Porta Elisa News

Fallimento Lucchese, la Procura conclude le indagini e ipotizza la bancarotta

domenica, 1 agosto 2021, 08:04

A due anni esatti, mese più mese meno, dal fallimento della As Lucchese 1905 srl la Procura della Repubblica conclude le indagini preliminari e a breve chiederà il rinvio a giudizio di quattro persone legate alle gestioni che si sono succedute in quei drammatici mesi che decretarono, nonostante una straordinaria salvezza sul campo, la fine della società rossonera. Ai quattro sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini. 

Si tratta dei lucchesi Arnaldo Moriconi, 78 anni (nella foto), e Carlo Bini, 77 anni (nella foto), e dei romani Aldo Castelli, 63 anni e Umberto Ottaviani, di 71, questi ultimi subentrati  nel dicembre 2018 rispettivamente come proprietario di maggioranza del club e come amministratore unico e fatti oggetto di una dura contestazione sin da subito dei tifosi e dei giocatori. Lucia Rugani, procuratore facente funzioni, si appresta a chiederne il rinvio a giudizio di tutti e quattro.

I reati contestati, in concorso, sono quelli di bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice, varie le specifiche contestazioni. Inanzitutto, i quattro sono accusati di aver distratto somme di denaro sottraendole ai creditori fallimentari. A partire dagli incassi delle partite giocate al Porta Elisa dal 20 gennaio al 17 febbraio 2019 per complessivi 23.800 euro oltre al contante di cassa risultante al 30 marzo 2019 e pari a 48.900 euro.  Ai quattro indagati viene anche contestata la bancarotta semplice in concorso, per aver aggravato il dissesto della società rossonera astenendosi dal dichiarare il fallimento nonostante le gravi perdite riportate dal 2015 al 2018 (complessivamente 3 milioni e 241mila euro) comportanti la perdita del capitale sociale più volte ricostruito nel tempo. Alla fine, il dissesto della società risulterebbe aggravato, per almeno 1 milione e 600mila euro, perché dal 30 settembre 2018 gli amministratori non avrebbero rilevato la perdita del capitale né l'evidente stato di insolvenza, aggravando la situazione e non chiedendo il fallimento.

A Carlo Bini, in qualità di amministratore della società rossonera, e ad Arnaldo Moriconi, in qualità di amministratore di fatto, vengono inoltre contestati i pagamenti effettuati a favore della società “Telnet Systems Srl“ riconducibile per gli inquirenti alla famiglia Moriconi, per complessivi 112.240 euro. I soldi erano relativi alla fornitura di un sistema di sicurezza, per la videosorveglianza, realizzato nel 2014, ma pagato nel 2018 a meno di un mese dalla cessione della società. A Umberto Ottaviani, subentrato come amministratore unico dal 28 dicembre 2018 al 19 aprile 2019, e allo stesso Moriconi vengono anche contestati tre pagamenti di fatture a ridosso del crac. La prima del 15 febbraio 2019 per 19.400 euro a favore della “Dulama Sebastian Costantin“ legata a lavori su pozzetti, pompe e sistemazioni varie allo stadio. La seconda del 15 febbraio 2019 per 10.600 euro alla “Termoidraulica di Cozzoli Fabrizio“ legata alla pompa del campo da gioco e sostituzione di tubature agli spogliatoi. La terza per il pagamento alla “T CON srl“ (riconducibile a Fabrizio MartinellI) del 18 febbraio 2019 per 14.600 euro legati a una consulenza concernente una polizza fidejussoria poi non accettata dalla Figc. I pagamenti, secondo l'accusa,  sono stati eseguiti prima del fallimento per favorire alcuni creditori a danno di altri.




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