Rubriche : romanzo rossonero

Fazzi lucchese del giorno, un pisano 'Lucchese dell'anno'

mercoledì, 8 gennaio 2020, 14:30

di alessandro lazzarini

Ora che il "Lucchese dell'anno" è un pisano si spalancano le porte dell'ambito (?) premio anche per Giancarlo Favarin, condottiero indiscusso di una Lucchese che, oltre a una salvezza sul campo malgrado 25 punti di penalizzazione, ha stabilito un legame morboso e affettuoso senza pari con la città, veicolando anche valori sportivi e umani fuori dal comune. Ah no scusate, c'è una testata di troppo nel suo lavoro ed evidentemente il tecnico pisano non ha nessuna speranza di poter trascorrere uno strabiliante capodanno in piazza in attesa di ricevere il riconoscimento. 

Lo scopo di questo articolo sarebbe raccontare in qualche modo le gesta dei Rossoneri, ma cercate di comprendere quanto sia necessario introdurre il fatto che Chieri-Lucchese sia stata la prima partita nella storia della Pantera che si è giocata con un pisano "Lucchese dell'anno” in carica. Riavvolgiamo il nastro di qualche giorno e torniamo al veglione di San Silvestro in Piazza San Martino, dove Stefano Tofani ottiene il riconoscimento annuale decretato dal Governo Tambellini. Ottimo, ma per imperdonabile ignoranza personale non sappiamo chi sia, così nell'intento di scoprirlo interroghiamo l'oracolo Google e apprendiamo che l'illustre cittadino è uno scrittore di un certo successo. Bene, ne siamo orgogliosi, il contesto sociale contribuisce alla formazione della personalità, quindi c'è anche qualcosa di 'nostro' nella sua bravura. C'è anche un'intervista di un noto sito d'informazione cittadino con domanda precisa: "Ti senti Pisano o Lucchese?". Risposta: "Pisano". Uhm. Viene fuori però che un legame con Lucca in effetti ce l'ha: lavora in Comune, insomma è dipendente della stessa amministrazione che lo ha investito del riconoscimento, il che non vuol certo dire che non se lo sia meritato, ma comunque per un rituale che si chiama "Lucchese dell'anno" il presupposto di esser lucchesi o sentirsi tali ci sembrerebbe quantomeno necessario. 

Ora quindi ci si pone una domanda: chi sono i 'lucchesi'? Guardate che non è mica così banale: i lucchesi sono quelli che sono nati da genitori già residenti (ius sanguinis)? Sono quelli che ci risiedono (ius soli)? Sono quelli che alla domanda "Ti senti pisano o lucchese?" rispondono "Lucchese"? Dilemmi grossi che a nostro avviso meriterebbero un ampio dibattito.

Certo, se mai qualcuno dell'amministrazione comunale leggerà questo piccolo articolo è data la possibilità che possa accusarci di "Nazionalismo d'accatto", va detto fortunata e iconica battuta che a suo tempo fu riservata a coloro che non volevano che Lucca diventasse un comune in provincia di Pisa. D'accordo, i cosmopoliti che guidano la città ci potranno ribattere che il ragazzo è meritevole, si occupa di temi delicati ed è impegnato socialmente; tutto vero, per carità, ma sentite un po': non siamo mica noi che ci sentiamo in dovere di stabilire un "Lucchese dell'anno", siete voi! E allora che diavolo di senso ha questa chiamiamola istituzione se la date ai pisani? Ma chiamatela "AltVomondista dell'anno" o "Premio Tambellini per le arti, la cultura e il tempo libero" o "Tambanobel". Campanilista è chi si sente di istituire un riconoscimento che per essere ricevuto implica l'appartenenza a una comunità, mica chi fa notare che è semplicemente 'roba da Lercio' poi assegnare tale premio a uno che non vi appartiene. 

La migliore risposta a questa faccenda piuttosto tragicomica non poteva arrivare che dall'unico giocatore Rossonero ancora in squadra che ha fatto parte dell'indimenticabile gruppo agli ordini di Favarin; un giovanotto lucchese, che si sente lucchese peraltro, e che con un gol ha risolto in favore della Pantera l'importantissima sfida d'alta classifica sul campo del Chieri allenato da Morgia, un romano che vive a Lucca e si sente Lucchese. Abbiate pazienza non riusciamo più a smettere, la faccenda del pisano dell'anno, cioè del lucchese pisano dell'anno, ehi, si voleva dire la pisanata dell'anno, c'ha fatto regredire il cervello al livello logico del "campanile d'accatto".



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