisa News

L'alpinismo al tempo del coronavirus

mercoledì, 6 maggio 2020, 10:25

Gli effetti del coronavirus sugli sport riguardano anche l'alpinismo, dove la condizione fisica e la programmazione sono necessarie per la scalata. A maggior ragione quando, fra i propri obbiettivi, ci sono vette sparse nel mondo, come per l'alpinista lucchese Riccardo Bergamini. Come per tutti, anche a lui durante la “quarantena governativa” è toccato deporre le proprie passioni nel cassetto.

Riccardo, per prima cosa hai dovuto rinunciare alle tue amate montagne, in primis quelle di casa, alle quali dedicavi settimanalmente varie salite per allenamento.
“Fortunatamente ho una piccola palestra in casa che uso quotidianamente con pesi e ripetute alle sbarre. Per ripiegare alla mancanza delle salite in montagna ho intensificando la corsa. Rispettando i decreti e le indicazioni del ministero della salute, vicino casa, ripetendo 'all’infinito' giri di alcuni campi coltivati e non, sopra vari poggi per fare sali e scendi. Un po’ noioso ma il fiato è rimasto intatto a quello che avevo prima delle restrizioni”.

Siamo entrati nella fase 2, che permette più libertà di fare sport e di spostamento con i propri mezzi. Come affronterai questa possibilità?
“Ne ho approfittato subito con una lunga corsa nei boschi dei Monti Pisani. Correre per svariati km, in libertà, all’aperto e senza ripetizioni. È stato molto appagante. Scontata la prossima risposta: a breve sarò in vetta in una cima delle Alpi Apuane. Con gioia perché mi mancavano moltissimo e con un briciolo di tristezza perché le ottime condizioni invernali con neve e ghiaccio che trovai il 7 marzo durante l’ultima salita, purtroppo non ci sono più. Mi rifarò il prossimo inverno ma in questo momento storico è bene non lamentarsi, sarebbe grottesco.

Nonostante i divieti ancora persistenti nell’uscire dall’Italia e dalle proprie regioni di appartenenza per l’anno 2020 hai nuovi progetti? Una nuova salita in Himalaya sarà possibile?
"Ho un obiettivo, con partenza nel prossimo fine ottobre o inizio novembre, di organizzare una nuova spedizione alpinistica in Himalaya. Una nuova salita tra i picchi più alti della terra. Ad ora però brancolo nel buio. Purtroppo con questa emergenza svaniscono tante certezze".

Per quanto riguarda gli eventi già in programma per il 2020, come ti comporterai?
"Il 12 settembre, presso la Fondazione Lazzareschi a Porcari, sarebbe in programma l'inaugurazione di una bellissima mostra fotografica sulle mie spedizioni alpinistiche, dove i visitatori potranno ammirare gli immensi panorami, l’impresa sportiva e la vita della popolazioni locali. A corredo sarà ricostruito un vero “campo base” con tutta l’attrezzatura che serve e viene utilizzata per superare e vincere l’aria sottile. Vediamo se potrò organizzarla adeguatamente tenendo in considerazione le attuali restrizioni dettate dal distanziamento sociale. Altrimenti preferirei organizzarla nel 2021, per essere più sicuro che a nessuno venga interdetta la visita. Per questa estate sono stato invitato in alcuni villaggi del Touring Club nelle più famose località di mare d’Italia per parlare delle mie scalate e avventure ma, come detto in precedenza, il condizionale è d’obbligo. Intanto, di sicuro, ho dovuto rinunciare a due conferenze, una a Vicenza l’altra ad Aosta in programma nel mese di aprile scorso".

Per finire, una tua considerazione, su come i concittadini lucchesi hanno vissuto e rispettato la quarantena imposta dal governo
"Per conto mio gli italiani in generale, visti i dati sulla mobilità e i lucchesi, vedendo di persona le strade e la città deserta, meritano solo degli encomi. Darei invece un voto molto più basso al nostro governo. Un dato su tutti: la confusione e le contraddizioni tra il premier e i ministri nella comunicazione. Gli aiuti economici per imprese e famiglie, poi, così inferiori rispetto ai nostri competitori stranieri, gettano un'ombra sul futuro di una nazione che non ha da invidiare niente a nessuno. Meritiamo di più".




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