Rubriche : romanzo rossonero

Forse, chissà, succederà

domenica, 26 maggio 2019, 17:20

di emanuela lo guzzo

Capita di ritrovarsi a un compleanno con cinquecento invitati dove al momento della torta sono tutti a soffiare insieme sulle candeline esprimendo lo stesso desiderio. Capita sì, ma solo se la festeggiata è unica e speciale. E allora non importa il luogo, l’abito, l’invito, il meteo e i chilometri per raggiungerla. Conta solo esserci. E poter vivere l’emozione indescrivibile della posa in opera di un altro mattone. Così, quando sembra di aver speso tutte le parole possibili per una squadra con il suo staff e una tifoseria indomite e dure a morire, ecco che le parole tornano irrefrenabili e prepotenti.

Il 25 maggio, nel giorno dei 114 anni, la Lucchese impacchetta e scarta l’ennesimo regalo incredibile per sé stessa e per i suoi tifosi. Lo fa in piedi e a testa alta, contro tutti quelli che a questo punto della stagione l’avrebbero voluta già da un pezzo in ginocchio e a capo chino. Si aggiudica il passaggio in finale play out a discapito dei padroni di casa del Cuneo condannati alla retrocessione tra i dilettanti non solo dai gol di Sorrentino e Zanini messi a segno nelle due gare di andata e ritorno, ma da un’altra delle scellerate e infelici gestioni di un club professionistico.

L’esodo del popolo rossonero diretto a Cuneo è di quelli importanti. Neanche per le gare play off di Arezzo e Bergamo di due stagioni fa si erano registrati questi numeri. Il reticolo di stradine intorno allo Stadio Fratelli Paschiero è affollato di mezzi arrivati da Lucca e mentre gli abitanti del posto si affacciano curiosi ai balconi e alle finestre dei palazzi, il vociare entusiasta dei lucchesi entra nelle loro case sovrastando le sigle di TG2, Beautiful e Linea Blu.

All’ingresso nel settore ospiti - il cui nome è chiaramente di fantasia viste le misure di sicurezza improbabili – viene requisito ogni genere di ombrello e di accendino mentre nel ripostiglio lasciato aperto sotto la tribunetta sono a portata di mano carriole, forconi, rastrelli e attrezzi da lavoro. Ma gli addetti ai lavori non se ne accorgono, nemmeno quelli con il pass al collo mandati dalla Lega, troppo impegnati in campo a guardare la partita sotto i loro ombrelli con la punta.

Il match conta assenze importanti. Oltre a Greselin, Gabbia, Bernardini e De Feo c’è quella del nostro collega e amico Diego Checchi, elemento fondamentale e indispensabile per la squadra di Gazzetta lucchese al quale auguriamo di tornare al più presto a occuparsi a tempo pieno dei rossoneri.

Viene srotolata la coreografia bellissima di quei ragazzacci della Curva Ovest che hanno passato l’intera settimana a realizzarla a mano, tra odore di vernice e macchie di tinta indelebile come il loro amore incondizionato per i colori della squadra della propria città. Difficile raccontare la sensazione di trovarsi sotto uno striscione di oltre 50 metri quadrati e, senza sapere cosa ci sia scritto o raffigurato, essere comunque fieramente convinti che il contenuto sia quello giusto. Sono in centinaia a sostenerlo e tra loro c’è anche Steve Tucker arrivato appositamente da Portsmouth per sostenere i rossoneri - così come aveva già fatto in occasione del derby giocato a Pisa – in nome di un attaccamento che parla una lingua universale.

“Siamo qui per te, devi vincere”, cantano i tifosi.

E lei vince. Nel temporale sotto il quale nessuno si scompone e che conferma che quando si è totalmente coinvolti non ci si accorge della pioggia nemmeno se diluvia. Vince davanti agli occhi lucidi di chi l’ha seguita fin qui in Piemonte e di chi, non potendo essere allo stadio, la sta seguendo da casa. Vince per tutti quelli che hanno continuato a crederci alimentando entusiasmo e ottimismo dove altri avrebbero preferito vederci solo ceneri. Vince per continuare la corsa verso la salvezza senza porsi il problema che questa possa essere solo sportiva.

Al triplice fischio i giocatori corrono sotto la curva, senza bisogno che nessuno li inviti. Qui, lontano dai calcoli, dalle perverse dinamiche economiche e politiche cittadine e dalle logiche del salvare le apparenze, sanno di essere a casa e non ospiti per convenienza di chi nel corso di tutti questi mesi ha lasciato un bene cittadino in balia degli eventi disinteressandosi delle urgenze e delle criticità come se la cosa non riguardasse le istituzioni, fingendo persino di ignorare le macchinazioni ordite dal nostrano Arpagone, l’anziano con la barbetta avido e meschino ben rappresentato da Molière nella commedia “L’avaro”.

Adesso, qualora l’eco della vittoria non gli fosse ancora arrivata, qualcuno comunichi al Sindaco di Lucca che la Lucchese ha ancora un’ultima partita da giocare in casa in questa stagione, nonostante siano trascorsi quattro mesi da quella gara vinta contro la Pistoiese che in base alle sue dichiarazioni avrebbe potuto essere “l'ultima partita in serie C giocata al Porta Elisa”.

Si torna a casa fradici e felici, testimoni di quanto il calcio, anche per i lucchesi, possa ancora e nonostante tutto essere un fenomeno di aggregazione sociale unico nel suo genere. Ci chiediamo se esiste un solo evento a Lucca – a parte le sagre, i Comics, la marcia delle Ville e la benedizione dei rametti d’ulivo nella Chiesa di San Michele la domenica delle palme – in grado di unire l’interesse e l’emozione di così tanti cittadini.  

Tutti al Porta Elisa e a Bisceglie quindi quelli che amano la Pantera, gli altri che vadano pure a Pagani.



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