Rubriche : romanzo rossonero

Lockdown rossonero

domenica, 1 novembre 2020, 15:45

di simone pellico

L’Italia del 2020 vive aspettando le apparizioni di Giuseppe Conte - un pregiato mix di improvvisazione, vanità e contraddizione, che ha trasfigurato la mimica di un docente universitario in quella di un venditore di pentole bucate - e i suoi Dpcm, buttati sul tavolo come tarocchi. Da un momento all’altro può apparire la Luna nera, l’ordine di chiusura generalizzato, mentre la marea è già salita ad affogare molte categorie. 

In un’epoca di schizofrenie ne mancavano altre: calcola la distanza, metti-togli la mascherina, fai finta di fumare, bevi in piedi ma siediti alle 18. Poi saracinesche giù con la gente che festeggia mini capodanni cinesi. L’ultimo brindisi sul Titanic. I politici che fanno i sermoni. Sono gli stessi che facevano gli aperitivi sui Navigli, che ti dicevano di abbracciare un cinese, che “Milano non si ferma”. Ma come una lumaca - Cagoia, direbbe il Vate - che non può perdere il guscio, recuperano con uno stratagemma la presunta ‘superiorità morale’ e il ruolo di maestrini senza titoli. Chapeau.

In questo manicomio la Lucchese ha anticipato tutti: ha già iniziato il proprio lockdown dalla seconda partita di campionato. Dopo il primo pareggio - un rocambolesco 3 a 3 - sono arrivate sei sconfitte consecutive. I gol fatti sono 6, quelli subiti 17: una media di quasi 2,5 gol presi a partita. Le tappe della via crucis rossonera portano i nomi di Novara, Grosseto, Pro Vercelli, Como e Pro Patria. C’è da essere contenti che è stato rimandato lo spareggio dei fanalini di coda con l’Olbia. Nel mentre la croce è passata da Francesco Monaco a Giovanni Lopez, nocchiere in gran tempesta.

La ruota gira e i tempi cambiano: mentre nella stagione scorsa l’arrivo del lockdown garantì la promozione alla Lucchese, prima in classifica, oggi c’è da augurarsi che non succeda la stessa cosa. Perché la ruota ha girato di 180°, e l’immagine del fotofinish ci condannerebbe a tornare nel girone infernale dei dilettanti. Da primi a ultimi della classe, mentre tutto sta per crollare la Pantera è già un metro sotto terra. Si può solo risalire, sperando che l’inverno non congeli la classifica.

E lo stadio sembra proprio un cimitero, con poche presenze e fuochi fatui che si agitano fuori. I soliti immarcescibili tifosi della curva, che agitano fumogeni per mantenere una forma là dove la sostanza rossonera è diventata anemica. Il fumo dei tifosi si confonde con quello dei telegiornali, con quello delle piazze dove scendono in campo i ribelli al TSO nazionale. I campi di gioco sono sparsi per lo Stivale, in un girone unico di andate senza ritorni. Napoli, Torino, Milano, Pavia, Ostia, Roma, Firenze, Bologna. Una partita giocata con casacche diverse. E anche gli sport non sembrano i soliti: manifestanti centometristi a Firenze, rugbisti a Roma. Anche Lucca s'è desta, l'acqua ha fatto nascere i manifestanti come funghi, sotto le cappelle degli ombrelli. 

A Torino qualcuno approfitta per saccheggiare i negozi. Sono giocatori importati sui barconi, tipo il tunisino che abbiamo ceduto alla Francia a parametro zero. Un giocatore di estro, un trequartista, un fantasista. Potevamo noi sapere che fosse anche un terrorista? La Francia contesta la cessione, ma non è francofono quel Rousseau e la sua favola del buon selvaggio? Perché a Lampedusa pare venga applicata, dai maestrini senza titoli e da quelli che a Rousseau hanno dedicato la propria piattaforma. Che affonda, come l’Europa.



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