Rubriche : in gradinata

Il valore delle emozioni, tra pasta fritta e caroselli

giovedì, 23 aprile 2026, 09:14

di gianluca testa

'Sliding doors' rossonere: la paura della retrocessione, il fallimento, la gioia per la promozione. Non conta la categoria, ma il cuore che batte d'orgoglio e passione. In questa stagione la Lucchese ha seminato ricordi ovunque, riaccendendo il legame tra squadra e città
Gioia, commozione, entusiasmo. E chi l'avrebbe detto che certe emozioni le avremmo provate ancora, e ancora e ancora? Tante volte ci siamo raccontati che questa non è la nostra categoria, che è solo un passaggio, che la Lucchese merita di più e di meglio. Tante, tantissime. Ed è tutto vero.

Eppure anche in questa stagione il cuore si stringeva forte a ogni gara, in ogni trasferta. Quelle concesse e quelle negate. Perché vincere il campionato era necessario, ma non scontato. La Pantera di Pirozzi non era quella di Lazzini, lo si sapeva. A quel tempo, quello degli ottanta punti, ci chiamavamo anche con un altro nome, e pure lo stemma era diverso.

Il filosofo Giambattista Vico ha riflettuto a lungo sui "corsi e ricorsi storici", poi diventato una sorta d'intercalare sapiente e popolare di cui ci sfugge il reale significato. Forse ai più è facile ricordare le "Sliding doors" del celebre film. Ovvero le porte girevoli, come diremmo noi. Una metafora dell'esistenza. 

Qualcuno ha infatti avuto la lucidità - e il modo - di evidenziare la questione in Gradinata proprio nel giorno della promozione, dicendo che «è tutto un paradosso». Il significato di questa 'porta girevole' è presto spiegato: «Un anno fa, se avessimo raggiunto la serie D, avremmo pianto. Oggi invece esultiamo e festeggiamo per averla conquistata». Quanta verità, quanta saggezza. Una lettura fine e sincera della realtà. Perché dal gol di Badjie contro il Sestri Levante e quelli di Fedato e Lorenzini ne è passata di acqua sotto ai ponti. 

Eppure sembra davvero un problema di prospettive. Undici mesi dopo l'esplosione di gioia per aver evitato la D, eccoci qua a esultare con caroselli e maglie celebrative la conquista della D, con tanto di eco mediatico nazionale. Perché quello che conta è il percorso, a prescindere dagli ostacoli, dai fallimenti e dalle sofferenze sportive. 

Quello che conta è la passione per i colori rossoneri. Festeggiare la vittoria del campionato d'Eccellenza non significa sminuire o ridimensionare le ambizioni o la storia, ma vuol dire piuttosto riconoscersi nella squadra della città, capace di chiamare a sé anche i tifosi più scettici, quelli disillusi e delusi, quelli che dicevano «tornerò allo stadio quando saremo di nuovo tra i professionisti». Il richiamo, per chiunque, è stato forte. Perché al cuore non si comanda. Anzi, è sempre il cuore a comandare. E allora assecondiamolo una buona volta, senza opporre resistenza, anche quando lacrima un po'. Il cuore difficilmente si sbaglia.

E infatti nel giorno della promozione allo stadio c'erano tutti o quasi. E tutti o quasi erano poi in piazza San Francesco o in auto a strombazzare lungo la circonvallazione. Perché una vittoria resta sempre una vittoria, e merita che sia celebrata collegialmente. Già, la gioia collettiva. È il rito della condivisione che trova la sua sublimazione. 

«Non avete mica conquistato la serie A...» provocano i detrattori. No, niente massima serie. Abbiamo vinto l'Eccellenza. Ma provate a raccogliere le emozioni di chi, di là dal foro, in questa stagione sta vivendo per davvero quella categoria. E provate a chiedergli se quest'anno ha provato un'emozione simile alla nostra. Non è la vetrina più in vista e più scintillante a regalare le emozioni migliori. Quello che conta, ancora una volta, è il percorso.

L'eccezionalità di questo nostro passaggio nelle serie minori era di fronte ai nostri occhi anche al Porta Elisa. D'accordo, a colpire e meravigliare e sorprendere sono stati la coreografia, la curva sold-out, i bambini in campo, la gradinata affollata e tutto il resto. Compresa la pantera di peluche in formato gigante, ormai onnipresente. Ma anche la foto pre-gara del Fratres Perignano, che anziché scegliere la classica posizione ha preferito mettersi sulla diagonale del campo, in obliquo tra curva e gradinata. Di fatto desideravano che nella foto fossero immortalati, sullo sfondo, i tifosi della Lucchese. Come a dire: «e quando ci ricapita in carriera un pubblico così?». In effetti quella è la foto che potranno mostrare ai nipoti quando racconteranno di aver giocato al Porta Elisa di fronte a più di 3.500 spettatori. 

In realtà abbiamo regalato episodi da ricordare in ogni stadio e impianto sportivo a cui abbiamo fatto visita in questa stagione. Per ogni memoria regalata c'è una memoria ricevuta in cambio. Perché al di là dei bar ben forniti di amari e corretti, ogni luogo ci ha offerto l'opportunità gastronomica di gustare qualcosa di buono. Dalle bistecche nelle trasferte fiorentine fino alla pasta fritta sul campo del Castelnuovo, che è stata rifornita più volte calda e fumante per noi tifosi ospiti. 

A partire dalla prossima stagione dovremo probabilmente rinunciare a questa accogliente convivialità. Ma, ne siamo quasi certi, potranno mancarci pasta fritta e corretti ma non questo esilio dell'Eccellenza.  Con la speranza di poter urlare ancora «Sergio Pirozzi, salta con noi».  Perché sì, anche se la vittoria è ovviamente di gruppo, è bello poter gridare il nome e il cognome di colui a cui si può attribuire la maggior parte del merito. Ed è bello riconoscere con i cori anche i meriti individuali.
Quindi, caro mister, «salta con noi».



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